Per l’ex sindaco di Rende è inconcepibile essere privati della libertà in base a racconti privi di riscontri oggettivi: «Manca la tipizzazione del reato». E sullo scioglimento dei Comuni per mafia: «Quando ci si accorge che è stato un errore, ormai è troppo tardi»
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«Duole pensare che una comunità intera venga travolta sulla base di elementi che, al momento, non hanno nulla di concreto». L’avvocato penalista Marcello Manna accetta di commentare in anteprima al nostro Network l’inchiesta Ginestra della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato agli arresti domiciliari del sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi, arrestato all’alba di oggi con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, in occasione delle elezioni amministrative del 2024.
L’avvocato Marcello Manna vede un parallelismo molto forte con l’inchiesta Reset che, quattro anni fa, interessò il Comune di Rende, di cui, all’epoca, era sindaco. All’alba del primo settembre 2022, i carabinieri bussarono alla porta di casa sua, per recapitargli l’ordinanza di custodia cautelare: «Fu una sensazione terribile – ricorda Manna – lì per lì non capii cosa stesse succedendo, pensai si trattasse di un errore. Sono sicuro che Flavio Stasi abbia provato i miei stessi sentimenti di incredulità. A lui vanno la mia solidarietà e vicinanza».
Dopo la diffusione della notizia dell’arresto di Flavio Stasi, sui social numerosi esponenti politici si sono affrettati (legittimamente) a proclamarne l’innocenza, senza se e senza mai. Con amarezza, l’avvocato penalista ricorda come, in occasione dell’operazione Reset, fu invece organizzata una fiaccolata per legalità davanti al Municipio di Rende, alla quale partecipò una larga parte della politica locale: «Non si può essere garantisti a corrente alternata; registro una pochezza culturale impressionante, la classe politica è inadeguata e priva di autorevolezza; ci sarebbe bisogno di un ricambio generalizzato. Nel mio caso, ci furono esponenti di centrodestra che si espressero apertamente a favore dello scioglimento del Comune di Rende».
Marcello Manna precisa di non conoscere le carte dell’inchiesta Ginestra della DDA di Catanzaro: «Al momento parlo soltanto in base a quanto letto dagli articolo di stampa, ma trovo assurdo che si venga raggiunti da una misura restrittiva della libertà personale esclusivamente sulla base delle intercettazioni di soggetti che millantano e parlano di ipotetiche promesse ricevute. Quello che manca nella procedura penale è la tipizzazione del reato; è sufficiente una parola detta senza un riscontro oggettivo per rovinare la vita delle persone».
Sul Comune di Corigliano Rossano incombe adesso l’ombra dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. A questo proposito, l’avvocato Marcello Manna sottolinea: «Oltre al sindaco Stasi, è finito agli arresti domiciliari anche un consigliere; bisogna vedere in che misura il Consiglio comunale sarà coinvolto in questa vicenda giudiziaria. In ogni caso, la strada è quella del commissariamento, come già successo per il Comune di Rende».
Sull’argomento, l’ex sindaco della Città del Campagnano è da sempre stato molto critico: «In materia di scioglimento per mafia di un Comune, c’è molta discrezionalità. Pur in presenza di condizioni simili, alcune amministrazioni comunali, in passato, sono state sciolte; altre, penso ad esempio al Comune di Bari, invece hanno continuato tranquillamente la propria attività amministrativa. Il Parlamento – evidenzia senza mezzi termini l’avvocato Marcello Manna – non ha il coraggio di affrontare questo tema. Nei due anni di commissariamento prefettizio, il Comune di Rende ha subìto danni incalcolabili; basti pensare a tutti i progetti del PNRR, rimasti drammaticamente al palo».
La solidarietà che Manna formula nei confronti del sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi non ha colore politico, così come successo in passato con altri amministratori comunali coinvolti in inchieste antimafia: «Mi schierai al fianco dell’allora sindaco di Pizzo Callipo, del cittadino di Rosarno Idà, e del sindaco di Reggio Calabria Falcomatà, che fu interdetto dalla carica».
L’ex sindaco di Rende conclude l’intervista con una constatazione: «Purtroppo, i tempi dell’innocenza e della giustizia non viaggiano alla stessa velocità. Quando alla fine vengono a chiederti scusa, affermando di essersi sbagliati, ormai sei già stato isolato e messo da parte».


