Il 2014 sembra ieri soltanto sul calendario. In realtà è un’altra epoca. Era l’anno in cui WhatsApp finiva al centro del mondo tech con l’acquisizione da parte di Facebook, Instagram festeggiava i suoi primi 300 milioni di utenti e TikTok semplicemente non esisteva ancora.

In Italia, inoltre, Netflix non era ancora sbarcata. Il mondo correva già, ma non aveva ancora la faccia di oggi. Anche la vita quotidiana era diversa. I social non avevano ancora completamente cambiato il modo di consumare calcio, notizie e tempo libero come accade oggi, il telefono era sì centrale ma non ancora totalizzante come nell’era dei reel infiniti e della comunicazione divorata in pochi secondi.

Dodici anni, nel calcio e fuori dal calcio, sono abbastanza per cambiare tutto: mode, linguaggi, abitudini, prospettive. Per questo, tornando all’ultima volta in cui l’Italia giocò un Mondiale, la sensazione è semplice: è passata una vita da quel Brasile 2014. E ci sarà da attendere ancora dopo la dolorosissima eliminazione di ieri sera in Bosnia che fa il palo con quelle contro Svezia e Macedonia del Nord.

Il mondo Cosenza nel 2014

Anche il Cosenza, allora, era un altro Cosenza. Nella stagione 2013-2014 i rossoblù erano allenati da Roberto Cappellacci e disputavano la Lega Pro Seconda Divisione , l'ultima edizione della vecchia C2 prima della riforma dei campionati. Era una squadra che cercava di consolidarsi nel calcio professionistico, in una fase molto diversa rispetto a quella vissuta oggi dal club. La squadra a fine anno arriva al 4° posto e centra il passaggio in Prima Divisione. Cappellacci andrà via pochi mesi dopo l’inizio della stagione successiva con l’arrivo di Roselli.

I rossoblù di oggi

Nell'attuale rosa rossoblù c'è chi nel 2014 era già nel calcio dei grandi. Il nome che spicca subito è quello di Luca Garritano , che in quella stagione faceva parte del Cesena e assaggiava già la Serie A. Mentre l'Italia salutava il Mondiale brasiliano, lui era già affacciato al massimo campionato. Già tra i professionisti c'erano anche Paolo Dametto e Tommaso D'Orazio. Il primo, nella stagione 2014-2015, giocava nel Prato in Lega Pro.

Il secondo era invece all'Ancona, anche lui già nel calcio senior. Erano dunque profili già inseriti nel professionismo, ben lontani dalla dimensione dei vivai. Più indietro nel percorso, ma comunque già fuori dal vivaio, c’era Alessandro Caporale, che sarebbe poi arrivato nei senior dal 2015-2016 con il Nardò: nel 2014, insomma, era nel pieno del passaggio dal calcio giovanile a quello dei grandi. 

Simone Mazzocchi nel 2014 non era ancora un professionista, ma non era nemmeno uno qualunque: faceva parte del vivaio dell’Atalanta ed entrava già nel giro dell’Italia Under 17. Era, insomma, uno di quei ragazzi che stavano costruendo il salto. Gli altri invece erano praticamente tutti dei bambini.

Guarascio unico superstite

In mezzo a una rosa totalmente cambiata, a un mondo trasformato e a un calcio che ha mutato pelle, l’unico vero superstite rossoblù del 2014 è Eugenio Guarascio. Era già presidente allora, e lo era da circa tre anni, visto che la sua nomina risale al 2011. Sono cambiati giocatori, tecnici, dirigenti, categorie e prospettive. Lui no. In casa Cosenza, l’unico reduce dell’ultimo Mondiale giocato dall’Italia non è in campo: è ancora al vertice del club.