Dopo anni di allarmi, denunce, esondazioni, terreni divorati dall'erosione e famiglie costrette a convivere con la paura, qualcosa finalmente si muove lungo il fiume Crati. Le ruspe sono entrate in azione tra Lattughelle e contrada Thurio per un intervento atteso da tempo e considerato fondamentale per la messa in sicurezza delle sponde.

A confermarlo è Mario Oliveto, del Comitato "I Guardiani del Crati", che segue da anni le criticità del principale corso d'acqua della Calabria e le conseguenze subite da aziende agricole e residenti.

L'intervento, dal valore di circa 8 milioni di euro, interesserà il tratto compreso tra Lattughelle e contrada Thurio. Sono previsti circa 800-900 metri di nuove opere arginali a partire dal ponte ferroviario, risalendo verso monte fino alla zona che precede la curva dove nel 2018 si verificò una delle più gravi rotture degli argini.

«Verranno realizzate gabbionate in pietra, sul modello di quelle già eseguite negli anni passati nell'area degli Scavi di Sibari e a Lattughelle», spiega Oliveto. Un sistema che ha già dimostrato efficacia e resistenza nel tempo e che dovrebbe garantire maggiore stabilità alle sponde più esposte all'erosione.

I lavori sono appena iniziati e, secondo le previsioni, dovrebbero essere completati entro la fine di agosto o, al massimo, entro la metà di settembre.

Una buona notizia per un territorio che negli ultimi anni ha pagato un prezzo altissimo. Ettari di terreni agricoli cancellati dalla forza delle acque, aziende costrette a fare i conti con danni enormi, infrastrutture a rischio e una crescente preoccupazione per la sicurezza delle persone. Problemi che i cittadini e il Comitato "I Guardiani del Crati" denunciano da tempo, spesso senza ricevere risposte adeguate.

Ma se la messa in sicurezza delle sponde rappresenta un passo importante, non può essere considerata la soluzione definitiva. «Il vero problema resta la pulizia dell'alveo del fiume», sottolinea Oliveto.

È infatti proprio l'accumulo di sedimenti, vegetazione incontrollata e materiali trasportati dalle piene a ridurre la capacità di deflusso delle acque, aumentando il rischio di nuove esondazioni e di ulteriori fenomeni erosivi. Senza un piano strutturale e permanente di manutenzione del corso del Crati, il pericolo continuerà a ripresentarsi ad ogni stagione di piogge intense.

Per questo motivo è già previsto un nuovo incontro nelle prossime settimane per fare il punto sull'avanzamento dei lavori e sulle ulteriori azioni necessarie.

L'avvio del cantiere rappresenta certamente un segnale positivo. Tuttavia, dopo anni di promesse e rinvii, il territorio chiede una sola cosa: che questa volta non ci si fermi a metà strada. Perché il Crati non può più essere gestito nell'emergenza. Servono interventi continui, programmazione e manutenzione costante per evitare che famiglie e imprese debbano tornare a pagare il conto dell'inerzia.