Dall' Italia

Cotticelli e le responsabilità politiche del M5S e di Speranza

Cotticelli non è sceso dalla Luna. Nel 2018 è stato nominato dall'ex ministro M5S, Giulia Grillo e riconfermato oggi dal ministro Speranza. Cronistoria di un fallimento politico (nazionale).

Il Generale Saverio Cotticelli non è sceso dalla Luna. E’ “figlio” delle scelte politiche del Movimento Cinque Stelle (e inizialmente del Governo con la Lega) e dell’attuale ministro della Salute, Roberto Speranza che pochi giorni fa, in una delle ultime sedute del Consiglio dei Ministri, ha rinnovato pieni poteri al commissario ad acta, avviando la seconda fase (improduttiva) del “Decreto Calabria“. Il servizio andato in onda ieri su Rai3, nel corso della trasmissione “Titolo V” è solo la punta dell’iceberg. (LA FIGURACCIA DI COTTICELLI)

Se i calabresi puntano sempre il dito contro la vecchia politica, che sia di destra o di sinistra, l’attuale classe dirigente (a livello nazionale) ha saputo far peggio, affossando del tutto la sanità calabrese. Come Cotticelli stesso ha dichiarato ieri sera, la gestione della sanità è in mano al commissario ad acta e ai vari commissari nominati sui territori. Parliamo delle Asp e della Aziende ospedaliere. E quindi oggi più che mai, viste le criticità della Calabria, ci si deve domandare quali siano le colpe del M5S, del Pd e del ministro Roberto Speranza.

Il 10 dicembre 2018, l’ex ministro della Salute, Giulia Grillo presentava con toni trionfalistici il Generale Saverio Cotticelli. Il “Re Mida” che avrebbe sistemato la sanità calabrese. «Si tratta di nomine cruciali per questi territori» riferendosi anche alla Regione Molise «che hanno non solo difficoltà di bilancio, ma soprattutto che non riescono a dare ai cittadini il livello di servizi sanitari che la legge richiede. Sono realtà diverse, non posso sovrapporre le due situazioni, tuttavia, per i cittadini il risultato non cambia: hanno diritto a una sanità migliore e a servizi efficienti».

Quando l’ex ministro Giulia Grillo rassicurava i calabresi

«Mi hanno fatto qualche critica – diceva Giulia Grillo – per aver enfatizzato il bisogno di legalità quale presupposto della scelta dei nomi. I commissari ad acta sono figure di garanzia, che incarnano i valori della competenza, onestà e trasparenza, da sempre miei cavalli di battaglia. Sono sicura che porteranno buoni risultati. Per gli incarichi di subcommissari ho scelto personalità di chiara fama e competenza nella gestione della sanità pubblica».

«Le personalità designate stasera dal Cdm hanno tutti i requisiti per fare un buon lavoro, vi assicuro che lavoreremo a stretto contatto e tra sei mesi valuteremo i risultati» affermava Giulia Grillo. «Voglio rassicurare i cittadini molisani e calabresi che l’impegno di questo governo è totale per risollevare la sanità delle loro regioni. Lo ripeto in ogni mio intervento, il diritto alla salute va garantito in ogni angolo del Paese, senza disparità e riducendo al massimo le diseguaglianze che per me sono intollerabili» concludeva l’ex ministro della Salute.

Non dimentichiamo, tuttavia che i “fautori” del “Decreto Calabria“, sempre a tinte Cinque Stelle, sono i deputati Dalila Nesci e Francesco Sapia che oggi sono piombati nel silenzio più tombale. Non hanno nulla da dire? Mentre l’informatissimo Senatore, Nicola Morra, oltre a parlare di antimafia, spenderà un minuto della sua intensa giornata per dire due parole su Cotticelli e sul Governo? C’è da scommettere che girerà la frittata.

Il pianto anti Covid e la “zona rossa”

Riportando ad oggi le dichiarazioni dell’ex ministro della Salute, Giulia Grillo dovremmo essere fortemente preoccupati dalla totale incapacità di questo Governo nazionale di gestire un’emergenza sanitaria che finora ha scontentato tutti. L’ultimo DPCM, con l’Italia divisa in tre aree (zona rossa, zona arancione e zona gialla) ha ulteriormente alimentato la tensione sociale nella popolazione, facendo “figli e figliastri”. Ha ulteriormente impoverito, al netto dei “ristori” «da fame», così definiti dal Maestro pasticcere, Iginio Massari, i titolari dei bar e dei ristoratori. Ha addossato le colpe della “zona rossa” al Governo calabrese che certamente non brilla in tante cose, ma non poteva fare alcun piano Covid.

Ancor più grave, riprendendo le parole del Generale Cotticelli, è la tempistica del Governo nazionale che risponde a un quesito (inviato nel mese di giugno) del commissario ad acta della sanità calabrese, in piena seconda ondata di contagi, il 27 ottobre 2020. Insomma, la “zona rossa” in Calabria è anche colpa del Governo Conte e del ministro della Salute, Roberto Speranza che, oltre ad aver avuto il prosciutto davanti agli occhi nel periodo pre-Covid, hanno peggiorato la situazione, affidando la gestione dell’emergenza sanitaria a un commissario che ha dimostrato di non conoscere la reale situazione calabrese. Che invece il subcommissario Maria Crocco sa a menadito. Se Speranza avesse un briciolo di dignità, dovrebbe chiedere scusa ai calabresi e andare a casa. Ora cosa diranno i deputati calabresi del Pd? Pure loro rimarranno in silenzio? Staremo a vedere.

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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