martedì,Maggio 24 2022

Omicidio Bruni e il ruolo di Rango, le motivazioni della Cassazione

Dopo cinque mesi la Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione penale, ha depositato le motivazioni della sentenza relativa al processo “Nuova Famiglia“, rito abbreviato”, conclusosi lo scorso 17 aprile. Trenta imputati, legati al clan “Rango-zingari” di Cosenza, che avevano appellato il provvedimento emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro circa i reati di associazione mafiosa,

Omicidio Bruni e il ruolo di Rango, le motivazioni della Cassazione

Dopo cinque mesi la Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione penale, ha depositato le motivazioni della sentenza relativa al processo “Nuova Famiglia“, rito abbreviato”, conclusosi lo scorso 17 aprile. Trenta imputati, legati al clan “Rango-zingari” di Cosenza, che avevano appellato il provvedimento emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro circa i reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, detenzione di armi, droga e usura, aggravati dal metodo mafioso. Condanne, tuttavia, quasi tutte confermate ad eccezione dell’annullamento con rinvio della posizione di Mario Perri.

Dalla “pax mafiosa” all’omicidio di Luca Bruni

Gli ermellini hanno analizzato tutti i ricorsi presentati dalle difese. Prendiamo in considerazione il caso dell’omicidio di Luca Bruni, ucciso da Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti, su mandato di Franco Bruzzese, Maurizio Rango e Francesco Patitucci (condannato in primo grado). L’ultimo boss della dinastia dei “Bella bella” doveva essere eliminato perché il clan degli “zingari” temeva che potesse pentirsi. Ma un altro movente era anche quello del fatto che Luca Bruni, fratello dell’allora defunto Michele Bruni, volesse riprendere il comando della cosca che, in quel periodo, aveva firmato una “pax mafiosa” con il gruppo degli italiani.

Il ritrovamento del cadavere di Luca Bruni

In riferimento all’omicidio di Luca Bruni, la sesta sezione penale della Cassazione scrive: «Le valutazioni di vaghezza e confusione che connoterebbero le dichiarazioni di Adolfo Foggetti sono del tutto generiche, così come apodittica è l’affermazione circa la pretesa inconciliabilità delle dichiarazioni rese nel corso dei tre interrogatori sintetizzati». E ancora: «Non vi è nessuna incongruenza logica nell’avvenuta indicazione, da parte del collaborante, di due causali della determinazione omicidiaria assunta, poiché le stesse, pur indubbiamente distinte, non sono affatto fra loro confliggenti ed anzi convergono nella spiegazione della genesi dell’accaduto».

Sul fatto che Foggetti, pentitosi il 17 dicembre del 2014, abbia fatto ritrovare il cadavere di Luca Bruni, la Cassazione evidenzia che «il ritrovamento del cadavere di Bruni, proprio grazie alle indicazioni fornite da Foggetti, costituisce una conferma inoppugnabile – ancorché priva di portata individualizzante – della sua diretta conoscenza dei fatti, al pari della riscontrata circostanza dell’utilizzo di due pistole di diverso calibro per l’esplosione dei colpi mortali all’indirizzo» di Luca Bruni. E sul mancato rinvenimento della pistola, la Suprema Corte sentenzia: «Il mancato ritrovamento delle pistole è davvero di poco momento».

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