giovedì,Dicembre 1 2022

Arresti a Cosenza, Marcello Manna libero: decisivi i documenti prodotti dalla difesa

Indagini difensive e non solo. I legali Carratelli e Caiazza, sono andati a fondo dimostrando, almeno per ora, che l'amministratore ha operato nel modo corretto

Arresti a Cosenza, Marcello Manna libero: decisivi i documenti prodotti dalla difesa

Il teorema accusatorio contro Marcello Manna, sostanzialmente, è questo: per favorire il gruppo D’Ambrosio, nei lavori e nella gestione del Palazzetto dello Sport, si sarebbe attivato a livello amministrativo, al fine di ottenere un vantaggio personale alle elezioni Comunali del 2019 a Rende, avendo il sostegno elettorale del presunto sodalizio mafioso. Ma gli avvocati Nicola Carratelli e Giandomenico Caiazza, noto per essere il presidente dei penalisti italiani, hanno smontato passo dopo passo le accuse della Dda di Catanzaro. Ecco la ricostruzione.

Marcello Manna torna in libertà: attesa per le motivazioni del Riesame

In attesa di leggere le motivazioni del Riesame di Catanzaro, il quale ha annullato in toto l’ordinanza cautelare firmata dal gip Alfredo Ferraro, destinato tra pochi mesi a passare al tribunale di Bari, come deciso dal Plenum del Csm, siamo in grado di spiegare quali sono stati i documenti che hanno permesso all’avvocato penalista di Cosenza, sospeso dalla professione forense per l’inchiesta a Salerno su Petrini e la sentenza dell’omicidio di Luca Bruni, di tornare in libertà dopo 29 giorni di arresti domiciliari. Prima di arrivare al nocciolo della questione, non possiamo però non sottolineare un’anomalia.

La revoca dei domiciliari notificata con un ritardo mostruoso

Cosenza Channel ha appreso, da fonti qualificate, che il Riesame di Catanzaro, si era espresso già nella giornata di ieri, dando ordine di eseguire l’ordinanza di revoca della misura cautelare alle forze dell’ordine, tramite l’invio di una pec, spedita intorno alle 17. Ma nella giornata del 29 settembre 2022, quando la nostra testata ha dato in esclusiva la notizia del Tdl, il provvedimento di scarcerazione non era stato ancora notificato.

La regola vuole che in questi casi l’esecuzione debba essere perentoria, in quanto non si può tenere una persona sotto misura cautelare, privandola della libertà, se un giudice ha deciso di restituirgliela. Insomma, qualcuno, vuoi per un disguido vuoi per una curiosa “dimenticanza”, si è presentato a casa di Marcello Manna, soltanto all’ora di pranzo del 29 settembre 2022, a poche ore dall’inizio del consiglio comunale di Rende sull’approvazione del bilancio. Per fortuna, l’avvio dei lavori era stato fissato dopo le 15 e così il primo cittadino ha partecipato all’Assise.

Gli avvocati di Manna hanno condotto indagini difensive: ecco quali

Tornando alle argomentazioni difensive, gli avvocati Carratelli e Caiazza, hanno prodotto una corposa documentazione, attestando la regolarità delle condotte di Marcello Manna. I legali del sindaco di Rende, infatti, hanno inteso dimostrare, attraverso indagini difensive condotte nel giro di quindici giorni, che il sindaco oltre il Campagnano, non aveva mai avuto a che fare con Adolfo D’Ambrosio, ritenuto dalla Dda di Catanzaro, a capo del presunto gruppo mafioso operante a Rende, una cellula, tanto per capirci, della presunta confederazione mafiosa che, da un punto di vista cautelare, ha retto anche davanti al Riesame di Catanzaro.

I difensori di Manna, inoltre, hanno sentito funzionari e dirigenti del comune di Rende, dimostrando – dal loro punto di vista – che nel corso degli anni non vi erano mai stati punti di contatto tra Manna e D’Ambrosio, già condannato per associazione mafiosa in via definitiva, in qualità di partecipe della cosca “Lanzino” di Cosenza.

Marcello Manna nel 2019 prese meno voti del 2014

Altro dato che è emerso dal lavoro difensivo, è quello relativo al fatto che Marcello Manna, alle elezioni Comunali del 2019, aveva preso meno voti rispetto alla tornata elettorale del 2014, evidenziando come gli elettori rendesi avessero scelto, seppur in minoranza, altre coalizioni, quali quelle rappresentate da Sandro Principe e Mimmo Talarico, tanto per capirci. Poi la questione più importante: il gruppo D’Ambrosio non poteva in alcun modo ottenere i lavori e la gestione del Palazzetto dello Sport di Rende. Ciò si evince sempre dalle carte messe a disposizione del Riesame, presieduto dal presidente Filippo Aragona, in procinto di andare a lavorare presso il tribunale di Firenze.

Sempre gli avvocati di Manna, hanno spiegato che da un punto di vista professionale e in qualità di amministratore, il sindaco e avvocato cosentino ha sempre avuto un atteggiamento di chiusura nei riguardi di D’Ambrosio e delle altre persone a lui vicine.

Nessuna prova nelle intercettazioni dello scambio elettorale politico-mafioso

Infine, ma non meno importante, l’aspetto relativo alle intercettazioni telefoniche. Per gli avvocati difensori, non vi è la prova dello scambio elettorale politico-mafioso, in quanto Manna non è mai stato “captato”, intento a dire o a promettere chissà che cosa al resto degli inquisiti. E infine, gli intermediari avrebbero millantato che la vicenda potesse volgere in senso positivo, così come non vi è traccia che il gruppo D’Ambrosio, abbia condotto la campagna elettorale per Manna, con modalità mafiose.

È chiaro che siamo ancora in una fase preliminare del procedimento, visto che la Dda potrà ricorrere in Cassazione, ma il quadro indiziario, allo stato attuale, è completamente caduto. Questo significa che il sindaco di Rende non doveva essere arrestato. Poi le indagini e l’eventuale processo fanno parte del “gioco”, attendendo che i giudici di merito mettano la parola fine a un caso giudiziario che sembra somigliare a tanti altri, dove alcuni politici, prima erano finiti sotto le grinfie dell’accusa, e poi sono usciti trionfanti dalle aule di giustizia.

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