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CASO BERGAMINI | Michele Padovano: «Escludo che Denis facesse uso di droghe»

CASO BERGAMINI | Michele Padovano: «Escludo che Denis facesse uso di droghe»

La riapertura del caso Bergamini è l’argomento del giorno. E probabilmente lo sarà per i prossimi mesi. La decisione del gip del tribunale di Castrovillari è arrivata a seguito dell’istanza presentata dal procuratore capo Eugenio Facciolla, sollecitato dall’avvocato della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo. 

Il capo della procura di Castrovillari nell’intervista realizzata da Raisport e fatta dal collega Nuccio De Simone ha più volte citato Michele Padovano, ex bomber rossoblù poi passato alla Juventus dove ha vinto tutto: dallo scudetto alla Champions League.

L’ex attaccante è stato coinvolto anche in un’inchiesta di droga, per la quale è stato condannato. In questo caso, il procuratore Facciolla, che ha deciso di seguire in prima persona il caso senza affidarlo a uno dei sostituti procuratori operanti nel palazzo di Giustizia del Pollino, ha riferito che Padovano dopo il funerale sarebbe salito a casa di Isabella Internò, trovando «delle paste. Il giorno del funerale, quindi, stavano festeggiando». Un’affermazione fortissima che ovviamente dovrà essere sostenuta dalle prove che gli investigatori saranno chiamati di nuovo a raccogliere o eventualmente a rivalutare sia dalla prima inchiesta firmata dal pm Abbate sia dall’ultima, poi archiviata dal gip Anna Maria Grimaldi, coordinata dal procuratore capo Franco Giacomantonio e dal pm Maria Grazia Anastasia.

Nell’ultima indagine, condotta da congiuntamente dai carabinieri della Compagnia di Castrovillari e dal Nucleo Investigativo di Cosenza, la questione della droga era stata soltanto accennata in relazione alla Maserati bianca utilizzata da Bergamini e dalla Internò fino a Roseto Capo Spulico il 18 novembre del 1989. Si ipotizzò che fossero state occultate delle sostanze stupefacenti all’interno dell’auto. Ipotesi, però, non suffragate delle risultanze investigative.

Negli atti d’indagine in nostro possesso, si evince che Padovano il 19 gennaio del 2012, sentito dai pubblici ministeri, affrontò il caso della droga ma in una direzione diversa rispetto al contesto attuale, che ovviamente dovrà essere ampliato sia nella forma che nella sostanza.

L’ex attaccante del Cosenza, idolo all’epoca degli ultrà, aveva avuto un colloquio informare col difensore della famiglia, ovvero l’avvocato Eugenio Gallerani, senza sottoscrivere alcun verbale. Poi raccontò le fasi della giornata incriminata, riferendo di aver notato che Denis Bergamini ricevette una telefonata. «Rispose pronto, ascoltò qualcosa e chiuse con un ciao». E «dopo quella telefonata Bergamini cambiò umore… mi sembrò preoccupato, assente, teso, anche se all’epoca dei fatti non diedi peso a questo atteggiamento», aggiunse Padovano.

Michele Padovano e Denis Bergamini in una foto dell'epoca
Michele Padovano e Denis Bergamini in una foto dell’epoca

Nella sintesi stilata dall’allora pubblica accusa, l’ex Juventus disse anche Denis in quel momento non era fidanzato ma pare fosse geloso di un precedente fidanzato di Isabella Internò. In un’altra circostanza, l’ex centrocampista rossoblù avrebbe confidato alla punta dei Lupi «di una interruzione di gravidanza cui si era sottoposta la Internò in Inghilterra, accompagnata dal calciatore», si legge nella richiesta di archiviazione. E infine, Padovano concluse: «Escludo che Denis facesse uso di droghe o altre sostanze».

Tornando alle dichiarazioni di Facciolla non si può non sottolineare come il procuratore abbia evidenziato che l’ipotesi del suicidio è insussistente, avvalorando la tesi dell’omicidio in concorso. Ebbene, lo stesso gip Anna Maria Grimaldi, archiviando il caso nel novembre del 2015, scrisse: «Tornando alla teoria dell’omicidio, non va ignorato che in passato era stata anche portata avanti l’ipotesi del coinvolgimento suo malgrado di Bergamini in traffici di droga, che sarebbe stata trasportata proprio con la Maserati bianca». E ancora: «Tale ipotesi riprendeva vigore allorquando, anni dopo il compagno di squadra nonché coinquilino, Michele Padovano, veniva condannato in primo grado per traffico di sostanze stupefacenti».

Il gip Grimaldi affermò che «anche in questo caso le indagini svolte non hanno trovato il benché minimo appiglio e anche l’esame da parte dei Ris dell’auto Maserati in possesso della famiglia Bergamini ha escluso la presenza di doppi fondi o vani artatamente ricavati nel mezzo allo scopo di occultarvi la sostanza stupefacente». «Pure gli accertamenti in ordine all’acquisto della vettura (circostanza che si collegava ad un coinvolgimento di Bergamini con ambienti criminali di Cosenza) non ha portato ad alcun approdo».

Suicidio dunque inverosimile quanto l’omicidio per il gip Grimaldi. «Indubbiamente, in astratto, non vi erano ragionevoli motivi perché Bergamini si suicidasse dal momento che si trattava di un giovane calciatore di successo, che da poco aveva visto aumentare il suo ingaggio, quindi ricco, di bell’aspetto e di buon carattere, circondato dall’ammirazione delle ragazze» e inoltre «Bergamini non risulta che avesse manifestato segni di depressione o anomali comportamenti».

Dove porterà la nuova indagine ancora non possiamo dirlo, ma certamente le intenzioni del procuratore capo Eugenio Facciolla sono quelle di approfondire tutti gli aspetti possibili e immaginabili affinché si arrivi a un’altra verità rispetto a quella protocollata il 30 novembre 2015. La pista del delitto, ovviamente, necessita di elementi indiziari molto forti, che potrebbero arrivare dagli esami tecnici predisposti dalla procura di Castrovillari.

In tal senso, tornando alle varie ipotesi, non è escluso che tutti coloro i quali erano parte integrante del Cosenza calcio possano essere richiamati a riferire su vecchie o nuove circostanze che il magistrato cosentino intenderà sviluppare. Quando parla di tematiche sentimentali o di altro genere, è evidente che si riferisce – oltre alla droga – anche a questioni relative ad avvenimenti calcistici ed extracalcistici che non convincono del tutto il procuratore capo di Castrovillari.

Basandosi sui fatti, sugli atti d’indagine vecchi e nuovi, non v’è dubbio che tanti aspetti saranno più chiari. Perché di parole vuote o di illazioni ne abbiamo già viste abbastanza. (Antonio Alizzi)

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