martedì,Settembre 27 2022

Covid, le vite sospese di chi non può vaccinarsi: «Nessuno vuole rilasciare il certificato di esenzione»

Quella della 32enne raccontata ieri non è l'unica storia di persone finite in un limbo a causa di problemi fisici insorti dopo la somministrazione. Ecco quella di una donna di 41 anni: «Non sono una no vax, ho fatto due dosi ma a causa di un disturbo con il quale sto ancora combattendo non farò la terza. Però ho il green pass in scadenza...»

Covid, le vite sospese di chi non può vaccinarsi: «Nessuno vuole rilasciare il certificato di esenzione»

In un limbo. Senza green pass e senza neanche la possibilità di mettersi in regola attraverso la somministrazione delle necessarie dosi di vaccino. La storia di Veronica, che abbiamo raccontato ieri su Cosenza Channel, non è un caso isolato. Ed era ovvio che non lo fosse. Lei stessa ci aveva detto: «Non penso di essere l’unica a cui sia capitata questa cosa e vorrei sapere come altri abbiano risolto un problema simile».

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Non è l’unica Veronica: c’è Giada, per esempio. Altro nome di fantasia, altra storia vera. Una storia diversa, ma con alcuni punti in comune con quella di Veronica e una stessa domanda finale: «Che si può fare?». Giada ha letto l’articolo e ci ha contattato per raccontarci la sua vicenda. Ma non, purtroppo, per dirci come ha risolto. Perché anche lei si ritrova sospesa tra una dose fatta e una che non può fare a causa di alcuni problemi fisici seguiti all’ultima somministrazione, per i quali il medico curante le ha sconsigliato, al momento, di procedere oltre. Ma Giada ha il green pass in scadenza tra meno di un mese e la paura di rimanere bloccata a casa per chissà quanto tempo.

Il problema dopo la seconda dose

Due figli, 41 anni e una vita quotidiana che ora immagina più complicata di prima. «Non sono una no vax, sia chiaro, io il vaccino andrei a farlo pure domani», chiarisce subito. E in effetti lei il vaccino lo ha fatto. Due dosi. La prima con AstraZeneca, dice, e «in quel caso è andato tutto bene». I problemi sono arrivati con la seconda.

«Il 17 agosto mi hanno somministrato Pfizer – racconta – e dopo circa mezz’ora ho sentito un fortissimo calore che mi attraversava la schiena e poi una grande debolezza. Ho aspettato per vedere se passasse perché sapevo che subito dopo possono esserci queste reazioni, ma dalla sera la situazione è andata peggiorando. Ho cominciato ad avere dolore alle gambe, così tanto che non riuscivo nemmeno ad alzarmi, e in più avevo questa sensazione di bruciore alle braccia e alle gambe. Ho preso degli antinfiammatori, il medico mi tranquillizzava dicendo che a molti il vaccino aveva portato questi fastidi alle gambe e che sarebbe passato. Per una ventina di giorni sono rimasta quasi sempre sdraiata, poi la situazione è un po’ migliorata quando il bruciore è pian piano andato via, ma ho continuato a prendere dei farmaci».

Tanti esami e nessuna risposta

Giada ha dovuto anche sottoporsi a una serie di esami diagnostici per capire cosa stesse succedendo e altri dovrà farne per stabilire la natura del problema che nessuno ha correlato “ufficialmente” al vaccino, ma nessuno d’altro canto è stato in grado di escluderlo. «Il mio medico aveva anche ipotizzato qualche disturbo legato alla schiena e mi ha consigliato una visita specialistica. A me sembrava strano perché non avevo mai avuto prima disturbi di questa natura e perché il problema si era manifestato proprio dopo mezz’ora dal vaccino. Comunque mi sono sottoposta alla visita e non è venuto fuori niente di particolare».

In passato, Giada aveva accusato reazioni dopo l’assunzione di alcuni farmaci. Circostanza che aveva segnalato ai medici del centro vaccinale in entrambe le occasioni. «La prima volta mi hanno somministrato un antistaminico prima della dose. La seconda volta il medico ha detto che per lui non ce n’era bisogno. Io non so se sia stata colpa del vaccino, della mancanza dell’antistaminico o di altro: queste cose dovrebbero dirmele i medici, non posso essere io a stabilirlo», afferma.

Ancora oggi il fastidio alle gambe non è scomparso, anche se è migliorato nel corso dei mesi. «Il mio medico sta indagando per capire di cosa si tratti ma finora tutti gli esami hanno dato esiti buoni». Intanto, Giada dovrebbe sottoporsi alla terza dose di vaccino perché il 17 febbraio scadrà il suo green pass. «Il medico però me lo ha sconsigliato almeno finché non capiamo se c’è una correlazione o meno e anche nei centri vaccinali, dove sono andata a chiedere, mi hanno detto che non possono escludere altri problemi dopo un’eventuale terza dose».

Green pass in scadenza e nessuna esenzione

Giada, però, non può neanche avere un certificato di esenzione che le consenta comunque, nell’attesa di comprendere meglio il suo problema, di fare una vita “normale” perché non si sa chi dovrebbe fornirglielo. «Al centro vaccinale mi hanno detto che loro non possono rilasciarmelo, a meno che non ci sia uno specialista che confermi che è stato il vaccino a causarmi la reazione, io che devo fare? Le visite finora non hanno rilevato niente ma allo stesso tempo nessuno ha nemmeno escluso un’eventuale correlazione con il vaccino e quindi la possibilità di ulteriori problemi».

E dunque anche la vita di Giada resta, di fatto, sospesa. «Non farò la terza dose, ancora devo risolvere i problemi con la seconda. Anche il medico mi ha detto di aspettare. Non è che io sia una no vax, tant’è che ho fatto già due dosi. Non ho avuto problemi nemmeno a sottopormi al mix vaccinale. Io non voglio morire di Covid, andrei pure domani a vaccinarmi, ma vorrei farlo senza troppi timori: capire cosa mi è successo, risolvere prima i fastidi che ancora mi porto dietro. Ma nell’attesa cosa faccio, non vivo più?».