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Ecco com’è nata l’inchiesta contro il giudice Marco Petrini

C’è la firma del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri sull’inchiesta della Dda di Salerno nei confronti del giudice Marco Petrini, in servizio presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Il magistrato reggino, infatti, ha inviato gli atti a Salerno una volta resosi conto che le indagini riguardavano anche il collega, coinvolto in un presunto caso

Ecco com’è nata l’inchiesta contro il giudice Marco Petrini

C’è la firma del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri sull’inchiesta della Dda di Salerno nei confronti del giudice Marco Petrini, in servizio presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Il magistrato reggino, infatti, ha inviato gli atti a Salerno una volta resosi conto che le indagini riguardavano anche il collega, coinvolto in un presunto caso di corruzione in atti giudiziari aggravato dal metodo mafioso, insieme ad altre sette persone, tra cui Luigi Falzetta, Emilio Santoro detto Mario e Pino Tursi Prato, ex consigliere regionale, finito in carcere insieme ad altre sette persone. Ma tante altre sono indagate a piede libero e tra questi spiccano nomi eccellenti, di cui ve ne daremo conto in un altro servizio.

Gli atti dalla Dda di Catanzaro alla Dda di Salerno

Secondo quanto riporta il gip distrettuale di Salerno, Giovanna Pacifico, l’indagine contro il giudice Marco Petrini parte da accertamenti investigativi posti in essere dalla Guardia di Finanza di Catanzaro ai danni di Falzetta, Santoro e Tursi Prato che, in concorso tra loro, cercavano di avvicinare il giudice della Corte d’Appello di Catanzaro.

«Il procedimento è stato iscritto il 2 agosto del 2018 a seguito di trasmissione degli atti della Procura di Catanzaro» che stava indagando sui tre citati poc’anzi. «Precisamente quei contenuti intercettivi evidenziavano la condotta di Falzetta e Santoro, i quali, agivano per conto e nell’interesse di Tursi Prato, quest’ultimo in attesa della decisione di un ricorso con quale aveva adito la Corte d’Appello di Catanzaro» circa la pensione, ovvero il vitalizio, revocato dopo la condanna a 6 anni di carcere nel 2004. 

«Ebbene, quei primi risultati intercettivi» avrebbero consentito «di identificare, verosimilmente, quel magistrato, Marco Petrini, il quale effettivamente risultava in servizio presso la Corte d’Appello di Catanzaro, con le funzioni di presidente di sezione». «L’ascolto di quelle intercettazioni – scrive il gip Pacifico nell’illustrare l’operazione – faceva emergere uno scenario investigativo di ben maggiore ampiezza, attraverso la speculare estensione delle operazioni intercettive, via via autorizzate da questo ufficio, rispetto agli originari “bersagli”». 

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