La povertà in Calabria non è più un’emergenza circoscritta, ma una condizione strutturale che attraversa territori, famiglie e categorie sociali un tempo considerate al riparo dal disagio. La provincia di Cosenza è uno degli epicentri di questa crisi silenziosa, dove dinamiche di esclusione e precarietà – lavorativa e abitativa – si intrecciano con la gestione di interventi pubblici sempre più complessi.

In questo contesto si collocano le azioni messe in campo dal Comune bruzio, illustrate dall’assessora al Welfare Veronica Buffone, che racconta come le risorse del Pnrr e del Fondo Povertà siano state orientate non solo alla risposta emergenziale, ma alla costruzione di percorsi strutturati di inclusione e autonomia. Un impegno che si confronta con dati allarmanti: secondo l’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà, il 42% della popolazione della provincia vive in condizioni di difficoltà economica, una percentuale che potrebbe essere persino sottostimata. E che viene confermata da un’altra statistica: nella nostra regione, infatti, circa il 70% delle esecuzioni di sfratto è determinato da morosità inconsapevole, ovvero dall’incapacità di famiglie e inquilini di far fronte a canoni e spese abitative a causa della perdita o della forte diminuzione del reddito.

A conferma della gravità della situazione, voci istituzionali e del terzo settore sottolineano come l’emergenza non riguardi più solo i gruppi “storici” di poveri, ma coinvolga lavoratori con impieghi precari, famiglie monoreddito, anziani con pensioni minime e persone che faticano a garantire il fabbisogno quotidiano. Lo stesso Monsignor Giovanni Checchinato ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità che la politica non ignori queste condizioni, sottolineando che «i poveri hanno un nome, un cognome e non possono essere trattati come un problema da marginalizzare».

Le misure di contrasto: «Non solo risposta alle emergenze, ma interventi strutturali»

In questo scenario di forte vulnerabilità, dunque, il Comune di Cosenza - capofila di un ambito territoriale esteso che comprende anche Rende, Montalto Uffugo, Acri e Rogliano e Praia a Mare/Scalea - coordina due interventi chiave: Housing First e il Centro Servizi “Stazione di Posta”. Il primo, con una dotazione di circa 710mila euro, riguarda la ristrutturazione di alloggi per l’accoglienza di persone e nuclei familiari senza dimora o in grave precarietà abitativa, accompagnati da équipe multidisciplinari in progetti di crescita verso l’autonomia. Il secondo, con 1.090.000 euro, è un presidio sociale e sanitario che offre servizi di supporto, orientamento, presa in carico dei casi, consulenza legale e amministrativa, mediazione linguistica e culturale e accompagnamento per la richiesta di residenza fittizia, pensato per contrastare l’isolamento sociale e favorire inclusione e partecipazione.

«Abbiamo già attivato una struttura ponte in via dei Caduti di via Fani, con l’associazione Strade di Casa che ha vinto la coprogettazione, mentre la ristrutturazione dell’immobile definitivo è in fase avanzata», precisa Buffone. Parallelamente, il Comune ha potenziato il Pronto Intervento Sociale (PIS), un servizio attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, definito da Buffone come un “118 del sociale”, capace di rispondere in emergenza a situazioni di povertà estrema, emergenza freddo e caldo, offrendo accoglienza immediata e attivando, attraverso la rete con istituzioni e servizi, la presa in carico dei casi più complessi.

Il PIS si rivolge a una platea ampia e diversificata - minori, stranieri, donne vittime di violenza, persone sfruttate o vittime di tratta, anziani in difficoltà economica, disabili e chi vive in estrema precarietà. Inoltre, grazie a convenzioni con strutture ricettive dell’ambito sociale, è possibile offrire soluzioni di prima accoglienza nelle fasi di emergenza.

E qui Veronica Buffone chiarisce il legame – spesso frainteso – con i progetti di rigenerazione urbana: «Non si tratta di riqualificazione urbana in senso stretto, ma di housing sociale». Sono infatti in fase di completamento i lavori per la realizzazione di 13 appartamenti destinati a persone fragili, anziani soli o disabili, che potranno avviare un percorso di vita autonoma. Un sistema integrato di interventi che mette al centro la persona e che, come sottolinea Buffone, punta non solo a rispondere all’emergenza, ma a costruire soluzioni durature di inclusione e dignità sociale.