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L’omicidio Messinetti, i “pizzini” e il passato che ritorna: il ruolo dell’agente penitenziario a Cosenza

L’omicidio Messinetti, i “pizzini” e il passato che ritorna: il ruolo dell’agente penitenziario a Cosenza

L’omicidio Messinetti, i “pizzini” e il passato che ritorna: il ruolo dell’agente penitenziario Luigi Frassinato.

L’omicidio di Francesco Messinetti, il parcheggiatore abusivo di via degli Stadi ucciso a Cosenza nel 2012 a seguito di una violenta rissa, ritorna con prepotenza nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Distrettuale di Catanzaro, Massimo Forciniti. La storia giudiziaria è molto complessa, perché si basa sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Sono nove quelli che hanno raccontato fatti e circostanze all’interno del carcere di Cosenza.

Il contesto mafioso

Dopo la morte di Francesco Messinetti, in carcere finisce Maurizio Rango. All’epoca non era indicato ancora quale capo società del clan degli “zingari”, ruolo che gli sarà assegnato dalla procura di Cosenza nell’informativa “Thurio”, redatta dalla Squadra Mobile di Cosenza e firmata dal pubblico ministero Antonio Tridico. Era, però, uno soggetti criminali più influenti di Cosenza che si apprestava a stipulare una pax mafiosa in nome degli interessi illeciti. I soldi delle cosche dovevano finire in una “bacinella in comune”. E così sarà. I piani tuttavia iniziano a complicarsi quando muore Messinetti.

Come mandare i messaggi all’esterno del carcere

Tutti gli indizi portano a Rango che finisce dietro le sbarre di via Popilia. Si attiva dunque la macchina del clan, al fine di far uscire dalla casa circondariale di Cosenza il loro punto di riferimento. E per mandare i messaggi dal penitenziario all’esterno, secondo quanto dichiarato dai pentiti, e in particolare da Foggetti, gli “zingari” utilizzano proprio Luigi Frassinato, vicino di casa del “Biondo”, ex reggente sulla costa tirrenica.

«Con riferimento alla polizia penitenziaria ricordo un agente di nome Luigi che abitava a Panebianco che era particolarmente disponibile con gli appartenenti alla criminalità organizzata, a lui davamo la roba che introduceva in carcere. Io e Patitucci già nel 2011 mandavamo roba a Mario Gatto, quando lui era detenuto. Questa cosa con Luigi è continuata fino all’anno 2014, anche quando Patitucci era dentro, il punto di incontro con questo Luigi era un parrucchiere».

L’omicidio Messinetti

«Quando Maurizio Rango era in carcere per l’omicidio Messinetti, che dovevamo far accollare a Mario Esposito detto “Boccolotto” di Andreotti e Francesco Ciancio, Rango mandava dei messaggi tramite Luigi a me e ad Ettore Sottile, con dei bigliettini chiusi. Luigi sapeva bene il contenuto di quei bigliettini, anche se arrivavano chiusi, anche perché noi gli avevamo detto chiaramente che doveva fare di tutto perché così usciva Maurizio Rango e gli altri si accollavano le colpe».

Secondo Foggetti, inoltre, «Luigi aveva disponibilità di somme di denaro e faceva usura con i suoi colleghi, questo ce lo diceva lui, anche se non so dire chi fosse la vittima, però si vantava di questo». Accusa, tuttavia, che non fa parte di questa ordinanza. Foggetti, infine, aggiunge che «a Luigi in cambio di favori davamo soldi e facevamo, a nostra volta, dei favori quando aveva problemi». E per il pentito anche Patitucci gli avrebbe fatto dei regali. 

La carriera di Frassinato

Nell’ordinanza firmata dal gip Forciniti, ex consigliere delegato del Csm, emerge come l’istituto penitenziario di Cosenza avesse percepito che qualcosa non andava nel verso giusto. In relazione alla posizione di Luigi Frassinato, infatti, si evince che l’indagato fino al mese di ottobre del 2015 ebbe contatti con i detenuti all’interno delle sezioni. Poi la direzione del carcere di Cosenza lo ha spostato al Nucleo traduzioni e piantonamenti, come è riportato in una relazione redatta il 2 febbraio 2017 dal comandante della polizia penitenziaria. Il trasferimento ad altro compito, però, diviene esecutivo solo il 28 ottobre 2015, quando Frassinato torna in servizio dopo alcuni mesi di malattia. (a. a.)

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