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«Il viaggio in Svizzera pagato con i soldi destinati ai Muto»

«Il viaggio in Svizzera pagato con i soldi destinati ai Muto»

L’inchiesta “Lande desolate” si incrocia con l’operazione “Frontiera”. Due indagini della Dda di Catanzaro contro il clan Muto e i suoi presunti rapporti illeciti con l’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

E’ un passaggio delicato della nuova inchiesta denominata “Lande desolate”, quello che potrebbe mettere in imbarazzo politici e dirigenti regionali che, a loro insaputa, sarebbero andati in Svizzera per visionare i macchinari da utilizzare negli impianti sciistici di Lorica con soldi che, secondo la Dda, l’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri ripuliva attraverso una sala giochi che aveva in gestione per farli confluire nella “bacinella” del clan Muto di Cetraro.

La storia dell’appalto di Lorica

Il costo complessivo per costruire l’opera ammontava a circa 16 milioni di euro, di cui circa 3 milioni doveva investirli il privato, ovvero Giorgio Ottavio Barbieri. Ma si vedrà nel corso del tempo che l’imprenditore romano non aveva alcuna disponibilità economica per far fronte a questi impegni presi con la pubblica amministrazione.

Succede tutto nel 2015, quando il governatore della Calabria era in carica ormai da un anno e il dirigente regionale Luigi Zinno sembrava sempre più “deus ex machina” delle opere pubbliche più importanti da realizzare in provincia di Cosenza. Così – scrivono i finanzieri – il caso di Lorica «rappresenta, sul piano cronologico, il primo episodio di scambio corruttivo fra il privato imprenditore Ottavio Giorgio Barbieri, il professionista investito del pubblico ufficio della Direzione Lavori Francesco Tucci ed il dirigente pubblico della Regione Calabria Luigi Zinno».

Il "grande imbroglio" per gli impianti sciistici di Lorica

Barbieri continuò ad utilizzare lo stesso metodo di piazza Bilotti e dell’aviosuperficie di Scalea. Realizzare le opere mettendoci il minimo, neanche quanto preventivato, perché in realtà la forza economica di questo imprenditore alla luce del fallimento della sua società “Barbieri Costruzioni Srl” e delle condotte emerse nel corso di ben due indagini, fanno emergere una crisi finanziaria che non avrebbe permesso neanche di acquistare probabilmente un’auto per uso privato.

L’imprenditore cerca in tutti i modi di perseguire i suoi obiettivi, al punto che ottiene l’affidamento di lavori, i relativi finanziamenti, complementari» e «cerca di persuadere, riuscendovi, i pubblici ufficiali immediatamente coinvolti – il sindaco di Pedace Marco Oliverio ed il Rup Damiano Mele – all’approvazione di un I SAL di oltre 5 milioni di euro composto per oltre 3 milioni da materiali (seggiovie, battipista etc.) a piè d’opera, in realtà non ancora presenti in cantiere (o addirittura non ancora assemblati e, dunque, non “venuti ad esistenza”), ma già fatturati dalle ditte fornitrici e non pagati».

Il viaggio in Svizzera con i soldi della sala giochi

Arriviamo a uno snodo fondamentale della vicenda sul “grande imbroglio” di Lorica. Il 24 e 25 settembre 2016 i protagonisti della vicenda, ad eccezione del presidente Oliverio inutilmente invitato a parteciparvi da Zinno, si recano in Svizzera per visionare macchinari e cabine da installare a Lorica.

Un viaggio che risulterà decisivo per Barbieri, poiché «pochi giorni dopo la trasferta svizzera vengono superate le perplessità dei controllori pubblici sulla redazione del SAL (che viene presentato il 30 settembre e, solo per questioni tecniche, approvato il successivo 3 novembre) e si concretizza “l’assunzione” di Antonio Zinno», figlio di Luigi Zinno «in una delle società di Barbieri impegnate sul cantiere di Scalea». Ma la collaborazione durerà pochi giorni per motivi di salute.

I tentativi di portare Mario Oliverio in Svizzera sfumano anche di fronte alle richiesta di aiuto fatta da Francesco Tucci, direttore dei lavori, all’onorevole Enza Bruno Bosso. «”Una spinta pure tua in questo senso a noi ci agevolerebbe tanto, solo una visita, lui» riferendosi al Governatore «si deve rendere conto..”)». La deputata del Pd è già a conoscenza della vicenda: «“Si lo so, me ne ha parlato pure Luigi (ndr, Zinno), lo so, Luigi ne ha parlato pure con Mario”».

Le contraddizioni dei giudici sulla mafiosità di Giorgio Barbieri
L’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri

Non avendo ottenuto la presenza del presidente della Regione, impegnato in quei giorni a Bruxelles, Zinno e Tucci insistono con il Mele, rup di Pedace, e con il sindaco Marco Oliverio, avvocato di professione. E nella vicenda emerge anche la figura di Enzo De Caro, esperto della Regione preposto al controllo dell’investimento di Scalea e fiduciario di Zinno, che dice: «“Perché sennò salta tutto il piano…omissis…salta tutto Lorica se loro non vengono in Svizzera”».

Il passaggio più imbarazzante rilevato dai finanziari di Cosenza è che «alla fine, con due giorni di ritardo rispetto al programma, la trasferta svizzera viene effettuata: il 24 settembre Tucci, Barbieri, Mele e Marco Oliverio partono alla volta di Zurigo via Roma. A sostenere il costo del viaggio è Barbieri che, per il tramite del fiduciario Massimo Longo, attinge ai fondi della Clogo Srl, proprietaria della sala giochi di Cosenza già utilizzata come veicolo per “far uscire” le somme mensilmente destinate al clan Muto di Cetraro, mentre il pernottamento è pagato dalla Technoalpin di Bolzano».

In Svizzera per il “gatto delle nevi”

«Il giorno precedente la partenza, Tucci chiama il rappresentante della Kaessbohrer di Bolzano (altro fornitore dell’appalto insieme alla TechnoAlpin ed alla Barthelet) per poter vedere presso l’azienda i due Pistembully 400 (“gatti delle nevi”) oggetto di commessa ed ottiene la possibilità di visionare due mezzi simili, essendo quelli destinati a Lorica ancora in fase di assemblaggio (“non sono i vostri perché’, come ripeto, non sono ancora pronti pero’ sarebbe il caso di, di, che voi faceste una visita insomma”), e di conoscerne quantomeno i numeri di matricola (così da identificarli univocamente in sede di Stato avanzamento dei lavori)».

E ancora: «Sempre la sera del 23 settembre, attraverso il racconto fattone a Barbieri, si apprende come Tucci abbia appena incontrato di persona Zinno e questi gli abbia riferito di essere di fatto riuscito a convincere il presidente Oliverio (“l’ha cacciato pazzo”) ad approvare i lavori complementari (“..perché a me mi ha già parzialmente autorizzato”)».

A fronte di un’opera che nel periodo delle indagini sarà fermata dal sequestro penale della magistratura nell’ambito dell’inchiesta “Cinque Lustri”, i lavori di Lorica a Barbieri sono costati 28mila euro. E lo spiegano Tucci e Zinno.

Tucci: «Davvero 28 mila euro c’abbiamo messo, se guardi sopra il SAL, no, no, 28!

Zinno: «28 mila euro sono state le trasferte in Svizzera!!»

Al termine di questa discussione saranno richiesti nuovi finanziamenti al presidente Oliverio per gli impianti sciistici di Lorica. (Antonio Alizzi)

 

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