Carmine Morello avrebbe voluto allontanarsi dal clan per occuparsi delle figlie dopo la morte della moglie. Una decisione che, secondo la ricostruzione accolta dal gip Fabiana Giacchetti, avrebbe alimentato il timore di una sua possibile collaborazione con la giustizia. È questo il movente individuato nell’ordinanza del blitz antimafia nella Sibaritide per l’omicidio del 9 agosto 2023, contestato ad Annibale Matalone in concorso con un soggetto morto il 12 agosto 2024.

Il giudice ritiene sussistenti gravi indizi a carico di Matalone per l’assassinio e per la detenzione e il porto illegali della pistola che sarebbe stata utilizzata. Una valutazione cautelare fondata sull’incrocio tra intercettazioni, immagini di videosorveglianza, dati telefonici e spostamenti dei veicoli, che dovrà essere verificata nel contraddittorio processuale.

Morello scompare nella mattina del 9 agosto. Prima passa dal parrucchiere, poi da un autolavaggio e infine da una concessionaria di motociclette, dove lascia il cellulare. Si allontana sulla sua Yamaha e, secondo gli investigatori, raggiunge un appuntamento in contrada Strange percorrendo una strada secondaria. La scelta di non portare il telefono viene interpretata come una cautela per incontrare persone conosciute e delle quali si fidava.

Il corpo viene trovato soltanto la sera del 2 settembre, in un’area rurale, a circa trenta metri dalla moto nascosta sotto una lamiera. Gli accertamenti ricostruiscono un’esecuzione con tre colpi di pistola alla testa. Sul posto vengono recuperati tre bossoli.

Il distacco dal clan e il movente ipotizzato

Una parte importante dell’indagine riguarda le conversazioni dei familiari, intercettate dopo la scomparsa. Nei dialoghi emerge il racconto di un uomo profondamente segnato dal lutto, preoccupato per il futuro delle figlie e per la possibilità di tornare in carcere a seguito delle dichiarazioni di Nicola Acri.

Secondo quanto riferito dai congiunti, Morello avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare l’organizzazione o comunque di ridurre il proprio coinvolgimento. Nei mesi precedenti alla morte avrebbe diradato le frequentazioni e rinunciato ad alcune occasioni conviviali. Altre conversazioni riportano però che il gruppo gli avrebbe consentito di uscire “di buon ordine”: un elemento che compare nella ricostruzione insieme ai sospetti dei familiari sulla matrice interna del delitto.

Per il gip Giacchetti, il punto determinante sarebbe stato il timore che quel distacco potesse trasformarsi in una collaborazione con gli inquirenti. Nelle carte dell’inchiesta non viene documentato un percorso di collaborazione effettivamente avviato da Morello: il movente individuato riguarda la convinzione attribuita ai presunti responsabili del delitto di stampo mafioso.

Le captazioni vengono utilizzate anche per delineare gli equilibri del gruppo rossanese. In una conversazione familiare Salvatore Galluzzi viene indicato come il presunto reggente, affiancato da Francesco Sommario e Giuseppe Ferrante. Si tratta di ruoli descritti dagli interlocutori e valorizzati nell’ordinanza, che non equivalgono all’attribuzione di una responsabilità nell’omicidio.

Le dichiarazioni di Acri e le pressioni sui familiari

Nel provvedimento viene richiamato anche un verbale di Nicola Acri del 28 maggio 2021. Il collaboratore descrive un sistema di sostegno economico agli appartenenti alla cosca e ai detenuti, attraverso contributi mensili o agevolazioni sulle forniture di stupefacenti. È un racconto che gli investigatori affiancano alle conversazioni sul denaro destinato alla famiglia Morello.

Acri, in quel passaggio, precisa di parlare anche sulla base delle informazioni ricevute durante la detenzione. Le sue dichiarazioni vengono dunque richiamate per il contesto associativo e per il sistema di sostentamento, non come testimonianza diretta dell’omicidio, avvenuto oltre due anni dopo, sebbene l’ex killer rossanese sia in carcere ininterrottamente dal 2010 in poi.

Dalle conversazioni dei familiari emergerebbero inoltre pressioni per interrompere i commenti sulla scomparsa e sulla morte di Morello. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni messaggi intimidatori sarebbero riconducibili a Galluzzi. Una congiunta del defunto manifesta persino il timore di essere vista entrare in caserma per una denuncia estranea al delitto e che quella presenza possa essere interpretata come un’iniziativa di collaborazione.

La pistola e i movimenti prima dell’agguato

Gli elementi specificamente posti a carico di Matalone e del soggetto deceduto nel 2024 iniziano prima della scomparsa. Il primo agosto 2023 i due raggiungono il fondo agricolo di Matalone. L’intercettazione nell’auto registra rumori e indicazioni che gli investigatori riconducono al prelievo e al maneggio di una pistola semiautomatica.

Il giudice collega quell’arma al successivo omicidio attraverso il quadro indiziario complessivo. 

Durante il tragitto vengono captati anche riferimenti a un uomo prossimo ai cinquant’anni, età compatibile con quella della vittima, e a un luogo inizialmente considerato per un’azione. Sono frasi allusive che il gip interpreta come segnali della preparazione dell’agguato.

Ulteriori comportamenti dei giorni precedenti, tra soste dell’auto e contemporanee interruzioni nell’uso dei cellulari, vengono letti come preparativi logistici e tentativi di costruire una copertura agli spostamenti.

La Golf e i telefoni rimasti inattivi

La mattina del 9 agosto Matalone parcheggia il proprio fuoristrada sul viale Mediterraneo. Una Volkswagen Golf blu scuro si ferma nella stessa area e riparte. Le immagini successive mostrano due persone a bordo, entrambe con una maglia bianca. Prima della sosta, secondo gli accertamenti, nell’auto era visibile soltanto il conducente.

Per gli investigatori, Matalone sarebbe salito sulla Golf guidata dall’uomo morto. L’identificazione viene ricostruita attraverso la sequenza delle riprese, gli indumenti, la disponibilità del mezzo e i dati telefonici. Gli accertamenti collocano il proprietario dell’auto in un’altra zona, distinguendone la posizione da quella dei presunti utilizzatori.

Il percorso della Golf viene ritenuto compatibile con il tragitto verso la zona del delitto. Poco dopo mezzogiorno il veicolo torna nell’area dove Matalone aveva lasciato il fuoristrada. L’intercettazione registra una persona che risale a bordo di quest’ultimo; nelle riprese successive la Golf ha nuovamente il solo conducente.

In quelle ore il telefono dell’uomo deceduto rimane inattivo nell’area del cantiere in cui lavorava, mentre quello di Matalone non restituisce gli ordinari dati di localizzazione. Secondo l’accusa, sarebbero cautele adottate per rendere più difficile la ricostruzione dei movimenti. Il racconto successivo di Matalone, che dice di essere stato al mare e in campagna, viene inoltre considerato non coerente con gli accertamenti svolti dalla Dda di Catanzaro, rappresentata nel procedimento penale dai pubblici ministeri antimafia Alessandro Riello e Stefania Paparazzo.

Il pranzo della vigilia e le immagini senza audio

Nell’ordinanza assume rilievo anche un pranzo in Sila dell’8 agosto, al quale avrebbe partecipato Morello insieme a esponenti del gruppo. Per gli investigatori potrebbe essere stata l’occasione per fissare di persona l’appuntamento del giorno successivo. I familiari sospettano che l’incontro conviviale fosse servito a riavvicinare la vittima. Nell’ordinanza non viene però riportata una conversazione che documenti direttamente la fissazione dell’appuntamento.

Un altro elemento riguarda un filmato del 12 settembre: Matalone, parlando con un interlocutore, compie gesti che il gip interpreta come la simulazione di colpi alla testa. La ripresa è priva di audio. Il giudice attribuisce valore alla corrispondenza tra la gestualità e particolari dell’esecuzione che, secondo il provvedimento, non erano stati divulgati.

È dall’insieme di questi elementi che il gip distrettuale di Catanzaro ricava la gravità indiziaria per i capi 9 e 10. Ritiene configurabili la premeditazione e le aggravanti mafiose, collegando il delitto alla necessità di proteggere l’organizzazione dal rischio di una collaborazione. Esclude invece l’aggravante dei motivi abietti o futili, non ravvisando i requisiti ulteriori necessari rispetto alla finalità già contestata.