È pronto al suo esordio pubblico il comitato “Si Separa”, promosso dall’avvocato penalista e criminologa Chiara Penna, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini in vista del referendum costituzionale sulla giustizia, previsto indicativamente nella prima metà di marzo 2026.

Questo sabato alle 11, presso il Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza, si terrà un primo confronto pubblico che vedrà, dopo l’introduzione dell’avvocato Penna, l’intervento di Giandomenico Caiazza, presidente nazionale del comitato per il Sì; l’ex consigliere regionale Sabina Mannarino e l’avvocato Pietro Perugini. Abbiamo approfittato dell’occasione per capire qualcosa di più sul referendum sulla separazione delle carriere.

Avvocato Penna, da chi è composto questo comitato e perché nasce?

«Il Comitato Nazionale vede tra i suoi fondatori Magistrati, giornalisti, avvocati e intellettuali principalmente di estrazione politica liberale, progressista e di sinistra. Basta citare alcuni nomi: oltre al presidente Giandomenico Caiazza, troviamo Alessandro Barbano, Matteo Hallisey, Piero Tony, Antonio Di Pietro, Luigi Bobbio. Quello territoriale si aggiunge a quelli diffusi su tutto il territorio nazionale e nasce su mia iniziativa. Raccoglie adesioni da ogni parte politica. È costituito da professionisti e cittadini che non restano attaccati a ideologie ma ragionano con la propria testa. Io sono un avvocato socialista ad esempio».

I fautori del no parlano del rischio di un condizionamento dei giudici da parte dell'esecutivo. È così? 

«È una sciocchezza. Un argomento che viene diffuso insieme alle altre fake news per creare terrore nei cittadini invece che fare corretta informazione. Il voto dei cittadini deve essere libero. Le campagne elettorali non si fanno prendendoli in giro. L’articolo 104 della Costituzione, che sancisce l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario da ogni altro potere, non viene in questo minimamente modificato. L’articolo 101, comma secondo, secondo cui il giudice è soggetto soltanto alla legge, resta intatto. Parlare di giudici assoggettati alla politica significa fingere di ignorare il testo di riforma costituzionale, sperando che lo facciano anche i cittadini. L’autorevolezza e l’autonomia della magistratura sono un bene comune a cui teniamo prima di tutto noi avvocati».

Altra motivazione dei fautori del “No” è che il pm agisce a favore dell'imputato, tanto che in alcuni casi chiede l'archiviazione. In caso di separazione delle carriere potrebbe essere più propenso alla condanna?

«I pubblici ministeri fanno il loro lavoro. Se chiedono l’archiviazione non fanno un piacere a nessuno. È loro preciso dovere costituzionale indagare anche a favore ed evidentemente archiviano quando non ci sono elementi per andare avanti con l’accusa . Del resto sono gli unici soggetti del Processo Penale che hanno l’obbligo di esercitare l’azione penale ed il privilegio di cambiare idea e chiedere l’assoluzione pur avendo sostenuto l’accusa per tutto il dibattimento.
Dopo la riforma continueranno a fare esattamente quello che fanno oggi. Non è che si trasformeranno in demoni vendicativi o super poliziotti (come dice qualcuno) punendo i cittadini o facendo dispetti agli avvocati. L’unica differenza sarà che il Giudicante, non subito, ma fra qualche tempo, sarà davvero più forte ed equidistante da accusa e difesa».

Quanto ritiene che i cittadini siano interessati a questo referendum?

«L’interesse per fortuna sta crescendo. L’obiettivo del comitato è proprio questo: coinvolgere i cittadini ed informarli correttamente sull’importanza di andare a votare consapevolmente. In quest’ottica, un eventuale slittamento in avanti del referendum per me è un vantaggio per il Sì».

Non trova strano che per una riforma di rango costituzionale non sia previsto il quorum per validare il referendum?

«Assolutamente no. Perché è un referendum confermativo. Non si prevede in questo caso il quorum perché si tratta di una conferma di una decisione già votata a maggioranza dal Parlamento, che è l’organo rappresentativo dei cittadini. Il quorum è invece previsto nel referendum abrogativo, che sovverte la decisione del Parlamento».