Nell’ordinanza emergono dettagli drammatici sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta dopo mesi di violenze in provincia di Imperia
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«Bea piangeva e loro volevano stare tranquilli». È una delle frasi più agghiaccianti contenute negli atti dell’inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni deceduta in provincia di Imperia dopo mesi di presunti maltrattamenti e violenze.
A riportarla è uno degli investigatori che sta seguendo il caso, ricostruito nell’ordinanza del gip di Imperia Massimiliano Botti che ha disposto l’arresto della madre della piccola, Manuela Aiello, e del compagno Manuel Iannuzzi. Entrambi sono accusati di maltrattamenti aggravati e rischiano pene fino a 24 anni di carcere.
Secondo quanto emerge dagli atti, la bambina sarebbe stata sottoposta per mesi a violenze fisiche continue: pugni, calci, schiaffi, colpi con cinture, scarpe e perfino cavi elettrici. In più occasioni, il volto della piccola sarebbe stato sbattuto contro muri, finestre e pavimenti.
Tra gli elementi più inquietanti dell’inchiesta c’è anche un video sequestrato dagli investigatori nel quale Manuel Iannuzzi fa fumare una sigaretta artigianale — presumibilmente contenente hashish o marijuana — alla bambina di due anni, ridendo mentre la piccola manifesta segni di malessere.
Gli inquirenti ritengono che il clima di violenza fosse ormai abituale all’interno dell’abitazione e che anche le altre due figlie della donna, di 7 e 9 anni, vivessero in una situazione di forte sofferenza psicologica.
Determinanti per le indagini sono state proprio le testimonianze delle sorelline di Beatrice, raccolte con il supporto di una psicologa. Le bambine hanno raccontato episodi di aggressioni, pianti continui e momenti di terrore vissuti dentro casa. Hanno riferito che Beatrice sarebbe stata infilata «in uno spazio stretto tra muro e armadio» e hanno descritto il progressivo peggioramento delle condizioni della sorella minore.
Secondo gli atti, la madre avrebbe evitato di portare la bambina in ospedale nonostante le sue condizioni fossero ormai gravissime, temendo che il padre naturale potesse chiedere l’affidamento delle figlie.
Le due sorelle più grandi hanno inoltre raccontato agli investigatori che la madre sarebbe diventata particolarmente violenta dopo l’inizio della relazione con Manuel Iannuzzi.
Durante gli incontri protetti con gli specialisti, le bambine hanno manifestato evidenti segni di trauma: pianti continui, forte agitazione e difficoltà emotive. Ma alla fine hanno trovato la forza di parlare. «Non la vedremo da grande», avrebbero detto riferendosi alla sorellina morta.
Una frase che sintetizza tutto l’orrore di una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica italiana.

