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Terremoto in mare a Scalea e vulcani sottomarini: c’è correlazione? Ecco cosa dice un ricercatore dell’Ingv

L'evento sismico del 31 ottobre scorso è stato diffusamente avvertito in quasi tutta la Calabria e anche in alcune zone della Sicilia. E sul Marsili ci sono importanti novità...

Terremoto in mare a Scalea e vulcani sottomarini: c’è correlazione? Ecco cosa dice un ricercatore dell’Ingv

Esiste una correlazione tra l’ultimo terremoto registrato in provincia di Cosenza e la presenza nella Costa tirrenica calabrese settentrionale di un complesso vulcanico, scoperto dal ricercatore Ingv Riccardo De Ritis, nel 2019? A rispondere è il ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Mimmo Palano, in servizio presso l’Osservatorio Etneo di Catania. «L’evento sismico registrato nella zona di Scalea ha una profondità di 286 chilometri dalla superficie terrestre con una magnitudo locale di 5.1. Il terremoto ed il complesso vulcanico, ormai estinto, rinvenuto dagli studi eseguiti dal dottor Riccardo De Ritis, rappresentano 2 differenti espressioni del medesimo processo tettonico, ovvero la subduzione della placca ionica al di sotto dell’arco calabro. Il terremoto del 31 ottobre 2022 è stato avvertito diffusamente in quasi tutta la Calabria. È stato registrato anche dalle stazioni sismiche in Sicilia» specifica il ricercatore Mimmo Palano.

Sisma in mare, il valore delle proprietà meccaniche del sottosuolo

L’elevata profondità del terremoto ha evitato conseguenze per edifici e ovviamente per la popolazione. Grande la paura, tuttavia, per gli abitanti di Maratea, San Nicola Arcella, Praia a Mare, Scalea e altri comuni vicini alla zona in cui è avvenuto il sisma. Alcuni infatti sono scesi in strada, temendo che vi fossero altre scosse, una dietro l’altra. In realtà, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, la sera del 31 ottobre 2022, ha registrato solo una scossa di magnitudo superiore a 2.0.

«Proprio la profondità del sisma ha fatto sì che gli effetti in superficie sono stati notevolmente attenuati. A ciò bisogna aggiungere anche eventuali effetti locali, legati alle proprietà meccaniche del sottosuolo, che tendono ad amplificare o ad attenuare ulteriormente. Ciò si traduce in una differente “percezione” del sisma da parte della popolazione, anche tra edifici contigui».

Forte terremoto in mare, il precedente del 1982

L’ultimo evento di magnitudo comparabile avvenne il 21 marzo del 1982. All’epoca l’ipocentro è stato molto più superficiale rispetto a quello odierno, colpendo il litorale tirrenico e l’immediato entroterra del golfo di Policastro, ovvero nella costa tirrenica settentrionale della Calabria, a cavallo tra Basilicata e Campania. In circa 30 località delle province di Salerno, Potenza e Cosenza gli edifici subirono danni anche di rilievo.

Tornando alla questione relativa al complesso vulcanico situato tra Scalea e Diamante, Mimmo Palano spiega che la genesi di questi vulcani sottomarini è simile a quella delle Isole Eolie, confermando il fatto, già raccontato da De Ritis in esclusiva a Cosenza Channel nel 2019, che «come grandezza sono simili al Vesuvio».

Infografica pubblicate sul sito dell’Ingv

Il vulcano sottomarino Marsili: cosa sappiamo oggi

Con il ricercatore Mimmo Palano è stato affrontato anche l’argomento del vulcano sottomarino Marsili, al centro di varie leggende, alcune delle quali narrano della sua pericolosità, qualora avvenisse un violento terremoto in mare. “In questo caso parliamo di un vulcano attivo che risiede a 500 metri sotto il livello del mare nel Tirreno meridionale. Possiamo dire che ha modesta attività sismica legata ad eventi di fratturazione superficiale e a degassamento. In caso di eruzione sottomarina a profondità di 500-1000 metri sul Marsili, in superficie osserveremmo solo acqua che bolle per via dell’attività di degassamento, e sicuramente il galleggiamento di materiale vulcanico che potrebbe rimanere in sospensione per alcune settimane» dichiara il ricercatore dell’Ingv.

«Il rischio associato a possibili eruzioni sottomarine è quindi estremamente basso, e un’eruzione a profondità maggiore di 500 metri comporterebbe probabilmente soltanto una deviazione temporanea delle rotte navali. Gli studi più significativi sul Marsili sono stati fatti negli ultimi quindici anni ed attualmente non esiste un sistema di monitoraggio sottomarino del vulcano». Ma quanto è grande il Marsili? «Come se fossero due Etna, uno accanto all’altro – evidenzia il ricercatore Mimmo Palano – Si estende per 3.400 metri in profondità, ha una lunghezza stimata in 70 chilometri ed è largo 30».

Temperature alte e terremoti: cosa c’è da sapere

La gente comune si interroga sul fatto che le temperature alte, vista la calda stagione che il nostro Paese sta vivendo nell’ultimo periodo, possano incidere sui terremoti. Il ricercatore Mimmo Palano smentisce tale ipotesi: «Le variazioni termiche non hanno alcuna influenza sugli eventi sismici. Sul lungo termine, però, ed in aree caratterizzate da grossi ghiacciai, le variazioni di temperatura, ed il conseguente scioglimento dei ghiacciai, fanno sì che la crosta terrestre risenta di questa variazione di peso e tende a sollevarsi, per aggiustamento isostatico. Questo può dare luogo ad un aumento della sismicità o se ci sono vulcani attivi al di sotto dei ghiaccia in scioglimento, può condizionarne l’attività vulcanica».

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