La possibile rimozione di circa 1.200 alberi di alto fusto in un’area montana di Fagnano Castello, sulla Catena Costiera, accende lo scontro ambientale. A intervenire è Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde-Avs, che chiede di fermare l’intervento e di rendere pubblici gli atti tecnici alla base del progetto.

Al centro della contestazione c’è un progetto di messa in sicurezza lungo un tratto stradale frequentato soprattutto da amanti della montagna. Secondo Campana, l’operazione prevederebbe l’abbattimento di numerosi alberi, tra cui molti faggi secolari, in un’area definita di particolare valore naturalistico.

Campana: «La pericolosità è di dubbia spiegazione»

«Il Comune di Fagnano Castello ha affidato l’incarico per un progetto di messa in sicurezza lungo un tratto stradale frequentato prevalentemente da amanti della montagna che prevede l’abbattimento di circa 1.200 alberi di alto fusto, tra i quali molti faggi secolari, posti in un’area montana di notevole e singolare bellezza naturalistica sulla Catena Costiera», dichiara Campana.

Il portavoce regionale di Europa Verde-Avs sostiene che non vi sarebbero opere infrastrutturali da realizzare. «Non c’è nessuna opera da realizzare, nessuna strada da costruire», afferma, aggiungendo che dalle carte in possesso dei comitati locali non emergerebbe una motivazione tecnica «oggettivamente comprensibile».

Campana contesta anche la mancanza, allo stato, di elaborati e perizie tecniche sullo stato di stabilità degli alberi. Secondo quanto riferito dal portavoce, a detta del responsabile del progetto tali documenti non sarebbero stati ancora consegnati, nonostante la “martellata” sia stata già eseguita il 15 maggio.

«Quelle piante non sembrano ad alto rischio schianto»

Campana racconta di essersi recato sul posto insieme a cittadini e tecnici del settore che conoscono quei boschi da anni.

«Quello che ho visto contraddice la narrativa del Comune: le piante segnalate per il taglio non presentano a vista segnali di instabilità meccanica tali da poterle considerare ad alto rischio schianto», sostiene.

Secondo il portavoce di Europa Verde-Avs, la pericolosità evocata per giustificare l’abbattimento sarebbe applicata in modo selettivo. «La pericolosità invocata per giustificare l’abbattimento viene applicata in modo selettivo, ma quelli a vista non sono classificabili pericolosi. La pericolosità, dunque, compare e scompare a seconda di dove convenga applicarla».

Da qui la domanda politica posta da Campana: «A chi serve questo taglio?».

«La natura non è una voce di bilancio»

Il portavoce regionale di Europa Verde-Avs collega la vicenda anche al tema delle eventuali difficoltà finanziarie dell’ente.

«Se il Comune attraversa difficoltà finanziarie e ha bisogno di fare cassa, va detto chiaramente. Ma la natura non è una voce di bilancio», afferma Campana.

Nel suo intervento viene richiamata anche la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica a tutelare ambiente, biodiversità ed ecosistemi nell’interesse delle future generazioni.

«Un Comune che vuole abbattere oltre un migliaio di alberi di alto fusto, tra i quali faggi secolari, senza una motivazione tecnica certificata da analisi strumentali si pone in aperta tensione con questo precetto», sostiene il rappresentante di Avs.

La richiesta al Comune e alla Regione

Europa Verde e Avs Calabria chiedono all’amministrazione comunale di Fagnano Castello di abbandonare immediatamente il progetto di abbattimento, rendere pubblici gli atti tecnici e le eventuali perizie fitosanitarie e meccaniche e aprire un confronto sul rapporto tra sicurezza e salvaguardia ambientale.

La richiesta viene rivolta anche alla Regione Calabria, chiamata a verificare la compatibilità dell’autorizzazione con la normativa vigente in materia di tutela del patrimonio boschivo.

«Chiediamo inoltre alla Regione Calabria di verificare la compatibilità di questa autorizzazione con la normativa vigente in materia di tutela del patrimonio boschivo», aggiunge Campana.

La posizione finale del portavoce è netta: «Un bosco non è un problema da risolvere. È una risorsa pubblica. E questa storia lo dimostra».