lunedì,Agosto 15 2022

Plenum di fuoco per l’archiviazione della pratica di Cafiero de Raho

Archiviata la pratica di Cafiero de Raho, ma il consigliere Ardita critica il provvedimento. Confronto acceso in Plenum: ecco i dettagli.

Plenum di fuoco per l’archiviazione della pratica di Cafiero de Raho

Il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato la pratica di archiviazione avanzata dalla quinta commissione (relatore Paola Braggion) per l’attuale procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, ex procuratore capo di Reggio Calabria. Sono stati diciotto i voti favorevoli, uno contrario (Sebastiano Ardita) e quattro astenuti (Benedetti, Cavanna, Donati e Gigliotti). Di Matteo, prima dell’apertura dei lavori, ha dichiarato che non avrebbe partecipato alla seduta «poiché alcuni fatti in valutazione riguardano la mia posizione di sostituto procuratore nazionale antimafia».

Nel corso della discussione, presieduta dal vicepresidente del Plenum, David Ermini, non sono mancati i contrasti tra il consigliere Sebastiano Ardita e i componenti della settima commissione, criticati per aver sbrigato velocemente la pratica di revoca del provvedimento di Di Matteo dal pool nazionale antimafia che indagava sulle stragi, «deciso legittimamente», secondo Dal Moro e Pepe, «dal procuratore de Raho, in qualità di capo dell’ufficio della Direzione Nazionale Antimafia». Bocciata, prima del voto finale, la proposta del ritorno in commissione della pratica di archiviazione, formulata da Ardita che ha usato parole molto dure nei riguardi dei suoi colleghi.

Le richieste di Ardita

Sebastiano Ardita ha criticato la richiesta di archiviazione della quinta commissione, ripercorrendo le tappe della vicenda, dalle chat di Palamara alla revoca di Di Matteo dal pool nazionale antimafia che indagava sulle stragi mafiose. «Questa pratica presenta aspetti che non sono stati vagliati dalla prima commissione e per questo motivo la delibera di archiviazione non è votabile, perché mancano elementi giuridici». Il consigliere aveva anche richiesto di rielaborare la delibera, sentendo in commissione l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti. Ipotesi rigettata dal Plenum.

Le repliche

Il consigliere Alessandra Dal Moro, invece, ha risposto che «quando è arrivato il provvedimento di revoca non c’era nulla di cui discutere» circa la pratica Di Matteo. «Sono infastidita da come sia stata posta la questione dal consigliere Ardita», aggiungendo nella controreplica che «qui si insinua il fatto che la commissione abbia voluto insabbiare chissà cosa e non è tollerabile». L’attuale presidente della settimana commissione, Ilaria Pepe ha spiegato che «la situazione è stata gestita in modo classico come tutte le altre pratica, nessuna anomalia. Pensavo di dover discutere di una pratica di prima commissione, non di una della settima». 

Poi è toccato al consigliere Stefano Cavanna. «E’ diffuso che i capi degli uffici ritirino provvedimenti che riguardano i pm, ma qui il tema è diverso. Questo è un tassello che la settima ha risolto dal punto di vista tecnico, ma la vicenda è molto più ampia. Allo stato non ci sono elementi che fanno pensare a una non archiviazione, ma la motivazione poteva essere fatta in modo diverso. In istruttoria bisognava affrontare tutti gli aspetti». Cavanna voleva che la pratica tornasse in commissione.

Michele Ciambellini, invece, ha difeso Cafiero de Raho: «Il profilo che emerge di questo magistrato è che non raccoglieva inviti da chiunque provenissero ma lo faceva in modo autonomo, cosa che per molti altri non è. E’ un magistrato che se è convinto delle proprie ragioni non recede, un magistrato vero, conosciuto in tutte le procure d’Italia».

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