Allo Zaccheria i Lupi gettarono alle ortiche la vittoria con il rigore di Garritano e furono puniti. In Campania invece l’undici Buscè ha toccato veramente il fondo
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Il Cosenza ricade negli stessi errori e incassa un’altra sconfitta contro l’ultima della classe. A tre mesi di distanza dal passo falso di Foggia, i rossoblù cedono anche a Giugliano, travolti 3 a 0 dalla formazione guidata da Di Napoli, che non vinceva da 91 giorni. Come ha detto il tecnico Buscè, il punto più basso della stagione.
Una gara senza appello, nella quale il Cosenza non è mai riuscito a trovare ritmo né soluzioni, subendo tre reti senza riuscire a lasciare il minimo segnale offensivo. Troppi indizi, ormai, per non parlare apertamente di crisi. Il bilancio del girone di ritorno appare pesantissimo e la classifica inizia a fare paura.
La squadra di casa ha approfittato di ogni incertezza, mentre il Cosenza affonda soprattutto nella fase difensiva. Ciotti è apparso in ritardo sull’azione che porta al vantaggio campano, lasciando spazio a Marchisano. Sul terzo gol non è riuscito a chiudere su Zammarini, dando l’idea di una retroguardia in costante affanno.
Moretti ha provato a limitare i danni con un intervento decisivo sull’1 a 0, ma non è riuscito a sottrarsi al tracollo generale. I nuovi innesti non cambiano l’inerzia della gara. Baez avrebbe voluto incidere, ma è finito risucchiato in una prestazione collettiva fatta di errori e confusione: i tempi della Serie B sono lontani anni luce. A centrocampo Palmieri fatica a reggere il confronto. Il paragone con Kouan è impietoso e il suo contributo appare insufficiente per garantire equilibrio e intensità. Servirà molto di più per non far rimpiangere l’ivoriano.
Il Cosenza esce da Giugliano con le ossa rotte e con la sensazione di aver perso anche certezze mentali. Martedì si torna al Marulla contro il Siracusa, in una sfida che assume già i contorni di un bivio. Dopo l’ennesimo ko contro l’ultima in classifica, il tempo degli alibi sembra definitivamente finito.


