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Ex Legnochimica, spuntano altri tre indagati: c’è anche il sindaco di Rende

Ex Legnochimica, spuntano altri tre indagati: c’è anche il sindaco di Rende

La procura di Cosenza ha provveduto a notificare questa mattina tre nuovi avvisi di garanzia relativi all’inchiesta sull’ex Legnochimica. Il primo provvedimento era stato emesso il 23 novembre del 2015, quando a seguito del decreto di sequestro dell’intera area disposto dal gip Salvatore Carpino, il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico aveva iscritto nel registro degli indagati il liquidatore Pasquale Bilotta.

Oggi invece i carabinieri Forestale di Cosenza, che hanno la delega di indagine, hanno consegnato l’avviso di conclusioni indagini al sindaco di Rende Marcello Manna, all’assessore comunale all’ambiente Francesco D’Ippolito e al responsabile dell’ufficio tecnico settore ambiente Francesco Azzato.

Prima di approfondire le contestazioni ai quattro indagati, corre d’obbligo ricordare che l’inchiesta sull’ex Legnochimica e sui rischi di disastro ambientale annessi ormai va avanti da anni. Ma l’unica cosa da fare, ovvero bonificare tutto, non è stata mai presa in considerazione da nessuno. Ci si è accorti del pericolo solo lo scorso giugno quando un incendio ha interessato la zona e in particolare le vasche. La prefettura ha evitato facili allarmismi, l’Arpacal ha comunicato che i valori sono nella norma, ma allora v’è da chiedersi come mai oggi sono state indagate altre tre persone? Cos’è cambiato rispetto al 23 novembre del 2015 oppure rispetto agli ultimi avvenimenti incendiari?

incendio legnochimica

I CAPI D’ACCUSA. Nel primo capo d’imputazione, la procura di Cosenza contesta a Manna, D’Ippolito e Azzato che «pur avendo consapevolezza dell’avvenuta decorrenza dei termini procedurali fissati dall’art. 242 TUA, e pur in presenza della perdurante evidente inerzia del liquidatore della società Legnochimica» Pasquale Bilotta «non provvedevano, essendovi obbligati per legge ai sensi dell’art. 250 TUA, ad attivare il potere/dovere sostituto di bonifica ponendo in essere le procedure e gli interventi previsti dall’art. 242 TUA volti a risanare le acque sotterranee ai terreni interessati risultate fortemente contaminate per la presenza oltre le soglie di concentrazione consentite (CSC) equivalenti alle CSR, di metalli pesanti quali alluminio, manganese e ferro, nonché cromo, nichel arsenico e piombo». Fatti commessi, secondo chi indaga, a Rende dal 29 maggio 2015 al 19 aprile 2016.

Bilotta, sostengono gli investigatori, avrebbe scaturito con le sue presunte condotte negligenti «un disastro ambientale consistito nell’arrecare offesa alla pubblica incolumità in ragione sia della rilevanza del fatto che del numero delle persone esposte a pericolo.

Il liquidatore, insieme agli altri tre, non avrebbero messo in sicurezza lo stato dei luoghi, non osservando gli obblighi di legge previsti dall’art. 242 ss. TUA, permettendo «le costanti emissioni nocive e la conseguente forte esposizione al rischio per la salute dei residenti nella zona e di tutti coloro che, nel medesimo ambito territoriale, svolgono attività lavorative.

«Esposizione a rischio – affermano gli inquirenti – che aumentava in occasione dei ripetuti e prevedibili incendi verificatisi anche per autocombustione nei pressi dei siti inquinati, con la conseguente propagazione di fumi altamente tossici per l’uomo, in specie di emissioni nocive oltre le soglie massime consentite dalla legge».

In occasione dell’ultimo incendio, che aveva mobilitato Regione Calabria, Protezione civile, Arpacal, prefettura di Cosenza, carabinieri Forestale e vigili del fuoco, il sindaco di Rende Marcello Manna aveva ordinato di chiudere le ginestre e aveva vietato la coltivazione e la vendita di ortaggi della zona. Il giorno dopo un call center aveva sospeso le attività poiché l’aria era diventata irrespirabile per chi lavorava a due passi dall’ex Legnochimica. 

Il terreno rimane sequestrato in attesa di conoscere le valutazioni del perito nominato dalla procura di Cosenza circa l’inquinamento ambientale dell’intera area. (Antonio Alizzi)

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