Il progetto del Consiglio Comunale dei Giovani arriva tra i tre finalisti insieme a Roma e Ascoli Piceno
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Cosenza è tra le tre città finaliste per il titolo di “Città Italiana dei Giovani 2026”, il riconoscimento promosso dal Consiglio Nazionale Giovani. La candidatura, costruita attorno al progetto “Confluenze”, è stata presentata dal Consiglio Comunale dei Giovani e vede la città bruzia competere con Roma e Ascoli Piceno.
Un risultato importante che, come sottolinea il presidente del Consiglio Comunale dei Giovani Salvatore Giordano, va oltre la semplice selezione finale. «Questa candidatura non nasce per celebrare un modello perfetto, né per raccontare una città che ancora non esiste, ma da un atto di verità. Dalla volontà di affermare che i giovani del Sud non sono, e non saranno mai, giovani di serie B».
Il progetto “Confluenze” punta sul protagonismo giovanile e sulla partecipazione attiva delle nuove generazioni alla vita della città. Un percorso costruito attraverso incontri nelle scuole, momenti di ascolto, confronto con associazioni e realtà del territorio, con l’obiettivo di trasformare idee e proposte in progettualità concrete.
«Troppo spesso si parla di disinteresse dei giovani o di apatia – spiega Giordano – ma il problema è che spesso non vengono offerte occasioni reali di protagonismo. Quando però gli spazi si aprono davvero, i giovani rispondono con serietà, visione e senso di responsabilità».
Il Consiglio Comunale dei Giovani viene indicato come esempio concreto di partecipazione attiva, un luogo in cui le idee diventano proposte e azioni, e in cui i giovani non sono semplici destinatari di politiche, ma soggetti capaci di immaginarle e costruirle.
Nel progetto sono state coinvolte numerose scuole cittadine, tra cui la Zumbini, l’IC Lanzino, la Fausto Gullo, lo Scorza, il Monaco, il Lucrezia della Valle, il Fermi-Brutium e il Telesio, oltre a diverse associazioni del territorio.
«Non è arrivato in finale solo un progetto – conclude Giordano – ma una comunità. Il lavoro di tanti ragazzi e ragazze che hanno scelto di esserci, di contribuire, di non restare a guardare. Essere arrivati fin qui è già un fatto politico: quando smettiamo di aspettare e iniziamo ad agire, quando ci riconosciamo come collettività, noi giovani possiamo davvero cambiare le cose».

