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Meluso a Co.Ch.: “Contro di me un agguato mafioso. Al Catania pena leggera”

Meluso a Co.Ch.: “Contro di me un agguato mafioso. Al Catania pena leggera”

In esclusiva il ds del Cosenza parla per la prima volta del golpe orchestrato ai suoi danni, indica una griglia di partenza del campionato e annuncia l’inizio dei lavori al Sanvitino. Tanti gli elogi ai suoi più stetti collaboratori.
meluso con clausiUn momento dell’intervista realizzata con il ds Meluso a Camigliatello (foto mannarino)
Mauro Meluso è un direttore sportivo che è stato accolto con scetticismo. Nemo propheta in patria. Dopo cinque giornate ha subito sulla propria pelle una contestazione significativa con il Cosenza ultimo in classifica e in un momento complicato per il suo stato di salute. Nonostante il pessimismo dilagante ha sempre sostenuto una tesi: “Ci salveremo con anticipo”. Il vento poco dopo sarebbe cambiato e per la prima volta in carriera il ragazzo cresciuto a Via Panebianco ha alzato una coppa al cielo. Lo ha fatto a casa sua, da propheta in patria.
Meluso, mai stato in discussione il suo rapporto con il Cosenza?
“L’inizio dello scorso anno è stato molto difficile e qualche pensiero l’ho fatto: il tunnel era scuro e l’uscita distante. E’ prevalsa la volontà di non lasciare un’opera a metà e la voglia di non mollare. Sono stato fortunato perché ho trovato grandi professionalità non scelte da me e sono contento di lavorare in una società seria. Io non posso non citare Bandiera, Marulla, i magazzinieri Vommaro e Daniel, l’addetto stampa Pasqua, gli amministrativi e tutti i ragazzi che lavorano alla biglietteria e allo store. Guarascio si è circondato di professionisti e delle loro capacità me ne giovo anche io.
Perché a Roselli due anni di contratto e a lei uno?
“Di solito funziona che rinnova prima il capo dell’area tecnica, poi gli altri. Io e Giorgio non ci siamo parlati mica, perché sapevamo che le esigenze erano comuni. La mia era di fare umaltro anno, del pluriennale non ne ho mai discusso col presidente: non aveva senso e l’accordo è arrivato in un minuto. Io sono abituato a lavorare come se dovessi restare venti anni, anche se poi vado via dopo qualche mese. E’ il mio modo di fare. I matrimoni si fanno sempre in due: ad aprile si è finito bene e si è intravista la programmazione fatta a monte. Per questo si è deciso di continuare, spero che sia lo stesso a giugno prossimo. E’ questa la nostra famosa politica dei piccoli passi”.
Ci indichi la griglia di partenza della Lega Pro/C.
“In prima fila ci sono Benevento, Lecce, Casertana, Foggia, Juve Stabia più Catania e Matera al di là delle penalizzazioni. Poi in seconda noi, l’Akragas e qualche sorpresa”.
La società che ha lavorato più in prospettiva?
“Bisognerebbe capire cosa ogni squadra ha fatto in ottica futura: ad esempio che accordi ha preso con i giovani. Prospettiva per me vuol dire settore giovanile. Noi stiamo investendo con il giusto atteggiamento. Patania ha fatto scouting e sono arrivati ragazzi validi. E’ un programma a medio-lungo termine di cui vedremo i frutti tra tre-quattro anni”.
Il colpo che non si sarebbe aspettato e che qualcuno invece ha fatto?
“Negro alla Casertana o Iemmello ritornato a Foggia sono situazioni stranissime”.
Il girone è migliorato a livello tecnico?
“No. Con tutti gli stravolgimenti registrati, tre o quattro formazioni con poca qualità incidono. Il Catania alza il tasso, è vero, ma globalmente è leggermente calato rispetto ad un anno fa”.
Passiamo ad un argomento su cui non si è mai espresso: il calcio malato. Qualcuno voleva farle le scarpe…
“Non ho mai perso la serenità a maggio quando ho letto la notizia perché vivevamo un periodo di grande tranquillità, però credo di non aver perso neppure lucidità per esternare le mie emozioni. Quello era un agguato mafioso, mancava il tritolo per farmi saltare in aria. Chi tende a delinquere nel calcio deve sparire. Le persone coinvolte devono uscire dal nostro mondo: si riciclassero in altri ambiti”.
Comprare le partite non le è sembrato un po’ retrò nell’epoca delle scommesse legalizzate?
“Potevo immaginarlo, mai fino a tal punto. La reiterazione di questo reato fa pensare che fosse una cosa normale e da legittimare. Ho il timore che alcuni comportamenti siano diventati consuetudini terribili nella vita quotidiana. E non parlo solo di calcio”.
Catania -9 in Lega Pro con una squadra da B. Che ne pensa?
“Il principio che viene fuori è che se collabori, vieni premiato. Ha una sua valenza giuridica: in alcune sentenze di mafia si è arrivati così a verità scomode. Nulla contro il Catania, ma la pena è iniqua. Accertati i reati, a prescindere dal pentimento, bisognava colpire in modo pesante. Stessa cosa col Teramo, la squadra della mia città. La questione, ribadisco, esula dallo sport, ma ci siamo assuefatti a situazioni che non sono per nulla legali. Si rischia la deriva perché non si è mai agito a dovere. Prendete Tangetopoli nel ’92: da allora la situazione è peggiorata. Le misure adottate quindi erano inadeguate”.
Che idea hanno in Italia del Cosenza?
“Ci siamo conquistati una buona credibilità che deriva dal nostro modo di essere e dal modo di agire del presidente. Ci siamo posti in modo limpido senza aver fatto nulla di straordinario. Da persone normali abbiamo fatto cose normali, ma ciò ha generato un buon concetto sul Cosenza in giro per lo Stivale”.
Torniamo a guardare nell’orticello rossoblù. Questione impianti.
“Ho saputo che i lavori partiranno a fine settembre. Dovremo finalmente avere un Sanvitino in erba sintetica, ma non so entro quando”.
Meluso, che vuole dire più? Stavolta è stato poco diplomatico…
“Sono sincero fino in fondo: mi aspetto più gente allo stadio Marulla. Con gli abbonamenti low cost e il prezzo invariato dei biglietti di curva e tribuna non ci sono scuse. Vedere le gradinate piene e sentire sulla pelle il calore dei tifosi è meraviglioso. Un po’ come questi boschi della Sila: tra poco i Lupi scenderanno a valle, perché non sostenerli?”. (Antonio Clausi) – fine

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