Il professore Andrea Crisanti, microbiologo, divulgatore scientifico e volto noto della tv, è stato nominato consulente tecnico dagli avvocati Francesco Liserre e Natalia Branda, difensori del titolare del food truck rosso di Viale Galuco
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Proseguono le indagini sul caso di botulismo che nell’agosto scorso ha sconvolto la città di Diamante e che ha provocato due vittime e numerosi ricoveri dopo il consumo di panini acquistati da un food truck sul lungomare cittadino. Nelle ultime ore sono stati eseguiti nuovi accertamenti tecnici sul furgone sottoposto a sequestro, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Paola. Gli ulteriori accertamenti serviranno a chiarire l’origine della contaminazione da tossina botulinica. A ordinarli è stato il professore Andrea Crisanti, microbiologo, divulgatore scientifico e volto noto della tv, nominato consulente tecnico di parte dai difensori del venditore ambulante, gli avvocati Francesco Liserre e Natalia Branda.
Nuovi controlli sul furgone sequestrato
Gli ulteriori accertamenti si sono svolti oggi nella carrozzeria Nervino di Diamante, dove il mezzo si trova custodito dal momento del sequestro disposto dagli investigatori.
Alla presenza dei carabinieri della stazione locale e dei militari del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas), sono stati eseguiti prelievi e verifiche tecniche all’interno del furgone, con l’obiettivo di individuare eventuali tracce della tossina botulinica o elementi utili a ricostruire le modalità della contaminazione.
I campioni raccolti durante le operazioni sono stati immediatamente trasferiti all’Istituto Superiore di Sanità di Roma, dove saranno sottoposti ad analisi di laboratorio.
Il ruolo di Crisanti nell’inchiesta
La nomina del professor Crisanti da parte della difesa rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti dell’indagine. L’esperto, microbiologo di fama internazionale, è stato incaricato di seguire gli accertamenti tecnici per verificare se la contaminazione possa essersi verificata prima dell’utilizzo degli alimenti. La linea difensiva punta infatti a chiarire se la tossina fosse già presente nei prodotti utilizzati, ipotesi che potrebbe incidere in modo determinante sull’accertamento delle responsabilità. Se tale tesi fosse confermata, infatti, il giovane titolare del food truck potrebbe essere scagionato da ogni accusa e a quel punto le indagini si concentrerebbero sulla filiera di produzione degli alimenti che hanno contaminato i panini.

