Giudiziaria

Ecco perché il giudice Petrini prendeva tempo con Pino Tursi Prato

Cosenza Channel pubblica l'ordinanza della Corte d'Appello di Catanzaro. In quei giorni Marco Petrini "millantava" con Pino Tursi Prato.

Mentre il giudice Marco Petrini millantava con il medico in pensione, Emilio Mario Santoro e con l’ex consigliere regionale, Pino Tursi Prato di poter interferire e pilotare l’ordinanza sul ricorso presentato dal politico cosentino, la Corte d’Appello di Catanzaro il 22 maggio del 2019 terminava di scrivere l’ordinanza interlocutoria sull’istanza avanzata dall’avvocato Stefano Giordano del foro di Palermo, che ritiene estensibile la sentenza favorevole a Bruno Contrada anche ad altri casi. E’ questo il tema del reclamo depositato per conto di Pino Tursi Prato in Corte d’Appello di Catanzaro che Cosenza Channel pubblica in esclusiva.

Dalla firma al deposito in cancelleria

Il 22 maggio del 2019 il collegio giudicante (formato dal presidente Gabriella Reillo, dal giudice relatore Francesca Garofalo e dall’altro giudice Domenico Commodaro) opta per attendere la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione sul ricorso presentato dall’avvocato Stefano Giordano. Riguardando l’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip distrettuale di Salerno, Giovanna Pacifico, risulta che in quei giorni il giudice Marco Petrini prendeva ancora tempo con il suo amico Santoro e Tursi Prato.

I suoi colleghi, senza dirgli nulla (anche perché non erano obbligati a tenerlo informato), scelgono la data del 23 ottobre 2019 quale giorno della prossima udienza. Il deposito in cancelleria avviene il 27 giugno del 2019, allorquando le investigazioni della Dda di Salerno sul caso di Pino Tursi Prato sono sospese già da 21 giorni, almeno a leggere il contenuto dell’ordinanza. L’ufficio incidenti di esecuzione della Corte d’Appello di Catanzaro notifica l’atto all’avvocato Stefano Giordano il 17 luglio del 2019. 

Nel merito dell’ordinanza interlocutoria

Cosa scrivono i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro? Presto detto. Intanto ribadiamo che questo atto non è a conoscenza della pubblica accusa e quindi è sicuramente un documento estraneo alla vicenda processuale ma può aiutare a comprendere meglio l’atteggiamento del giudice Marco Petrini. Nell’ordinanza, i giudici evidenziano come Pino Tursi Prato sia stato condannato in via definitiva il 20 dicembre del 2004 alla pena di sei anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra le pene accessorie vi erano la libertà vigilata per la durata di tre anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nonché l’interdizione legale per la durata della pena. 

La Corte d’Appello di Catanzaro aggiungeva che «la questione dibattuta era la configurabilità del concorso esterno in associazione mafiosa, ritenuta ammissibile solo a seguito della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione del 5 ottobre 1994, quando l’imputato era Giuseppe Demitry, ex segretario provinciale del Partito socialista italiano ed ex sottosegretario nei Governi De Mita, Goria e Andreotti

Il caso Tursi Prato simile a quello di Bruno Contrada?

Il 14 aprile del 2015, invece la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia ad indennizzare Bruno Contrada, ex agente dei servizi segreti, a suo tempo condannato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa in relazione ai fatti commessi tra il 1979 e il 1988, ritenendo appunto che la norma, intesa come precetto penale in senso ampio, «potesse considerarsi esistente e operante, essendo imperniata su una base legale “sufficientemente chiara”, soltanto a seguito della sentenza Demitry delle Sezioni Unite, con la quale, per la prima volta, la Corte di Cassazione» riconosceva il reato di concorso esterno in associazione mafiosa all’interno dell’ordinamento giuridico nazionale, così istituendo che, al momento dei fatti contestati a Bruno Contrada, il reato «”non era sufficientemente chiaro e prevedibile per quest’ultimo”». 

Per questo motivo il reato di concorso esterno in associazione mafiosa se commesso prima dell’ottobre del 1994, non poteva essere penalmente perseguibile. Nel 2017 la prima sezione penale della Cassazione aveva annullato senza rinvio il provvedimento impugnato e dichiarato «“ineseguibile ed improduttiva di effetti penali”» la sentenza di condanna oggetto di censura della CEDU, «riconoscendo la sussistenza di un obbligo dei giudici italiani di conformarsi a detta decisione, per effetto dell’efficacia immediatamente percettivo delle nome della convenzione EDU».

Rinvio in attesa della decisione delle Sezioni Unite

La Corte d’Appello di Catanzaro decide di rinviare l’udienza al 23 ottobre del 2019, «affinché le Sezioni Unite stabiliscano se la sentenza della Corte EDU del 14 aprile del 2015 su caso Contrada abbia una portata generale, estensibile nei confronti di coloro che, estranei a quel giudizio, si trovino nella medesima posizione, quanto alla prevedibilità della condanna e, conseguentemente, laddove sia necessario conformarsi alla predetta sentenza nei confronti di questi ultimi, quale sia il rimedio applicabile». Succede però che le Sezioni Unite rigettano il ricorso, ma da allora la Corte d’Appello di Catanzaro non ha ancora depositato le motivazioni sul caso di Pino Tursi Prato.

Le dichiarazioni dell’avvocato Stefano Giordano

Nel pomeriggio di ieri, Cosenza Channel ha contattato l’avvocato Stefano Giordano del foro di Palermo. Il penalista siciliano è il figlio del noto giurista Alfonso, primo presidente del collegio giudicante del maxiprocesso a Cosa Nostra, istruito nel 1986 da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

L’avvocato Stefano Giordano afferma di aver appreso dai giornali la notizia dell’arresto di Pino Tursi Prato, spiegando che «l’ordinanza ancora non è stata depositata dalla Corte d’Appello di Catanzaro». Il caso di Pino Tursi Prato, a livello giurisprudenziale, è simile a quello di Bruno Contrada: «Noi riteniamo che i  fatti di concorso esterno verificatisi anteriormente all’ottobre 1994, non essendosi all’epoca ancora configurato un esaustivo quadro giurisprudenziale sulle condotte incriminate e sulle note costitutive dell’illecito, detti fatti – secondo la pronuncia della Corte in epigrafe – non risulteranno punibili secondo il paradigma degli artt. 110 e 416-bisc.p..».

I fatti contestati all’ex consigliere regionale Pino Tursi Prato

L’avvocato Stefano Giordano aggiunge che «poiché per gli autori delle condotte contestate la norma sul concorso esterno non esisteva nella sua dimensione chiara e precisa, ogni e qualsiasi condanna per concorso esterno riferita a fatti commessi ante ottobre 1994 è dunque censurabile sotto il profilo della violazione del principio di irretroattività della norma penale incriminatrice, sancito dall’art. 7 CEDU». Tutti i fatti contestati a Pino Tursi Prato sono avvenuti tra il 1990 e il 1993. «Nel primo caso si tratta della candidatura dello stesso per la competizione elettorale finalizzata al rinnovo del Consiglio Regionale Calabrese» mentre nel secondo caso «si era candidato a sindaco di Cosenza, ma nessuna condotta illecita è stata attribuita a Tursi Prato successivamente all’anno 1993». 

Quel “maggio 2015” è «frutto di una svista»

L’avvocato Stefano Giordano, tuttavia, chiarisce anche la questione delle propalazioni dello storico pentito di Cosenza, Franco Pino: «Il riferimento al “maggio 1995”, che si rinviene apoditticamente in calce al capo d’imputazione, è il frutto di una svista, di un eccesso di semplificazione, collegato – non all’effettiva collocazione temporale delle condotte in tesi illecite che l’odierno ricorrente avrebbe tenuto – bensì alla mera circostanza che nel maggio 1995 Francesco Pino ha cominciato a collaborare con gli inquirenti». Per questo e per tanti altri motivi in punta di diritto, l’avvocato Stefano Giordano ritiene che il caso Contrada possa estendersi anche a Pino Tursi Prato. «Attendiamo serenamente la decisione dei giudici» ma il penalista del foro di Palermo comunque valuterà, nel caso, il ricorso alla Corte Europea di Strasburgo.

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo per la cronaca giudiziaria nel Distretto di Catanzaro. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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