Per decenni è stata l'emblema delle grandi incompiute italiane. Oggi la “strada della morte” registra un avanzamento concreto con il completamento dello scavo. Il percorso verso la nuova Jonica però è ancora lungo con i tratti a quattro corsie completi solo in Basilicata e Puglia
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
Per decenni è stata il simbolo delle incompiute italiane. Una strada attesa, finanziata, progettata, riprogettata e rallentata da ricorsi, iter autorizzativi e vicende societarie. La Statale 106 Jonica, ribattezzata negli anni la "strada della morte" per l'elevato numero di incidenti, continua ancora oggi a rappresentare una delle principali sfide infrastrutturali del Mezzogiorno.
Adesso, però, arriva un segnale concreto di avanzamento. È stato completato – è notizia di pochi giorni fa – lo scavo della Galleria Trebisacce, il tunnel più lungo del Terzo Megalotto della nuova SS106, realizzato da Webuild per conto di Anas. L'abbattimento dell'ultimo diaframma segna una tappa fondamentale nella costruzione dei 38 chilometri di nuova arteria tra Sibari e Roseto Capo Spulico, uno dei tratti più attesi dell'intero progetto.
Un collegamento più veloce e sicuro
Una volta conclusi i lavori, il nuovo tracciato sostituirà un percorso caratterizzato da attraversamenti urbani, carreggiate strette e numerosi punti critici.
L'intervento comprende 14 gallerie e 15 viadotti e punta a migliorare in modo significativo sicurezza e tempi di percorrenza lungo la costa ionica calabrese, creando un collegamento più efficiente tra l'Autostrada del Mediterraneo A2 e l'Autostrada Adriatica A14.
Per il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il completamento dello scavo rappresenta un risultato concreto che avvicina la realizzazione di un'opera strategica per la Calabria e per l'intero Mezzogiorno.
Oltre dieci anni tra autorizzazioni e rinvii
Dietro questo traguardo, però, c'è una storia fatta soprattutto di attese.
Il Terzo Megalotto aveva ottenuto la prima approvazione del Cipe già nel 2011, ma per oltre un decennio il cantiere è rimasto sostanzialmente fermo.
Non mancavano i finanziamenti: oltre un miliardo di euro era già disponibile. A rallentare l'opera sono stati invece i lunghi iter autorizzativi, la complessità progettuale, i rapporti tra Anas e il general contractor e, successivamente, la crisi finanziaria di Astaldi, finita in concordato nel 2019.
Per anni il paradosso è stato evidente: le risorse c'erano, ma i lavori non partivano.
La lunga storia della "strada della morte"
La vicenda del Terzo Megalotto è solo un capitolo della storia della Ss 106. L'intera arteria supera i 400 chilometri, attraversa Calabria, Basilicata e Puglia e da decenni attende un ammodernamento complessivo.
In molti tratti la strada presenta ancora una sola corsia per senso di marcia, numerosi accessi laterali e attraversamenti dei centri abitati. Durante l'estate il traffico aumenta sensibilmente, aggravando criticità che negli anni hanno contribuito a farle guadagnare il triste soprannome di "strada della morte".
L'ammodernamento procede però a velocità diverse: alcuni segmenti sono stati completati, altri sono in costruzione, mentre diversi tratti restano ancora alla fase progettuale.
I numeri dell’Anas
Basta dare un’occhiata alla pagina ufficiale di Anas per passare dalla soddisfazione per il risultato raggiunto alla preoccupazione per i tempi che porteranno al completamento dell’opera: «Lungo la statale Jonica, l’Anas ha già completato l’ampliamento a quattro corsie, con spartitraffico centrale, di tutto il tratto ricadente in Puglia (39 km) e in Basilicata (37 km). In Calabria sono stati ampliati a quattro corsie circa 67 km e sono in corso di realizzazione i lavori del 3° Megalotto, tra Sibari e Roseto Capo Spulico, per una lunghezza di 38 km». Il fatto è che la statale è lunga 491 chilometri ed è dura contraddire i numeri: per ampliare tutto il percorso a quattro corsie mancano “soltanto” 320 chilometri. Per fortuna (si fa per dire) alcuni tratti resteranno a due corsie. Ma in ogni casi per ampie parti del percorso siamo ancora nella fase del progetto di fattibilità tecnica (da Crotone a Rossano, tanto per fare un esempio). Meglio mettere da parte il buon risultato di Trebisacce senza lanciarsi in esultanze premature, insomma.
Dai progetti ai cantieri
La storia del Terzo Megalotto racconta anche quanto possa essere lungo il percorso che separa un finanziamento dall'apertura effettiva dei lavori.
Negli anni non sono mancati gli appelli delle imprese, le proteste dei sindacati e gli interventi del mondo produttivo, che chiedevano di trasformare rapidamente le risorse disponibili in cantieri.
Oggi il quadro è cambiato. Con Webuild impegnata nella realizzazione dell'opera, il cantiere è entrato nella fase più avanzata dei lavori e il completamento della Galleria Trebisacce rappresenta il segnale più evidente di questo cambio di passo.
La vera sfida è completare tutta la dorsale
Il tunnel, però, non basta a risolvere il problema della mobilità lungo la costa ionica. Il rischio è che il Terzo Megalotto diventi un'infrastruttura moderna inserita in una rete ancora caratterizzata da restringimenti, carreggiate uniche e tratti ormai inadeguati.
Per questo il futuro della SS106 dipenderà dalla capacità di proseguire con l'ammodernamento dell'intera dorsale, a partire dai collegamenti tra Catanzaro e Crotone e, più a sud, verso Reggio Calabria.
Serviranno nuovi finanziamenti, ma soprattutto continuità amministrativa, tempi certi e la capacità di trasformare rapidamente i progetti in opere.
La Galleria Trebisacce rappresenta quindi molto più di un semplice tunnel: è il simbolo di un'infrastruttura che, dopo decenni di promesse e rinvii, comincia finalmente a prendere forma. Ma ricorda anche quanto sia stato lungo e complesso il percorso necessario per arrivare fin qui.

