Il prossimo anno scolastico rischia di aprirsi con una difficoltà già annunciata: mancano supplenti per coprire le supplenze brevi e, senza un intervento strutturale, le scuole non riusciranno a reggere l’urto. A lanciare l’allarme sono dirigenti e addetti ai lavori, che parlano apertamente di un sistema al limite.

La novità normativa sulle supplenze brevi, infatti, comporterà un aumento delle assenze da coprire, ma l’organico attuale non è sufficiente. «Non ce la possono fare» è il commento più ricorrente nei corridoi delle scuole.

Il problema non è solo numerico, ma organizzativo. Le segreterie a causa degli accorpamenti sono già sovraccariche, i dirigenti costretti a rincorrere disponibilità che spesso non esistono, mentre le classi restano scoperte o vengono smembrate. Una situazione che penalizza studenti e docenti e che rischia di trasformarsi in una vera emergenza quotidiana. Per questo le scuole chiedono più organico di fatto, soprattutto sul potenziamento.

È lì che si può trovare una risposta immediata: docenti in più, già presenti negli istituti, capaci di garantire continuità didattica senza ricorrere ogni volta a soluzioni tampone. In alternativa, il sistema semplicemente non reggerà. Il timore è che, senza un intervento tempestivo del Ministero, il prossimo anno scolastico si apra all’insegna dell’improvvisazione. Ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sarebbero gli studenti. La richiesta è chiara: più supplenti, più potenziamento. Perché la scuola può adattarsi a molte cose, signora Giorgia Meloni, ma non può funzionare se viene lasciata senza le risorse minime per andare avanti.

*Esperto dinamiche scolastiche