Il marchio “Cosenza 1914” resta custodito da Pino Citrigno. Ma non è detto che debba rimanere lì per sempre. È questo il passaggio più significativo dell’intervista rilasciata dall’imprenditore a La Gazzetta del Sud, nella quale il proprietario del simbolo storico rossoblù chiarisce la propria posizione rispetto a un eventuale utilizzo futuro del “lupo”. Citrigno non chiude la porta. Anzi, conferma una disponibilità di principio, legandola però a condizioni precise. Il marchio non verrebbe concesso per una semplice operazione nostalgica o emotiva, ma soltanto davanti a una prospettiva concreta.

Le parole di Pino Citrigno

«Lo confermo, il “lupo” resta sempre nella cassaforte ma non ci resterà in eterno. Sono disposto a darlo, ma devo “vederci” qualcosa. Guarascio? Non vedo l’intenzione di cedere. Qualora si volesse ripartire con un’altra realtà, però, non si dovrebbero commettere gli errori del passato». Nel ragionamento di Citrigno pesa anche l’esperienza già vissuta in passato in prima persona da dirigente, quando l’entusiasmo attorno al calcio cosentino fu enorme sin dall’inizio.

«C’era un entusiasmo pazzesco. Inizialmente fummo in grado di portare anche 8-9mila spettatori nelle gare casalinghe in serie D. Non sbagliammo affatto la partenza: ci presentammo al cinema Citrigno, al cospetto di una platea nutritissima di tifosi, con le prime sorprese. Dietro una tenda erano assiepati i fratelli Ambrosi il portiere Stefano oltre al bomber Vincenzo Cosa. In quell’istante la gente capì che stavamo facendo sul serio».

Un ricordo che serve soprattutto a spiegare la prudenza di oggi. Il marchio, per Citrigno, non può essere il punto di partenza di un’altra avventura fragile. Deve eventualmente diventare il simbolo di una ripartenza costruita con imprenditori solidi e con una prospettiva di lungo periodo.

«Poi, dopo le promozioni e i primi anni in C, arrivarono le difficoltà. Cosa sbagliammo? Per guidare le società c’è bisogno di imprenditori molto solidi, in grado di mettere sul piatto milioni di euro. Ecco, se si vuole far ripartire il calcio a Cosenza non basta un solo temerario, ma neanche due: c’è bisogno di un gruppo che possa dar vita a un progetto a lungo termine. L’entusiasmo non è sufficiente ci vuole una base economica certa».

La disponibilità, dunque, c’è. Ma non a qualsiasi condizione. Citrigno collega il futuro del marchio alla capacità dell’imprenditoria cosentina di farsi avanti davvero, con risorse e responsabilità.

«Mi auguro che l’imprenditoria cosentina risponda “presente”, altrimenti la vedo dura. Di sicuro, così non si può più andare avanti, è triste vedere una passione che sta scemando in maniera così netta. Cosenza è una piazza prestigiosa che ha sempre vissuto di calcio. Oggi, purtroppo, il legame con il pallone è sceso ai minimi storici».