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Trinni denuncia la ragazza: «Nessun sequestro, la porta era aperta»

Trinni respinge le accuse mossegli dalla Dda di Catanzaro e giudica non vere le dichiarazioni rese alla polizia dalla persona offesa.

Ivan Trinni respinge con forza le accuse mosse dalla Dda di Catanzaro in merito a un presunto sequestro di persona a scopo di estorsione. Nei giorni scorsi, infatti, la Squadra Mobile di Cosenza lo ha arrestato, notificandogli la misura degli arresti domiciliari. Trinni, come detto, smentisce la ricostruzione fatta dagli investigatori, ma soprattutto giudica non vere le dichiarazioni rese della persona offesa che, a suo dire, sarebbe stata sequestrata all’interno di un magazzino nella disponibilità dell’indagato. Nei giorni scorsi, dopo l’interrogatorio di garanzia, ha presentato una denuncia per calunnia alla procura di Cosenza.

La querela di Ivan Trinni

Ivan Trinni, difeso dall’avvocato Antonio Spataro, ha raccontato la sua versione, ripartendo dal momento in cui si accorge che la sua bicicletta elettrica non era più nel luogo in cui l’aveva posata. «I gravi indizi di colpevolezza sono piuttosto fantasiosi» si legge nella querela, presentata dal suo legale. «Quel giorno, parliamo del 5 agosto del 2019, sono sceso da uno stabile ove si trovava lo studio di un dottore e mi sono accorto che la mia bici elettrica era sparita. Alcune persone che conoscevo, mi hanno indicato gli autori del furto» ma facendo un primo giro di perlustrazione «trovammo la prima coppia, mentre degli altri due e della bici non c’era traccia». Così Ivan Trinni scende dall’auto per andare incontro a uno dei due che, vedendolo arrivare, tenta una fuga ma lo stesso indagato ammette che di aver fatto in tempo di avergli tirato uno schiaffo che lo ha raggiunto solo di striscio, «riuscendo però ad allontanarsi».

«Era sotto effetto di stupefacenti»

In tutto ciò una ragazza, quella che denuncerà il presunto sequestro di persona alla polizia, rimane ferma. Secondo il racconto di Trinni, la persona offesa in quel momento non stava bene e, dal suo punto di vista, era «visibilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti. Lei stessa mi disse che i 4 erano su via Popilia ed avevano acquistato e consumato droga, e che quando hanno visto la mia bici hanno pensato bene di rubarla così con i soldi del ricavato del furto avrebbero acquistato altre dosi di eroina».

La ragazza, che secondo Trinni non riusciva a comprendere bene tutto ciò che stava capitando, gli avrebbe chiesto di non informare la sua famiglia in quanto «l’avrebbero rinchiusa». Successivamente, Trinni e la ragazza si incamminano alla ricerca dei suoi complici, muovendosi in un raggio di 500 metri «dentro le palazzine di via Popilia». Ci mettono tanto ad arrivare perché Trinni è sottoposto all’ossigenoterapia.

Trinni: «Non l’ho costretta a seguirmi»

Qui Ivan Trinni lancia le prime accuse alla ragazza: «Non è vero che ho costretto materialmente e fisicamente la donna a seguirmi “fin al locale poco distante” che si presuppone nel suo narrato». Trinni dunque chiarisce che se l’avesse davvero trascinata o costretta, qualcuno l’avrebbe visto, dato che i fatti si sono svolti in centro cittadino e nel pomeriggio di un giorno d’estate. «Non vi sono state riscontrate tracce di ecchimosi o ematomi dovuti alla prospettata costrizione a seguirmi e nemmeno il più piccolo rossore al volto per lo schiaffo ricevuto come da lei asserito». 

L’arrivo dei familiari della ragazza

Nel corso delle ore trascorse insieme alla ragazza, Trinni ammette di aver risposto alle telefonate che giungevano sul cellulare di lei, pensando che fossero i suoi complici e in tutti i casi avrebbe richiesto solo di avere indietro la bicicletta senza pretendere in cambio alcuna somma di denaro. Trinni, inoltre, spiega che i familiari della ragazza «mi rassicuravano al telefono che se avessi aspettato, avrebbero risolto la cosa o portandomi la bici o dandomi l’equivalente. Ma io risposi sempre che rivolevo la mia bici». I poliziotti, secondo il narrato dell’indagato, sarebbero stati chiamati dai familiari di lei. «Vedendo che non volevo chiudere la questione col denaro loro dissero che avrebbero chiamato la questura e io gli risposi di chiamarla in quanto il furto lo avevo subito io».

Le altre accuse respinte da Trinni

«Ma l’accusa forse più disgustosa è che a distanza di tempo, la ragazza si inventa che, all’interno di un magazzino situato a fianco al portone d’ingresso ove abito io avrei l’avrei costretto a sedersi e sotto la minaccia di un coltello avrei avvicinato» un genitale «all’altezza del viso». Falso, a dire di Trinni, anche la circostanza di averla chiusa per un’ora, visto che «uscivo ed entravo comunicando con la ragazza» per dare indicazioni precise a uno dei suoi familiari e «guidandoli fino a dove eravamo».

«Tutto ciò davanti a persone« e cita un ragazzo che era con lui. Per difendersi da queste accuse, Trinni si sarebbe sottoposto anche al prelievo del Dna per verificare i presunti atti sessuali e confessa di essere dispiaciuto di tutta questa vicenda. «Ho avuto forse una ventina di procedimenti penali a mio carico, ma mai nessuno di questi la persona offesa è stata una donna e mai sono stato indagato o imputato di reati di genere». Per tutti questi motivi, Ivan Trinni ha deciso di presentare una denuncia per calunnia, riservandosi la facoltà di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale nei confronti della ragazza.

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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