giovedì,Agosto 18 2022

Coronavirus letale per i Dilettanti? Gravina: «A rischio 3mila società»

L’emergenza legata al Coronavirus abbraccia ogni settore del paese. Sotto la luce dei riflettori non ci sono solo i campionati di Serie A o di Serie B, ma specialmente quelli minori. E’ lì che i presidenti delle società di calcio non hanno sussidi dalla Federazione o dalle singole leghe e che compiono enormi sacrifici per

Coronavirus letale per i Dilettanti? Gravina: «A rischio 3mila società»

L’emergenza legata al Coronavirus abbraccia ogni settore del paese. Sotto la luce dei riflettori non ci sono solo i campionati di Serie A o di Serie B, ma specialmente quelli minori. E’ lì che i presidenti delle società di calcio non hanno sussidi dalla Federazione o dalle singole leghe e che compiono enormi sacrifici per fare calcio. Il numero uno della Figc, Gabriele Gravina, si è soffermato sull’argomento portando all’attenzione un possibile problema. Abbiamo chiaramente usato un eufemismo, perché le sue parole sono pesantissime. «Sono preoccupato per il calcio – ha detto -. Lo sono per la A, la B, la C e per i Dilettanti. Anzi, comincerei da lì perché è un settore che rischia di perdere oltre tremila società». Numeri disastrosi.

Il 98% del calcio italiano è dilettantismo

L’Italia conta circa 1milione e 45mila tesserati, tra movimenti maschili e femminili, nel panorama dilettantistico. Questo mondo abbraccia pertanto il 98% del totale. Il resto, leggasi pertanto da Cristiano Ronaldo della Juve a Rossini del Rende, è soltanto il restante 2%. Nonostante i numeri parlino chiaro e la quasi totalità delle partite vengano disputate in periferia, su campetti poco curati ma dalla grande dignità, il 70% della mutualità finisce ai piani di sopra. Circa 11,4 miliardi di euro che hanno consolidato il calcio a vera e propria industria dello Stivale. I Dilettanti, pertanto, con l’emergenza Coronavirus a bloccare l’economia del paese, rischiano quasi di scomparire.

Il terremoto Coronavirus sui Dilettanti

Il panorama della LND è abbastanza omologato, le eccezioni sono casuali e abbracciano di rado le metropoli. Palermo, o Catania e Salerno in passato, sono eccezioni figlie di default professionistici. La realtà sono la provincia e le seconde squadre dei centri medio-grandi che possono sostenere anche altri club oltre al principale. I presidenti di queste compagini garantiscono di tasca propria l’attività sportiva. Si riesce ad andare avanti, finché il gioco vale la candela, grazie agli sponsor, alle scuole calcio quando ci sono e alle attività commerciali correlate. Parliamo ad esempio dei bar all’impianto sportivo o del fitto dei campi a privati cittadini. Tra i Dilettanti, adesso, queste tre voci di introiti si sono azzerate a causa degli effetti del Coronavirus. Come? E’ probabile che un’azienda sostenitrice abbia chiuso momentaneamente i battenti e non possa garantire il pattuito. Le attività di base, così come le partitelle tra amici, inoltre non si possono più svolgere fino a nuovo ordine. Insomma, molto più che un grattacapo, anche perché calciatori e fornitori  attendono rimborsi spesa e saldi. E sorvoliamo sull’aspetto luce, gas, acqua per i quali dovrebbero però arrivare delle esenzioni statali.

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