Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro si è svolto il confronto tra i collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna nel processo sull’omicidio di Luca Bruni, ucciso tra il 2 e il 3 gennaio 2012 nella periferia di Castrolibero.

I due collaboratori, collegati da siti riservati, sono rimasti fermi sulle rispettive posizioni. Il confronto ha riguardato alcuni passaggi della ricostruzione dell’omicidio e delle fasi successive, compreso l’occultamento del cadavere.

Foggetti (a volto scoperto) ha ribadito la propria versione, sostenendo che lui e Lamanna si sarebbero mossi insieme. Lamanna ha invece confermato una ricostruzione diversa, affermando di essersi allontanato da solo e che altre persone sarebbero arrivate successivamente per seppellire il corpo.

Il confronto si è svolto in un clima freddo e diretto. I due non si sono chiamati per nome e sono rimasti concentrati sui punti contestati. Lamanna ha tentato di spostare il confronto anche su questioni personali, ma la Corte lo ha interrotto, riportando la discussione sui fatti oggetto del processo.

Uno dei passaggi affrontati ha riguardato il tragitto compiuto dopo l’omicidio. Foggetti ha indicato il percorso che, a suo dire, sarebbe stato seguito: rotatoria, bretella per la superstrada, poi il punto in cui Lamanna lo avrebbe lasciato nei pressi della sua abitazione. Da lì, secondo il suo racconto, Foggetti si sarebbe recato da Franco Bruzzese.

Lamanna ha contestato alcuni dettagli, chiedendo se prima ci fosse stata una sosta. Foggetti ha risposto escludendo fermate intermedie.

Versioni differenti sono emerse anche sul telefono. Secondo una ricostruzione, l’apparecchio sarebbe stato buttato per strada. Lamanna ha invece sostenuto di averlo fatto a pezzi.

La Corte non ha disposto il confronto tra Anna Palmieri e Andrea Greco, richiesto nella precedente udienza dal sostituto procuratore generale Raffaella Sforza. Il processo è stato rinviato al 15 settembre per la requisitoria della Procura generale.

L’omicidio di Luca Bruni, indicato come l’ultimo boss della dinastia “Bella bella” di Cosenza, è una vicenda giudiziaria che attraversa più procedimenti. Per quel delitto sono stati condannati in via definitiva, tra gli altri, proprio Foggetti e Lamanna, insieme a Maurizio Rango, Franco Bruzzese ed Ettore Sottile.

Fu Foggetti, dopo l’avvio della collaborazione il 17 dicembre 2014, a condurre gli investigatori al ritrovamento del corpo. In quella fase erano presenti l’allora maggiore dei carabinieri Michele Borrelli, all’epoca comandante del Nucleo investigativo di Cosenza, il capo della Squadra mobile Giuseppe Zanfini e i magistrati antimafia Pierpaolo Bruni e Vincenzo Luberto.

Nel processo attualmente in corso risultano imputati Luigi Abbruzzese, alias “Pikachu”, e Marco Abbruzzese, alias “Lo Struzzo”. Entrambi erano stati assolti in primo grado dall’accusa di aver partecipato alle fasi deliberative dell’omicidio. Per Marco Abbruzzese era stata però pronunciata una condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione per occultamento di cadavere.

Nella precedente udienza era stato escusso Andrea Greco, collegato in videoconferenza dal carcere di Reggio Calabria. Greco, indicato come presunto esponente del clan degli “zingari” di Cosenza e già condannato in primo grado nel procedimento “Reset” per un capo legato al narcotraffico, aveva negato di aver riferito a Celestino Abbruzzese, alias “Micetto”, e ad Anna Palmieri, moglie di quest’ultimo, notizie sull’omicidio Bruni.

«Non ho parlato con nessuno di queste cose, quando ci trovavamo a cena c’erano anche moglie e bambini e non si parlava di reati», aveva dichiarato Greco.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito.