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Poliziotto di Cosenza indagato per concorso esterno in associazione mafiosa

Un agente di polizia, attualmente in servizio presso la Questura di Cosenza, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. C'è anche la contestazione di aver rivelato un segreto d'ufficio.

E’ in servizio presso la Questura di Cosenza, il poliziotto indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione del segreto d’ufficio aggravato dall’ex articolo sette. Si tratta di Pietro Verdelli, accusato dalla Dda di Catanzaro, di aver favorito la cosca Anello di Filadelfia, attraverso il suo amico imprenditore, Nicola Antonio Monteleone, a sua volta indagato, e fermato, per associazione mafiosa. (QUI LA REPLICA DEL DIFENSORE DI PIETRO VERDELLI)

Dalle indagini della Guardia di Finanza, infatti, emergerebbe che Verdelli, in concorso con un altro pubblico ufficiale, probabilmente in servizio presso l’Arma dei carabinieri, entrambi detentori del segreto d’ufficio, «violando i doveri inerenti alle sue funzioni e comunque abusando della sua qualità di pubblico ufficiale, quale assistente capo della Polizia di Stato, acquisivano notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete, le rivelavano e ne agevolavano la conoscenza» si legge nella prima parte del capo d’accusa.  «Verdelli – informato sul punto da Monteleone quindi da questi compulsato – si interessava della vicenda relativa al controllo effettuato da parte del personale dell’Arma dei carabinieri nei confronti del suddetto Monteleone».

Successivamente «forniva al Monteleone le informazioni da lui acquisite, rivelando che il suddetto controllo – e la relazione di servizio che ne era scaturita – aveva ad oggetto un incontro del suddetto Rocco Anello, classe 1961, e Nazzareno Bellissimo». Quindi «Monteleone divulgava la notizia informando della situazione i medesimi Anello e Bellissimo, in considerazione delle ripercussioni che potevano derivare dal suddetto monitoraggio, a discapito del sodalizio ‘ndranghetistico di comune appartenenza». Secondo la Dda di Catanzaro, coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri, Verdelli avrebbe commesso questo reato «per agevolare l’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico denominata Anello-Fruci di Filadelfia». Fatti contestati e commessi, secondo l’accusa, il 17 luglio del 2016 a Filadelfia e Catanzaro.

L’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa

Sempre la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ritiene che Pietro Verdelli abbia fornito «in modo sistematico, ai vertici dell’associazione di cui al capo 1», ovvero ai componenti della presunta cosca Anello-Fruci, «per il tramite di Antonio Nicola Monteleone – con il quale era in diretto e costante contatto e cui garantiva totale disponibilità – ed in ragione del suo nella cosca Anello-Fruci, notizie sulle attività investigative in atto nei confronti degli esponenti del sodalizio di ‘ndrangheta, commettendo anche specifiche rivelazioni del segreto d’ufficio».

Inoltre, l’agente di polizia di Figline Vegliaturo avrebbe garantito «l’impegno permanente a compiere o omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata, anche in contrasto con i doveri d’ufficio». Fatto aggravato «per essere stato commesso con violazione dei doveri inerenti alla sua pubblica funzione di agente di polizia giudiziaria». In questo caso, la Dda di Catanzaro indica le zone in cui sarebbero stato commesso il reato, a partire dal 2005: la provincia di Vibo Valentia e Catanzaro.

L’incidente stradale e i controlli dei carabinieri

Dagli accertamenti investigativi, risulta che sia Monteleone a parlare di Verdelli con Rocco Annello che ammette di non conoscere né di aver mai visto il poliziotto. «Io non ce l’ho presente» afferma il presunto mafioso di Filadelfia, rivolgendosi all’imprenditore. I due parlano prima dei controlli dei carabinieri di Polla, comune in provincia di Vibo Valentia, nei riguardi di Monteleone. «Al maresciallo lo ha acchiappato Pietro. Gli ha detto vieni qua, vieni. Che cazzo stai combinando Marco? Che c’è? Gli ha detto ma vedi che Monteleone è una brava persona, è un bravo ragazzo che lavora e tutto quanto. Perché gli rompi sempre il cazzo? Dice diglielo a lui, diglielo. io? eh. Gli ho detto che vi devo dire io maresciallo? Io ve l’ho detto vi sono scappato. Non avevo la patente e lo sapete. Sono venuto dopo un giorno. Vi ho chiesto pure scusa. Gli ho detto vi ho chiesto pure scusa no. Che cazzo vuoi più? Che vi devo dire di più? Volevate sequestrarmi la macchina e per strapparmi la patente? Come mi avete fermato con la mano così io vi ho salutato via e me ne sono andato. Dice tu sei stato scorretto. Poi insomma Pietro gli ha detto lo devi lasciare stare che è un amico. Dopo di allora ci siamo bevuti una bottiglia di vino in tre». Monteleone dà del voi a Rocco Anello e parlando dell’incidente avuto il figlio di quest’ultimo spiega che Verdelli «quando ha avuto l’incidente vostro figlio è venuto» e Anello risponde: «Sì però non me lo ricordo se lo vedo hai capito?». 

In questa circostanza, la Guardia di Finanza evidenzia che «Monteleone ricordava a Rocco Anello che, in occasione di un incidente stradale in cui era stato coinvolto il figlio Francescantonio, era stato proprio Pietro ad intervenire e, grazie ai rilievi dallo stesso effettuati, si era riusciti a far ricadere la responsabilità del sinistro verso l’altro conducente anche se il figlio era in torto: “ANELLO Rocco: “Li ha presi i soldi dell’assicurazione” – MONTELEONE Nicola Antonio: “mezzo torto lo aveva ma poi la abbiamo aggiustata”. – ANELLO Rocco: “(ride) lo aveva tutto il torto”».

La relazione di servizio

E’ sempre Monteleone a parlare di Verdelli, che nel decreto di fermo della Dda di Catanzaro, non risulta intercettato. «Sempre il giorno 17.07.2016 veniva intercettata la conversazione tra presenti con modalità “Virus” sull’apparato cellulare in uso a Nicola Antonio Monteleone alla quale prendevano parte» anche «Nazzareno Bellissimo e Rocco Anello».

Scrive la Guardia di Finanza: «Durante la conversazione Monteleone ribadiva, anche alla presenza di Rocco Anello, la vicenda relativa alla relazione di servizio redatta da un appartenente alle forze dell’ordine. In questo contesto riferiva di aver incontrato Pietro (il poliziotto) che gli avrebbe accennato che la relazione riguardava il fatto che i carabinieri l’avevano visto davanti ad un bar, probabilmente si trattava della stessa attività di bar sita a Filadelfia in cui Monteleone si trovava in quel momento, unitamente a Nazzareno Bellissimo e Rocco Anello “Quella mattina che eravamo tutti e tre che ci siamo presi… quando sei arrivato tu … che ci siamo presi il caffe”». 

I finanzieri chiariscono che «“Pietro il poliziotto” è da identificarsi in Pietro Verdelli, attualmente in servizio presso l’ufficio immigrazione della Questura di Cosenza. L’identificazione avveniva tramite i contatti telefonici presenti sul telefono in uso a Nicola Antonio Monteleone acquisiti con l’intercettazione delle comunicazioni telematiche e dati con modalità VIRUS; dall’esame dei contatti in parola risultava il nome di “Pietro poliziotto”… intestato, appunto, a Pietro Verdelli».

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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