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Sangue a San Lorenzo del Vallo, Facciolla: «L’assassino forse era a volto scoperto»

Sangue a San Lorenzo del Vallo, Facciolla: «L’assassino forse era a volto scoperto»

Questa mattina si è riunito il Comitato per la sicurezza in Prefettura. Il procuratore capo di Castrovillari fa il punto della situazione, mentre il prefetto Tomao annuncia una presenza massiccia delle forze dell’ordine nella Valle dell’Esaro.

Non è difficile immaginare che i magistrati e le forze dell’ordine nei prossimi mesi concentreranno buona parte delle indagini nella zona della Valle dell’Esaro e in particolare a San Lorenzo del Vallo. Già nel 2011 la strage che portò all’uccisione di due donne, Rosellina e Barbara Indrieri, aveva lanciato delle ombre sulla cittadina che confina con Spezzano Albanese, oggi tuttavia ancora di più carabinieri e polizia sono intenzionati a far venire fuori tutto il marcio che si cela dietro a un apparente normalità.

Se nel giro di cinque anni vengono uccise con modalità mafiose quattro donne, un problema di carattere sociale e di pubblica sicurezza ovviamente c’è e questo lo hanno compreso i partecipanti del Comitato sulla sicurezza tenutosi oggi in Prefettura alla presenza di tutti gli esponenti delle forze dell’ordine, del procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla e del prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao.

Proprio il capo della procura di Castrovillari, esperto e navigato su delitti che rientrano in contesti vicini alla criminalità organizzata, a margine della riunione ha fatto il punto della situazione dopo aver lavorato tutta la notte mettendo i pezzi del mosaico al posto giusto. «Edda Costabile è stata uccisa immediatamente, mentre la figlia, Ida Attanasio ha tentato di fuggire, un inseguimento per circa 40 metri, è caduta e poi è stata colpita alle spalle. L’arma? Una calibro nove» e sull’assassino dice che «quasi certamente ha agito a volto scoperto». 

Le due donne erano andate a pregare sulla tomba di famiglia, bruciata qualche giorno dopo l’omicidio di Damiano Galizia – un primo segnale che collegata alla strage di domenica scorsa fa propendere gli inquirenti per la pista della vendetta – dove riposa in pace il fratello di Francesco Attanasio, morto 30 anni fa in un incidente stradale. Facciolla spiega: «La famiglia Attanasio? Sono persone per bene, lontani da contesti di tipo mafioso. Il legame è l’amicizia tra Attanasio e Galizia».

La difficoltà degli inquirenti oggi è mettere insieme tre indagini che camminano su binari diversi ma che ovviamente hanno punti in comune. Per l’omicidio di Damiano Galizia procede la procura di Cosenza con l’ausilio della Squadra Mobile di Cosenza, sul rinvenimento dell’arsenale di guerra trovato in un box di Quattromiglia è al lavoro la Dda di Catanzaro, mentre la strage di ieri mattina è affidata alla procura di Castrovillari che si avvale della collaborazione investigativa del Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza. «La perquisizione di qualche giorno prima» a casa dei genitori di Francesco Attanasio «è stato il grilletto che si è alzato, che ha indotto a pensare che qualcosa nelle nostre stanze stava accadendo. Abbiamo lavorato tutta la notte, tre ore solo per fami dire da una persona: si c’ero».

Il Prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao invece fa intendere che il territorio della Valle dell’Esaro sarà massicciamente controllato dalle forze dell’ordine per un bel po’ di tempo. «La situazione esige una risposta immediata dello Stato, sia in termini di repressione che di prevenzione. Siamo qui per esaminare la situazione su quel territorio ed eventuali misure da adottare per l’incolumità delle persone, di certo intensificheremo i controlli da parte delle forze dell’ordine». (Antonio Alizzi)

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