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Fallimento Amaco Cosenza, Caruso senza peli sulla lingua: «La colpa è di chi ha gestito in passato» | VIDEO

Il sindaco della città auspica che il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto convochi un tavolo di concertazione per discutere del futuro dei lavoratori

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A margine del confronto convocato a Palazzo dei Bruzi dopo la conferma, da parte della Corte d’Appello di Catanzaro, del fallimento di Amaco, il sindaco di Cosenza Franz Caruso ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo di concertazione al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, allo scopo di trovare soluzioni per garantire la continuità del servizio e soprattutto per salvaguardare il posto di lavoro dei dipendenti dell’Azienda per la Mobilità partecipata al cento per cento dal Comune.

All’appuntamento ospitato nel salone di rappresentanza, sono intervenuti i sindacati Cgil, Cisl, uil e Ugl ma anche il curatore della liquidazione giudiziale Fernando Caldiero, accompagnato dal direttore della stessa Amaco Francesco La Valle. Erano presenti inoltre Maria Porta, legale del comitato dei creditori, e numerosi impiegati.

La nota di Emma Staine

Contestualmente anche a Catanzaro si è svolto un incontro tra l’assessore regionale ai trasporti Emma Staine e Cometra, la società consortile presieduta da Ernesto Ferraro che annovera tra i consorziati pure l’Amaco. «La Regione, a seguito del fallimento della società Amaco, municipalizzata del trasporto pubblico che fa capo al Comune di Cosenza, ha avviato una serie di riunioni tecniche per individuare la soluzione più opportuna in funzione della tutela dei posti di lavoro e la garanzia di continuità del servizio. Le parti saranno già convocate nelle prossime ore. L’assessore ai trasporti Emma Staine ha tutta l’intenzione di tutelare i lavoratori e garantire il servizio». Questo il comunicato diffuso dalla rappresentante del governo regionale.

Posizioni diverse

Tornando invece a Palazzo dei Bruzi, Franz Caruso ha indicato tre priorità da perseguire in sinergia tra la politica, i sindacati e le maestranze: «La salvaguardia dei livelli occupazionali – ha detto – la prosecuzione del servizio da effettuare con livelli di efficienza tali da renderlo attrattivo ed utile per la comunità, il mantenimento del chilometraggio assegnato dalla Regione al nostro territorio». Proprio su quest’ultimo punto si sta spostando la partita, poiché si tratta della principale fonte di entrata dell’azienda.

La titolarità del chilometraggio, cui corrispondono i consistenti versamenti bimestrali erogati dalla Regione, è una delle controversie su cui le posizioni di Cometra ed Amaco sono distanti. Il Consorzio ritiene che la gestione debba essere distribuita tra le società consorziate, con l’assorbimento, eventualmente, del personale Amaco in capo a quella assegnataria del chilometraggio. Ma il curatore non è dello stesso avviso: «Amaco ha titolo per rimanere nel consorzio Cometra fino al 2026. Il chilometraggio è una prerogativa di Amaco che può essere collocato sul mercato. Se così non fosse, non ci sarebbe attivo da realizzare per soddisfare i creditori poiché bisognerebbe procedere ad una vendita atomistica i beni, con tutti i problemi legati pure alla continuità aziendale e dei rapporti di lavoro». In sostanza, secondo Caldiero, si tratta di un bene immateriale che per Amaco costituisce un valore tale da rendere l’Azienda appetibile da terzi.

I sindacati

I sindacati però, sul punto sono preoccupati: «Non è chiaro – ha detto tra gli altri Gianni Angotti della Cgil di categoria – come si può fare a vendere qualcosa che non appartiene ad Amaco, che non rientra nel suo patrimonio». Inoltre, non sarebbe così automatico il passaggio del personale da un’azienda all’altra. Aspetti tecnici tutti ancora da dipanare. Secondo Paolo Cretella, esponente della Uil, «questi lavoratori si sentono in un limbo. Amaco – ha sottolineato – non sono gli autobus, né i capannoni. Sono gli uomini. Tra l’altro in questo periodo le attività stanno producendo una certa redditività: è la dimostrazione che la situazione attuale è dovuta ad un passato di malagestione». Per Giuseppe Lavia della Cisl «Bisogna fare presto. Ci sarà tempo per acclarare le responsabilità. In questo momento bisogna difendere l’intero perimetro occupazionale. Lo impongono non solo le clausole sociali, ma le clausole morali, perché a queste latitudini non si deve perdere neppure un posto di lavoro».

Verso il ricorso in Cassazione

Come si ricorderà la scure del fallimento si era abbattuta sull’Amaco, già nello scorso mese di novembre. Quando il tribunale aveva rigettato il concordato preventivo disponendo l’apertura della liquidazione giudiziale. La conferma giunta dalla Corte d’Appello quindi, non è un fulmine a ciel sereno. Ma era una speranza per evitare il baratro, alla quale i dipendenti si erano aggrappati, per la verità senza troppa convinzione, consapevoli dello stato comatoso in cui la municipalizzata versava ormai da tempo. C’è ancora spazio per un ricorso in Cassazione e non è escluso che nelle tempistiche previste dalla legge, si tenterà di imboccare anche questa strada.

Nelle ultime ore l’opposizione consiliare di Palazzo dei Bruzi ha puntato l’indice sulla mancata ricapitalizzazione operata dal Comune, che avrebbero dato il colpo di grazia alla situazione finanziaria della municipalizzata. Accuse respinte con forza dal sindaco: «Le responsabilità del fallimento sono chiare e nette e risalgono alla gestione del passato» ha tuonato Franz Caruso.

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