Dall’alto di Corso Plebisicito, vicino alla Chiesa di San Francesco di Paola, poco dopo la convergenza di Crati e Busento, i tronchi sono ben visibili: si tratta di quelli che il Ciclone Nils ha trasportato nella piena dello scorso febbraio e che ancora si trovano lungo gli argini e nelle isole di sassi che popolano il fiume più importante di Cosenza e provincia. Poco dopo, esattamente sotto il ponte Alarico, che porta al Comune, ci sono altri residui, sempre arborei, pericolosissimi: si trovano praticamente fra le due arcate principali della struttura.

È lo stato dell’arte a pochi passi dall’area urbana e dal centro storico del capoluogo bruzio. Basta semplicemente affacciarsi da un qualsiasi punto panoramico che abbia una vista sui fiume per notare che si tratta di una situazione davvero al limite: tronchi riversi, alberi che fuoriescono dall’acqua, addirittura costringono il fiume a deviare, pur se sensibilmente, il proprio corso in alcuni punti. Dall’arrivo delle perturbazioni che hanno colpito la Calabria e il capoluogo sono passati ormai più di tre mesi, eppure nulla è stato ancora fatto. E i rischi che corre il capoluogo sono tanti.

Da Cosenza Vecchia fino alla superstrada

Immediatamente dopo il Ciclone Nils, quello che più di tutti ha colpito la città di Cosenza, il sindaco Franz Caruso ai nostri microfoni spiegò in modo piuttosto esaustivo come il capoluogo bruzio riuscì a limitare i danni (che pure furono ingenti soprattutto al confine con Rende e nella zona di Molino Irto, dove Campagnano e Busento esondarono): gran parte del merito, disse, andava alla pulizia degli argini periodica che proprio il Municipio aveva fissato nel corso degli anni precedenti, così da riuscire a contenere la furia dei fiumi che, in Piazza Valdesi, avevano raggiunto livelli di allerta preoccupanti nonostante gli interventi di Palazzo dei Bruzi.

A distanza di quasi cento giorni dall’evento meteorologico più grave che il capoluogo bruzio abbia conosciuto in recenti anni, però, la situazione lungo il Crati non appare migliorata, anzi. Basta costeggiare la superstrada che collega Rende a Cosenza, poco dopo il ponte di Calatrava, per capire che il problema non è soltanto vicino al centro storico, bensì lungo tutto il corso del fiume. All’altezza dello svincolo che porta a Zumpano, infatti, gli alberi non sono solo adagiati sugli argini, ma praticamente in acqua. E il rischio è che, con un meteo instabile come quello che la Calabria ha sperimentato lo scorso inverno, la mancata rimozione dei tronchi possa sfociare in problemi ben più gravi rispetto a quelli, già ingenti, causati dal Ciclone Nils.

Il parere dell’esperto: «Rischio di dighe naturali»

Carlo Tansi, geologo e già a capo della Protezione Civile regionale, lancia l’allarme: «La presenza di carcasse arboree e tronchi accumulati nell’alveo, in posizione potenzialmente mobilizzabile dalle prossime piene e a monte di ponti, aree urbanizzate, aree commerciali e infrastrutture viarie, costituisce una criticità idraulica significativa». Secondo Tansi «tale materiale flottante può essere trascinato dalla corrente (come peraltro già avvenuto a febbraio, ndr) e alla prossima piena trasformarsi in un tappo contro ponti e restringimenti, facendo salire rapidamente il livello dell’acqua e aumentando il rischio di esondazioni in aree abitate, commerciali e infrastrutturate».

Una sorta di diga inaspettata che renderebbe molto più ad alto rischio un’eventuale bomba d’acqua e aumentando il livello del fiume in un tempo decisamente minore rispetto all’ultima volta, quando la libertà di scorrimento del corso d’acqua ha evitato che la piazza d’accesso a Corso Telesio si ritrovasse completamente sommersa come avvenuto nella tragica alluvione del novembre 1959: «Serve un intervento immediato di rimozione selettiva e messa in sicurezza dell’alveo, con priorità assoluta – conclude Tansi – nei tratti a monte di ponti, strade, abitazioni, attività commerciali e infrastrutture strategiche».