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Ergastolo ostativo ai mafiosi, il caso di un calabrese può riscrivere la storia

La sentenza della Cedu rimette tutto in discussione. Boss mafiosi pronti a seguire la strada aperta da Marcello Viola di Taurianova. Ecco perché.

Ergastolo ostativo ai mafiosi, la Corte dei diritti umani di Strasburgo bacchetta l’Italia a rivedere la legge che ad oggi vieta qualsiasi concessione ai detenuti condannati al “fine pena mai”. Il ricorso dello Stato italiano era incentrato proprio sulla possibilità che un boss mafioso – Camorra, Cosa Nostra o ‘ndrangheta – potesse usufruire di permessi, lavori esterni e altre situazioni ben più confortanti di una cella, come sostenuto nel reclamo presentato da Marcello Viola di Taurianova nel giugno scorso. Un detenuto calabrese condannato all’ergastolo per quattro omicidi e altri reati in materia di mafia.

Magistrati antimafia e politici – come il pm Nino Di Matteo e l’ex procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso – si sono uniti in questa battaglia, chiedendo alla Cedu di mantenere i principi che compongono la norma dell’articolo 4bis dell’ordinamento penitenziario sull’ergastolo ostativo ai mafiosi. Chi è favore nel negare ogni possibilità di uscita dal carcere, esprime preoccupazione per una sentenza che rievoca le richieste di Totò Riina, il primo ad avanzare in tempi non sospetti – ovvero prima e dopo le stragi contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – la richiesta di “evadere” da una casa circondariale italiana.

Anche l'ex procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso non è favore alla modifica dell'ergastolo ostativo ai mafiosi
Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia

Ergastolo ostativo ai mafiosi, i rischi che corre l’Italia

Oggi ci sono quasi 100 boss mafiosi, condannati al “fine pena mai” che con questa sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo possono presentare ricorso. L’Italia, però, non è obbligata a rivedere l’ergastolo ostativo ai mafiosi, ma se mantenesse inalterato l’articolo 4bis, sarebbe subissata di istanze. E non v’è dubbio che pericolosi criminali potrebbero godere di quei benefici, che un giudice del tribunale di Sorveglianza da oggi in poi non può far finta di non vedere. In poche parole, se prima un detenuto con ergastolo ostativo non poteva richiedere una misura alternativa, in quanto non aveva collaborato con la giustizia, oggi chi sta in carcere da 20 anni può senza dubbio avere maggiori possibilità di ottenere, ad esempio, la semilibertà prospettando un percorso riabilitativo nella società civile.

La sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo ha messo in allarme tutto il mondo giudiziario italiano e soprattutto chi difende gli interessi di boss condannati all’ergastolo. Sentenza dunque che scatenerà una miriade di reclami anche da capi clan di ‘ndrangheta di Cosenza e provincia. A partire da coloro i quali erano imputati nei processi “Garden“, “Missing” e “Terminator“, che sono chiusi in un istituto carcerario da oltre 20 anni. Quindi parliamo di boss della vecchia guardia.

Ergastolo ostativo, domani convegno a Cosenza

Domani la Camera Penale di Cosenza e il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Cosenza hanno organizzato una giornata di studi proprio sul tema dell’ergastolo ostativo e del 41bis. Prima ci saranno i saluti del presidente dell’ordine degli avvocati di Cosenza, Vittorio Gallucci, del presidente della Camera Penale di Cosenza, Pietro Perugini e del componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane, Marcello Manna. Poi si entrerà nel merito della questione.

Nella prima sessione di studi parleranno Francesca De Carolis, giornalista e curatrice del libro “Cento giorni” di Claudio Conte, l’avvocato Giorgio Vianello Accorretti che discuterà sul “caso Cannizzaro al vaglio della Corte Costituzionale”, il giudice della Corte d’Assise di Cosenza, dottoressa Paola Lucente e l’avvocato Filippo Cinnante, consigliere direttivo della Camera Penale di Cosenza.

Nella seconda sessione, invece, si affronterà il caso del 41bis, la norma prevista dall’ordinamento penitenziario che vieta qualsiasi contatto con l’esterno per coloro i quali sono ritenuti esponenti apicali dei clan mafiosi. Interverranno l’avvocato Marina Pasqua, consigliere della Camera Penale di Cosenza, l’avvocato Giuseppe Lanzino di Yairaiha Onlus e infine l’avvocato Valentina Spizzirri, componente e referente regionale per la Calabria dell’osservatorio “Carcere” UCPI. Coordinerà il tutto Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaiha Onlus. Prima sessione alle ore 15.30, mentre la seconda è prevista dalle ore 17.30 in poi.

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo per la cronaca giudiziaria nel Distretto di Catanzaro. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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