Non si placa la polemica sulla sicurezza dell’Arcomagno. Dopo le dichiarazioni del sindaco di San Nicola Arcella riportate nei giorni scorsi, diverse associazioni ambientaliste e comitati civici tornano a sollevare forti dubbi sulle reali condizioni del sito naturalistico, chiedendo verifiche tecniche approfondite e nuovi interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.

In una lunga nota congiunta, firmata da VAS Tirreno Cosentino, Italia Nostra Alto Tirreno Cosentino, Legambiente Riviera dei Cedri, Lipu Calabria, Comitato Difesa Ambiente Diamante e Cirella, Costituente Terra e altre realtà associative, si contesta apertamente l’idea che i lavori eseguiti negli ultimi mesi possano garantire condizioni di piena sicurezza per i visitatori.

Secondo i firmatari, gli interventi realizzati riguarderebbero soltanto una porzione limitata del sentiero di accesso all’Arcomagno e sarebbero stati finanziati con un importo lordo di circa 400mila euro, a fronte di un quadro economico complessivo ben più ampio. Le associazioni richiamano infatti la delibera di Giunta comunale n.48 del 9 maggio 2024, nella quale — sostengono — il fabbisogno totale per la mitigazione del rischio frane e caduta massi nell’area ammonterebbe a oltre 4,2 milioni di euro.

Da qui l’accusa: «Stando ai progetti tecnici, il rischio presente all’Arcomagno persisterebbe ancora per il 90%». Un’affermazione pesante, che punta direttamente sulle valutazioni tecniche e non sulle rassicurazioni politiche. Secondo gli ambientalisti, infatti, “l’area resta soggetta a un elevato rischio idrogeologico, con pericoli legati a frane, smottamenti e distacchi rocciosi”.

Nel documento vengono richiamate anche alcune ordinanze comunali, compresa quella del 30 aprile 2026, nella quale lo stesso Comune avrebbe evidenziato il rischio di caduta massi invitando i visitatori a prestare particolare attenzione. Le associazioni sostengono inoltre che la Protezione Civile e la Regione Calabria abbiano più volte sollecitato il Comune ad adottare ulteriori misure per la tutela dell’incolumità pubblica.

Il nodo centrale resta quello della compatibilità tra la fragilità geomorfologica del sito e il forte afflusso turistico. Nel testo si parla di circa 95mila visitatori registrati nel 2025, “gran parte dei quali minori”, e si chiede un atto tecnico ufficiale che certifichi con chiarezza lo stato reale di sicurezza dell’area e la sostenibilità di un simile numero di ingressi.

Le associazioni ricordano inoltre che nel corso degli anni all’Arcomagno si sono verificati diversi episodi di frane e distacchi rocciosi, alcuni anche recenti, e accusano il Comune di minimizzare il problema privilegiando gli introiti economici derivanti dagli accessi turistici.

“Finora non ci sono stati danni alle persone - scrivono - ma possiamo davvero affidarci solo alla fortuna?”. Una domanda che riapre con forza il dibattito sulla gestione di uno dei luoghi simbolo del Tirreno cosentino, stretto tra tutela ambientale, sicurezza pubblica e pressione turistica.