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Cosenza, tentata estorsione all’ospedale “Annunziata”: i dettagli

Dal 2016 ad oggi su Cosenza sarebbe nata una "nuova" associazione mafiosa. Sganga sarebbe il capo del gruppo. Nel mirino tre appalti pubblici.

Uno dei capitoli più interessanti dell’inchiesta “Overture” è certamente quello della “nuova” presunta associazione mafiosa operante a Cosenza. Si tratta di un gruppo che, secondo la Dda di Catanzaro e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza, farebbe capo a Gianfranco Sganga, uno dei soggetti finiti in carcere nel corso del blitz eseguito di recente dai carabinieri

Dalle indagini, infatti, i carabinieri del Nucleo Investigativo, diretti dal maggiore Giuseppe Sacco, ritengono di aver individuato Sganga quale «promotore, dirigente ed organizzatore dell’associazione, anche in virtù della sua passata appartenenza al gruppo criminale organizzato denominato “Cicero” per la quale era stato già condannato con sentenza passata in giudicato», ovvero l’inchiesta “Anaconda”.

I componenti della presunta associazione mafiosa

Nel conteso criminale ci sarebbero anche Emanuele Apuzzo, Pietro Mazzei, Francesco Grupillo e Carmine Lio, «tutti coordinati e diretti dal capo clan Sganga Gianfranco, con il compito di imporre il pagamento del c.d. “pizzo” alle imprese che operano nel territorio di influenza criminale» e a questi si aggiunge anche Ottavio Mignolo, padre di Domenico Mignolo, già condannato in via definitiva per “Rango-zingari” e in attesa del secondo processo d’appello per l’omicidio di Antonio Taranto, «con il compito di compiere atti intimidatori consistenti anche in aggressioni fisiche al fine di agevolare l’attuazione del programma criminoso dell’organizzazione di appartenenza». I presunti associati, inoltre, si sarebbero incontrati sempre nello stesso punto. Dalle carte dell’inchiesta infatti emerge il nome di un bar, individuato grazie all’installazione di una telecamera. 

L’aspetto più rilevante, seppur marginare in questa inchiesta, è che queste persone, accusate di associazione mafiosa, sarebbero collegare al cosiddetto “Sistema Cosenza”. Cos’è il “Sistema Cosenza” lo abbiamo appena scoperto dai collaboratori di giustizia (LEGGI QUI), ma in realtà gli inquirenti antimafia hanno in mano molto di più. Il “Sistema Cosenza”, infatti, parte dalla droga e finirebbe alla politica. Ma sono aspetti che saranno trattati in altri momenti della vita investigava cosentina.

Cosenza, la tentata estorsione a una ditta di Vibo Valentia

Il primo reato, oltre il 416 bis, che viene contestato a Sganga, Apuzzo e Mazzei riguarda una presunta tentata estorsione commessa ai danni di una ditta edile di Vibo Valentia che nel mese di febbraio del 2017, lavorava nei pressi dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza per ampliare la struttura sanitaria. Secondo quanto emerge dalle indagini, infatti, Apuzzo e Mazzei si sarebbero presentati sul cantiere, chiedendo di parlare con il titolare. La presunta richiesta estorsiva sarebbe stata di 7500 euro, corrispondente al 20% dell’ammontare complessivo dell’importo dei lavori in fase di esecuzione. 

In uno dei primi incontri avuti nei pressi dell’ospedale di Cosenza, un operaio riceve la visita di Apuzzo e Mazzei. Nel corso della conversazione, al lavoratore viene detto di riferire al responsabile «che deve mettersi in regola e che il referente è Gianfranco San Vito… che torniamo domani e di farsi trovare se no facciamo casino». Una volta incontrato il direttore dei lavori, i due avrebbero reiterato la richiesta, ma i successivi approfondimenti investigativi non hanno portato a sviluppi significati tanto da poter contestare l’estorsione mafiosa. 

I lavori all’Università della Calabria

Un anno dopo, ovvero il 2018, sempre presunti esponenti del gruppo di “San Vito” si sarebbero recati nei pressi dell’Università della Calabria di Rende, dove erano in corso lavori di ammodernamento del vecchio impianto di illuminazione, aggiudicato da una società di Bologna. Lavori che ammontavano complessivamente a 10 milioni e 200mila euro. Anche in questo caso la richiesta estorsiva sarebbe stata di 7/8mila euro da versare subito e poi tre tranche da 2500/3000 nei periodi di Natale, Ferragosto e Pasqua in cambio di protezione sul territorio. 

Questo fatto, secondo i carabinieri, è emblematico per accertare l’esistenza di un gruppo mafioso. Infatti, Emanuele Apuzzo parla di «noi», in riferimento alla presunta di un’associazione, aggiungendo che «solitamente prendiamo dai sette, ottomila euro subito! E poi.. uhm… tre tranche all’anno… che sono Natale, Ferragosto e Pasqua» facendo riferimento alle modalità di richiesta del “racket” ad opera di gruppi criminali.

Il piano criminale si complica quando la società di Bologna fa presente di aver firmato un patto di legalità con l’Unical. I soldi quindi non potevano essere dati in nessun modo. Così al responsabile dei lavori, viene proposto di acquistare materiale elettrico in un negozio di “amici”. In uno di questi incontri, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza notano, nascosto tra la siepe, Francesco Grupillo, intercettato in ambientale più volte con Gianfranco Sganga. (OVERTURE, SCENA MUTA DEGLI INDAGATI)

Il restauro del convento di San Francesco di Paola

Nel 2016, invece, il presunto gruppo facente capo a Francesco Sganga sarebbe stato protagonista di un’altra tentata estorsione. piazzando nel cantiere edile dei lavori di restauro del convento di San Francesco di Paola a Spezzano della Sila, una bottiglia in plastica contente del liquido infiammabile del tipo benzina. In questo caso la presunta richiesta estorsiva era di 30mila euro, da corrispondere nel pomeriggio/mattina del giorno dopo. La ditta era nel mirino del presunto gruppo criminale, il quale conosceva tutto del titolare, essendo di Acri. Anche in questo caso, l’uomo che si sarebbe presentato presso il cantiere edile è Emanuele Apuzzo. 

La situazione precipita qualche giorno dopo, allorquando sul cantiere si presentano delle persone che intimano agli operai di andare via: «Dovete andare via perché qui si chiude prima che qualcuno si faccia del male. Sospendente di lavorare e andateneve, dato che l’ingegnere ieri non è venuto all’appuntamento ve ne dovete andare e dovete smettere di lavorare» avrebbe detto Emanuele Apuzzo, riconosciuto dai carabinieri attraverso un’individuazione fotografica.

Secondo i carabinieri, infine, «il proseguo del monitoraggio dei soggetti coinvolti nella vicenda estorsiva in esame non porterà ad ulteriori sviluppi, evidentemente in quanto, nonostante le ripetute intimidazioni, il gruppo criminale indagato preferiva non perfezionale le richieste estorsive pretese a causa dell’indisponibilità al dialogo da parte della proprietà dell’azienda». 

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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