Serra San Bruno si ferma per l’ultimo saluto ad Andrea Minasi, la 23enne morta ieri a Vibo Valentia dopo nove giorni di coma. Nella chiesa che oggi accoglie i funerali, familiari, amici, colleghi e l’intera comunità si sono stretti attorno ai genitori della giovane, accompagnandola nel suo ultimo viaggio.

È proprio a quei nove giorni di attesa e speranza che il parroco ha fatto riferimento durante l’omelia, parlando del dolore e della fede davanti alla scomparsa di una persona cara.

«Anche Gesù, davanti alla sofferenza e alla morte, non ha offerto spiegazioni ma ha pianto. È entrato nel dolore dell’uomo per trasformarlo dall’interno con la forza del suo amore».

«La morte non ha l’ultima parola – ha continuato –. L’ultima parola appartiene sempre a Dio. Andrea ha combattuto fino all’ultimo, per nove giorni tutta una comunità ha pregato, ha sperato, ha atteso: quell’amore che l’ha accompagnata non è andato perduto. Ogni preghiera, ogni gesto di affetto sono custoditi nel cuore di Dio».

Poi il pensiero del sacerdote si è rivolto ai genitori della 23enne.

«Vorrei rivolgermi soprattutto ai suoi genitori. Nessuna parola può colmare un dolore così grande, ma non siete soli. Il Signore cammina accanto a voi, anche se oggi sembra nascosto dal peso delle lacrime. Accanto a voi c'è una comunità intera che vi vuole bene e che continuerà a sostenervi.»

E il dolore di oggi diventa anche un monito per i tanti giovani presenti ai funerali. «Mi rivolgo anche ai tanti giovani presenti: la morte di Andrea ci ricorda quanto la vita sia preziosa e fragile».

Da qui l’invito a vivere pienamente ogni giornata, senza rimandare gesti e parole che possono assumere un valore ancora più grande quando arriva una perdita. «Ogni giorno è un giorno da vivere con responsabilità, con amore e con gratitudine. Non rimandiamo il bene da fare. Non rimandiamo una parola d’affetto, un abbraccio».

Nell’omelia anche un passaggio dedicato agli amici e ai colleghi carabinieri del padre di Andrea. «Infine vorrei parlare anche agli amici, ai colleghi carabinieri. Oggi uno di voi vive il dolore più grande che un padre possa conoscere. Siate per lui quella fraternità silenziosa che sa stare accanto senza tante parole. La vostra la vicinanza vale più di ogni discorso».

Poi, il momento della consegna di Andrea al Signore diventa, nelle parole del parroco, il passaggio dalla separazione terrena alla speranza cristiana. «Tra poco consegneremo Andrea al Signore. Noi vediamo una separazione, Dio accoglie una figlia. Noi piangiamo la morte, Cristo apre le porte della vita eterna. Noi sperimentiamo il vuoto, il Vangelo ci annuncia che la morte è il porto dell’amore».

E ancora: «Affidiamo Andrea alla Vergine Maria, madre addolorata, che ha conosciuto il dolore di vedere morire il proprio figlio. Ella accompagni questa giovane nel canto del Signore, la accompagni la sinfonia celeste. E sostenga il cammino dei suoi familiari. Perché anche attraverso le lacrime di oggi possano continuare a credere che un giorno nella casa del Padre ogni separazione sarà unita e ogni lacrima sarà asciugata».