Il nostro reportage dal lungofiume Oberdan è tragico: lungo il corso d’acqua che passa sotto il Ponte Mario Martire non c’è limite alla sporcizia, all’erba alta e all’immondizia di ogni genere. E il comune chiama in causa la Regione
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Il Busento, seppur in difficoltà a causa della mancanza di pioggia in estate, splende sotto il sole mattutino di luglio e sotto lo sguardo di Alarico e della cupola di San Domenico, viaggiando placido lungo piazza dei Valdesi e costeggiando silenzioso la città vecchia. Sarebbe un ottimo soggetto per un quadro impressionista en plein air, se non fosse che basta affacciarsi dai parapetti per capire che la situazione ambientale è disastrosa.
Scendendo lungo l’argine del fiume non sono soltanto i rami, ancora fermi dalle alluvioni di febbraio, a rubare l’occhio, ma anche l’immondizia sparsa qui e lì su quello che, in linea teorica, potrebbe essere un vettore turistico immenso. Al di là del ponte, nell’unico punto di accesso, una situazione critica: bottiglie di birra vuote ovunque, intere e ridotte in cocci, addirittura una bicicletta abbandonata. Non mancano gli indumenti intimi, lasciati lì come se fosse normale, e i pannolini. E poi contenitori di plastica, immobili al centro del corso d’acqua, che in alcuni casi fanno anche da appoggio per le libellule.
Anche il Crati, qualche metro prima della confluenza, non se la passa benissimo, con l’erba decisamente alta. Ma è il Busento a soffrire di più per l’inquinamento antropico, come si vede anche da un evidente insediamento di fortuna. Per fortuna, verrebbe da dire, non ci sono altri punti d’accesso all’argine, ma questo non ha impedito all’inciviltà di proliferare: al di qua del ponte Mario Martire, verso il punto d’origine del corso d’acqua, c’è una bacinella per raccogliere i panni e diverse bottiglie sia di vetro sia di plastica che verranno risucchiate evidentemente dal fiume al prossimo ingrossamento.
E a proposito dei pericoli derivanti da quando torneranno le piogge, a far paura è un intero albero in bilico ormai da febbraio. Finora ha resistito, ma l’impressione è che alla prima piena sarà difficile che possa non staccarsi. Nei giorni scorsi il comune di Cosenza ha indirizzato una Pec a Calabria Verde, al presidente Occhiuto e all’assessore Gallo per sollecitare la pulizia degli argini. Per evitare che, alla prima piena, Cosenza viva l’incubo dell’alluvione e per far sì che uno dei luoghi più belli della città possa tornare a splendere.














