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Omicidio di San Cosmo Albanese, nuovi sviluppi: tutto da rifare

Omicidio di San Cosmo Albanese, nuovi sviluppi: tutto da rifare

L’omicidio di Carmine Avato non giunge a conclusione. Servirà attendere una nuova udienza per avere un quadro processuale più chiaro. Ecco cosa dice la Cassazione.

La sentenza della Cassazione sull’omicidio di Carmine Avato pone una serie di interrogativi sull’aggravante dei futili motivi contestata al mandante, Salvatore Buffone, e all’esecutore materiale del delitto di San Cosmo Albanese, Cristian Dulan. Tutto ciò emerge dalle motivazioni che gli ermellini hanno depositato pochi giorni fa.

La decisione di annullare con rinvio, limitatamente all’aggravante contestata dalla procura e ritenuta adeguata dai giudici di primo e secondo grado, potrebbe mutare in sede di valutazione le condanne dei due imputati.

Le tappe processuali dell’omicidio di San Cosmo Albanese

La procura di Castrovillari e i carabinieri di Corigliano risolvono il caso in pochi giorni, concentrandosi su soggetti legati all’ambito familiare di Carmine Avato. Tra questi, il cognato della vittima, Salvatore Buffone, ritenuto il mandante dell’assassinio e in contrasto con l’uomo che ha perso la vita, a causa di un rapporto personale destinato ad incrinarsi. Infatti, il 18 novembre del 2015 si sarebbe dovuta tenere l’udienza di separazione tra Avato e la sorella di Buffone, motivo per il quale il killer, Cristian Dulan, doveva agire nella notte. E così fu.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’esecutore materiale dell’omicidio, colui il quale ha vuotato il sacco, avrebbe preso 500 euro per uccidere Carmine Avato. Somma datagli, a suo dire, da Salvatore Buffone. Su questo, la Cassazione non ha messo bocca, ma ha aperto nuovi scenari sull’aggravante contestata dei futili motivi. Considerazioni in diritto, rispetto alle motivazioni della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, che proiettano il processo in un’altra direzione, se consideriamo che Buffone e Dulan devono scontare, ad oggi, rispettivamente a 30 e 18 anni di carcere.

Le motivazioni in diritto

Le possibilità sono due: qualora i nuovi giudici d’appello dovessero spiegare meglio in fatto l’aggravante dei futili motivi nel contesto omicidiario, la condanna potrebbe essere uguale a quella odierna, in caso contrario Buffone e Dulan sarebbero puniti con una pena più bassa.

Questo perché, nei passaggi in cui i giudici di secondo grado parlano dell’aggravante dei futili motivi, secondo cui «”le acredini … sviluppate tra le famiglie Avato e Buffone a seguito del procedimento di separazione coniugale, rafforzandosi, il proposito criminoso, in prossimità della fatidica udienza che si sarebbe tenuta il giorno 18.11.2015, cosicché il cognato non avrebbe potuto presenziare”» e per Cristian Dulan, che il movente futile era dato «dall’intento del killer si ottenere l’irrisoria somma di denaro pari ad 500 euro a titolo di compenso per il lavoro svolto, o più specificamente “per ottenere i soldi come recupero spese per il consumo di carburante per i continui viaggi fatti da Corigliano Calabro a San Cosmo”», le motivazioni appaiono contraddittorie e carenti.

Per cui, scrive la Cassazione, «la sentenza impugnata deve pertanto essere annullata, per entrambi gli imputati limitatamente alla circostanza aggravante di cui all’articolo 61, comma primo, n. 1) cod. pen., per un nuovo giudizio che chiarisca se e con quale modalità l’aggravante contestata abbia in concreto qualificato il fatto commesso».

In Cassazione, Salvatore Buffone è difeso dall’avvocato Salvatore Siclari del foro di Reggio Calabria, Cristian Dulan è assistito dall’avvocato Leonardo Giuseppe De Luca del foro di Cosenza, mentre le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Rosalinda Artes del foro di Roma e e Luciano Tocci del foro di Cosenza. (Antonio Alizzi)

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