VIDEO | Il regista e produttore cinematografico americano, 65 anni, ha scelto di vivere nel borgo del Pollino accanto ad Alba Metaponte. Qui ha girato il suo nuovo film, una rilettura del Faust tra commedia, tragedia e sfumature horror. Nel cast il figlio Bailey, il fratello Marc Coppola e giovani talenti calabresi
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Sono le 11.30 di una domenica d’autunno e stiamo girando un’intervista nella zona industriale di Scalea. Una di quelle che regalano emozioni dall’inizio alla fine e ti riconciliano con questo lavoro, non sempre facile da gestire. Siamo seduti ai tavolini della tap room della sede di Birra Cala, l’azienda che ha gentilmente ospitato l’incontro. Di fronte a noi c’è Christopher Coppola, regista di “Crazy Faust”, lungometraggio interamente girato a Morano Calabro e profondamente legato alla Calabria, pur conservando qualche sfumatura americana. È la storia di Faust, un uomo che attraversa i secoli e che, proprio per questo, viene considerato pazzo. Crazy, appunto.
Il legame con Francis Ford Coppola e Nicolas Cage
Ma l’attesa per il film non è dettata soltanto dalla voglia di far conoscere, ancora una volta, la Calabria al grande pubblico. Christopher Coppola è un regista e produttore di lunga esperienza, con il cinema nel sangue. È infatti nipote del celebre regista Francis Ford Coppola, autore di capolavori come la trilogia de “Il Padrino” e “Apocalypse Now”, e fratello dell’attore premio Oscar Nicolas Cage. Una famiglia che ha lasciato un segno profondo nella storia del cinema hollywoodiano.
Una carriera lunga una vita
Ma dimenticate il peso del cognome Coppola, le strade spianate e i vezzi da divo. Christopher si è costruito il proprio spazio facendo leva sulle sue capacità ed è anche per questo che, a differenza dei celebri parenti, ha scelto la strada del cinema indipendente: un percorso tortuoso, ricco di ostacoli e insidie.
La carriera di Christopher Coppola è iniziata presto. A 25 anni era già dietro la macchina da presa e, nel 1993, Hollywood sembrava alla sua portata. Il film “Deadfall”, conosciuto in Italia come “L’ultimo inganno”, poteva contare su un cast di tutto rispetto: oltre al fratello Nicolas Cage, c’era Talia Shire, sorella del regista Francis Ford Coppola, nota per aver interpretato Connie Corleone ne Il Padrino e Adriana Pennino nella saga di Rocky. Nel cast anche Charlie Sheen, quel Charlie Sheen che da decenni è protagonista della scena hollywoodiana, nonostante gli eccessi che hanno segnato una parte della sua vita e che oggi sono finalmente alle spalle.
Ma proprio quel lungometraggio, che avrebbe dovuto rappresentare il grande salto, insinua in Christopher il dubbio che quella sia davvero la strada giusta per lui. Comincia così un percorso in solitaria, lontano dal riflesso del cognome di famiglia, nel tentativo di tracciare una strada umana e professionale tutta sua.
Le collaborazioni internazionali
Dopo quell’esperienza arriveranno altri film, ma Christopher si dedicherà anche ad attività diverse. Dopo aver completato gli studi al San Francisco Art Institute, diventa docente di ruolo e successivamente direttore del Dipartimento di cinema della stessa istituzione. Poi gira il mondo, vola dagli Stati Uniti alla Cina per sperimentare nuovi linguaggi cinematografici, promuovere scambi culturali internazionali e organizzare laboratori di regia. Per lui il racconto è tutto e, per raccontare, serve soprattutto il cuore, più che la vista, come ci spiega durante la nostra intervista. La ricerca di nuovi modi di comunicare attraverso le immagini è una costante del suo lavoro.
Il legame con la Calabria
Oggi questa ricerca passa anche dalla Calabria, intesa non soltanto come territorio capace di ispirare un progetto cinematografico e accogliere una produzione indipendente, ma anche come luogo in cui vivere.
Il legame con la Calabria e, in particolare, con Morano Calabro ha per lui un nome e un cognome: Alba Metaponte, artista e poetessa di origini calabresi, che il regista americano ha sposato un anno fa. Ad avvicinarli sono stati l’arte, la poesia e le prime conversazioni sui social, quando ancora non parlavano neppure la stessa lingua. Lui considera il cinema una forma di poesia per immagini; lei affida alle parole e alla voce la propria sensibilità artistica.
Poi l’incontro, la conoscenza e la scelta di costruire una vita insieme in Calabria, dall’altra parte del mondo, e forse troppo lontana dai fasti hollywoodiani. Christopher non nasconde che adattarsi a una realtà così piccola e diversa dalle sue abitudini non sia sempre semplice. Ma in questa scelta c’è qualcosa che racconta molto del suo modo di essere: la disponibilità a rimettersi in gioco, a cambiare prospettiva.
Christopher attraversa il tunnel dell’indecisione e, alla fine, sceglie di arredarlo. Se Morano Calabro è lontana da quel mondo del cinema in cui è nato e cresciuto, allora è lui a portare il cinema a Morano Calabro, trasformando il borgo in un set.
Il cast
La sua ultima fatica artistica si intitola “Crazy Faust”. È una produzione indipendente che intreccia commedia, tragedia e sfumature horror per rileggere una figura letteraria senza tempo.
La storia mette in dialogo due età e due dimensioni del personaggio: il giovane Faust, interpretato da Bailey Coppola, figlio del regista, e il Faust contemporaneo, interpretato dallo stesso Christopher. Un salto tra epoche, ironia e inquietudine, in un’opera che segue una strada personale, lontana dai meccanismi più rassicuranti del cinema commerciale. Nel cast c’è anche Marc Coppola, fratello maggiore di Christopher, nei panni di The Lord, il Signore, mentre la sceneggiatura è firmata da Alan Silver e Linda Brookover, amici di vecchia data del regista.
Ma il film parla anche calabrese. Le musiche sono curate da Susan DiBona e Salvatore San Giovanni. Lei, americana di nascita ma italiana d’adozione; lui, calabrese di Santa Maria del Cedro. Insieme hanno dato vita a The Villa’s Studio, a Praia a Mare, una realtà di produzione musicale affacciata sull’Isola Dino, da cui passano i musicisti più influenti della musica d’autore contemporanea.
Alla fotografia c’è Mathias Rat, anche lui calabrese, che si è fatto strada da solo grazie al proprio talento. Tra gli attori, invece, figura Mario Pataro, originario proprio di Morano Calabro. Una parte è affidata anche ad Alba Metaponte, moglie di Christopher, che contribuisce così a rendere ancora più personale il legame tra il film e il territorio.
L’incontro nella tap room di Birra Cala
Una domenica mattina ci ritroviamo tutti nella tap room di Birra Cala per parlare del film e della Calabria. La scelta del birrificio non è casuale: Christopher è un grande appassionato di birra e la visita alla sede di Birra Cala è un regalo degli amici e dei collaboratori più stretti.
Nella lunga intervista che ci concede, Christopher risponde a ogni domanda senza esitazioni. È un fiume in piena, desideroso di raccontarsi e di condividere la propria esperienza.
Ci confessa che girare il film a Morano Calabro non è stato semplice. Racconta le difficoltà di lavorare in un Paese di cui non padroneggia la lingua, con risorse limitate e una produzione che ha richiesto capacità di adattamento, inventiva e soluzioni tecniche complesse. Eppure il progetto è arrivato a compimento, sostenuto dalla determinazione di chi non voleva rinunciare alla storia che aveva immaginato.
Un film da lasciare a suo figlio
Dietro la realizzazione di Crazy Faust c’è anche una motivazione profondamente personale. Bailey, il figlio di Christopher, interpreta il giovane Faust. Durante la lavorazione ha attraversato un periodo di grave sofferenza psicologica, che ha reso necessario ripensare alcune parti del film e ricorrere anche a soluzioni tecniche come il green screen.
Il regista racconta questa esperienza con la consapevolezza di chi ha dovuto tenere insieme le difficoltà della produzione, le responsabilità verso la troupe e la preoccupazione di un padre. Il film ha così assunto un significato che va oltre il risultato artistico: è diventato anche un progetto da costruire insieme al figlio, un’opera capace di custodire il loro rapporto e lasciare una traccia del percorso condiviso.
«Mi piace lavorare con mio figlio. Abbiamo fatto diversi film insieme e lavoriamo bene, anche se litighiamo. Ma tra noi c’è rispetto», ha raccontato. Il desiderio è lasciargli qualcosa a cui aggrapparsi, un’opera da cui possa ripartire e sulla quale costruire il proprio futuro.
La pressione costante di chiamarsi Coppola
Il cognome di famiglia lo segue come un’ombra, anche durante la nostra conversazione. Il regista, tuttavia, sottolinea di essere stanco di dover parlare continuamente dei propri familiari. Forse avverte, nelle domande che gli vengono rivolte da una vita, il peso di un confronto costante con i suoi celebri parenti hollywoodiani.
Noi scegliamo di raccontare la sua storia personale, che merita attenzione per il suo percorso autonomo, senza rinunciare a ricordare un aneddoto legato all’infanzia. Secondo quanto raccontato, Christopher avrebbe aiutato il fratello minore Nicolas, di due anni più giovane, a muovere i primi passi nella recitazione, quando i due erano ancora bambini e vivevano a Long Beach. La recitazione avrebbe rappresentato per entrambi anche un modo per affrontare momenti difficili della loro infanzia.
Da adulti, Christopher e Nicolas hanno mantenuto saldo quel legame. Poi, a un certo punto, qualcosa si è incrinato, fino a una distanza che oggi il regista racconta con amarezza: «Quel rapporto non esiste più. Ed è una cosa che mi rattrista».
Il sogno di Christopher
C’è un filo che attraversa tutto il suo lavoro, dai film alle attività di formazione: la convinzione che il cinema debba essere uno strumento per dare voce alle persone, non un linguaggio riservato a chi dispone di mezzi economici, risorse o accesso all’industria.
Christopher ha tenuto laboratori in numerosi Paesi in giro per il mondo, lavorando con comunità e persone che raramente trovano spazio nei circuiti tradizionali. Il suo obiettivo è avvicinare il cinema ai giovani e a chiunque desideri raccontare una storia, offrendo la possibilità di sperimentare e imparare anche al di fuori dei percorsi convenzionali.
Il suo sogno è mettere la propria esperienza a disposizione delle nuove generazioni e contribuire alla crescita di talenti che spesso sono costretti a cercare altrove le opportunità per realizzarsi. Nel frattempo continua a organizzare workshop accessibili a tutti, mantenendo vivo quel rapporto tra formazione, sperimentazione e condivisione che ha caratterizzato il suo percorso.
È forse proprio qui che si incontrano il cinema di Christopher Coppola e la sua scelta di vivere in Calabria: nella volontà di costruire qualcosa, anziché limitarsi a cercare altrove ciò che manca. Con Crazy Faust ha portato la macchina da presa a Morano Calabro; con il progetto di una scuola di cinema vorrebbe lasciare al territorio qualcosa di ancora più duraturo. Perché, per lui, raccontare una storia non significa soltanto realizzare un film, ma creare possibilità, dare spazio alle persone e immaginare un futuro diverso. Speriamo solo che la Calabria sappia cogliere l’opportunità e non si lasci sfuggire Christopher Coppola come ha fatto con molti dei suoi figli, costretti a lasciare la propria terra per poter esprimere il proprio talento.

