martedì,Maggio 28 2024

Sergio Cosmai e il monumento rimosso, l’accusa di Occhiuto a Caruso: «Città di nuovo senza anima»

Il senatore di Forza Italia: «Opera tranciata con un laser e gettata via. Al suo posto adesso metteranno un busto celebrativo come si usa nei regimi totalitari o nei posti dove regna l'ignoranza»

Sergio Cosmai e il monumento rimosso, l’accusa di Occhiuto a Caruso: «Città di nuovo senza anima»

Antefatto: lo scorso 9 marzo al sindaco di Cosenza, la vedova di Sergio Cosmai, Tiziana Palazzo, aveva manifestato un desiderio. Vale a dire smantellare quel che restava del monumento cittadino che era dedicato alla memoria del marito. L’opera, infatti, ubicata in fondo al viale cittadino intitolato proprio a Cosmai, era ridotta molto male. «Farò di tutto per rimuoverlo – aveva garantito Franz Caruso ai nostri microfoni -. Sarà sostituito da un’altra opera che vedrà la luce da qui a breve per ricordare degnamente Cosmai e, soprattutto, onorare il valore del suo sacrificio».

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L’installazione è stata rimossa come da programma, ma questa mattina sull’argomento è intervenuto il senatore Mario Occhiuto, ex sindaco di Cosenza per dieci anni. Proprio sotto la sua amministrazione era stato inaugurato il monumento il 12 marzo del 2013. Oltre alle tre sagome che raffigurano gli assassini, l’opera – costata poco meno di quarantamila euro – consisteva anche in una lunga striscia in metallo che avvolgeva l’intera rotatoria su cui era inciso un aforisma a firma dello stesso Cosmai. 

Pochi mesi dopo, a ottobre, due giovani persero la vita cadendo da un motorino proprio ai piedi di quella rotatoria. Il monumento non fu coinvolto in alcun modo nella tragedia, ma già in precedenza era stato dichiarato pericoloso proprio per quella lamiera che lo circonda, ritenuta troppo affilata. Quindi fu eliminata dalla rotonda.

L’affondo di Occhiuto sull’installazione dedicata a Sergio Cosmai

«Si sente spesso dire che l’arte contemporanea non è altro che spazzatura. Al Comune di Cosenza hanno preso alla lettera la critica, gettando nell’immondizia un’installazione artistica in memoria del direttore Sergio Cosmai, trucidato dalla ‘ndrangheta nel 1985». Sono le parole usate dal senatore di Forza Italia in un post con cui oggi ha preso posizione.

«L’opera – dice – riproduceva significativamente tre ombre giganti pensate dall’artista Maurizio Orrico con le mani a forma di pistola, pronte a sparare sul mondo, dall’alto in basso, come a voler rappresentare in quel gesto l’oscurità funesta della criminalità che incombe sempre su di noi ed esprime violenza, odio e minaccia. Qualcuno, all’interno dell’Amministrazione comunale, ha deciso che quell’opera fosse da buttare, dopo averla tranciata con il laser senza alcun rispetto per chi l’aveva commissionata, per chi l’aveva pensata e per chi l’aveva apprezzata. Senza badare ai costi sostenuti e (adesso) da sostenere. Allo stesso modo barbaro di quello che avvenne tanti anni fa per la scultura di Cesare Baccelli in piazza Spirito Santo».

«A qualcuno non piaceva – dice Occhiuto senza mezzi termini -. Senza capire che un’opera di arte contemporanea non deve per forza piacere a tutti, se mai deve interrogare in virtù dell’idea che le sta dietro, perché a partire dal secolo scorso l’arte è diventata soprattutto concettuale. Adesso magari metteranno al suo posto l’ennesimo busto celebrativo, come si usa nei regimi totalitari o nei posti dove regna l’ignoranza. Nel frattempo, dopo aver tagliato con il laser le sculture, hanno lasciato in bella vista un altarino abusivo come tanti altri che sto vedendo ultimamente in città.

L’ho sempre detto: una città è un’opera collettiva che può essere il risultato delle migliori aspirazioni degli uomini oppure quello del loro malcostume. Chi la governa dovrebbe incentivare le buone pratiche, stimolare il senso civico dei cittadini, ricercare il bello e favorire la socialità. Vedevo, durante i nostri dieci anni di amministrazione, tanti giovani insieme per le strade, genitori che finalmente accompagnavano i figli a piedi a scuola, feste e installazioni varie per favorire la coesione sociale, bimbi che giocavano all’aperto nelle piazze (poi alcune smantellate a favore di strade veicolari), tante opere d’arte e installazioni e sperimentazioni artistiche contemporanee per incentivare la creatività e l’innovazione, l’orgoglio della appartenenza dei cittadini stimolato dalle grandi opere pubbliche di qualità realizzate anche per rigenerare le aree degradate».

«Oggi ci ritroviamo di nuovo in una città senza un’anima, che non manifesta amore e dedizione; dove si favoriscono le macchine anziché le persone, con tanti gazebo e altarini abusivi, doppie file, priva di manutenzione e cura; una città dove ognuno può fare quello che vuole, senza alcuna visione, né attrattività, innovazione e creatività, con busti celebrativi e ritagli riproducibili di lamiera al posto delle opere d’arte. L’unica opera con un senso sociale e comunitario è il completamento del Viale del Benessere, che sebbene tanto osteggiata (anche dall’attuale amministrazione) adesso già evidenzia la visione lungimirante che avevamo avuto. Dieci anni non sono bastati – conclude Mario Occhiuto -. E non lo dico per critica politica, anzi lo dico con grande tristezza e dispiacere».

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