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Ex della gara ma non solo: Agostino Camigliano, uno degli eroi di Pescara, ha anche un padre di Cerenzia e tifosissimo dei Lupi. Ma l’ex centrale rossoblù, oggi in forza al Cittadella, confida in uno sforzo da parte del genitore: «Stavolta credo che farà il tifo per me – ride – quindi per il Cittadella, ma guai a chi gli tocca il Cosenza».
Camigliano, tornerà di nuovo al “Marulla”. Oramai è una ricorrenza, ma non sarà mica indifferente…
«Per me è una partita particolare. Nonostante abbia da tempo superato l’emozione della prima volta, giocare al “Marulla” da avversario farà sempre strano: troppi ricordi mi legano a quel posto».
E parlando di ricordi, lei ha vinto i playoff nell’anno del ritorno in Serie B. Che atmosfera era?
«Ho giocato molte volte i playoff, ma Cosenza è stata l’unica volta in cui sono riuscito a vincerli. Sono stati cinque mesi intensi (Camigliano arrivò a gennaio, ndr) conclusi nel migliore dei modi, s’era creato un insieme incredibile. Proprio per questo farà sempre uno strano effetto mettere piede in quello stadio».
Camigliano, cosa intende quando parla di “insieme incredibile”?
«Faccio un esempio: all’andata della semifinale col Südtirol mi feci male e giocò Pascali, poi venne squalificato Dermaku e quindi Manu, al ritorno, dovette scalare centrale. Insomma, dei tre titolari c’era solo Idda. Il mio posto venne preso da Pasqualoni: nonostante non giocasse da tanto tempo, Fede fece una grande partita. Questo significa l’insieme».
Un gruppo che era quasi una famiglia, insomma.
«Vivevamo in simbiosi, eravamo praticamente sempre insieme. Finito l’allenamento uscivamo, andavamo a cena, ci fermavamo, così quando il giorno ci ritrovavamo al campo in realtà non ci vedevamo da poche ore. Una grande famiglia, insomma».
Lei ha disputato anche i play-off col Cittadella, sfiorando la Serie A persa in finale: quali similitudini trova con l’impresa di Cosenza?
«Penso che arrivare a una finale dei play-off significhi essere una squadra di valore. Spesso a Cosenza ho sentito parlare di tante contingenze che si sono incastrate: tutto vero, ma se non sei forte non vinci. Anche a Cittadella eravamo un gran gruppo, con l’arrivo di Moncini facemmo un salto di qualità».
Spal-Cosenza per lei, cognato dei fratelli Esposito, sarà stata una partita da visionare con interesse.
«Sì, l’ho guardata, lo ammetto (ride, ndr)… Sia Sebastiano che Salvatore sono molto forti e faranno davvero tanta strada, credo che Ferrara sia l’ambiente giusto per crescere. Il Cosenza? L’ho visto davvero tanto bene, i compagni con cui sono in contatto mi parlano meravigliosamente di Occhiuzzi»
Camigliano, lei l’ha avuto soltanto come secondo…
«Vero, ma posso parlare dell’uomo: da quel punto di vista, Occhiuzzi è inattaccabile. Si trtta di una persona straordinaria».
Siamo alla domanda più importante: sabato per lei sarà un derby?
«No, è un termine che non si addice alla partita. Sono legatissimo al Cosenza e non l’ho mai messo in dubbio, ma ora gioco per il Cittadella. Resta un affetto enorme nei confronti della città e dei tifosi»

