La scomparsa di Fulvio Lucisano non riguarda soltanto la grande storia del cinema italiano. A Cosenza il suo nome è legato anche a un passaggio preciso nella storia delle sale. Fu proprio Lucisano il padrino dell’Andromeda River di Zumpano, il multiplex che nel 2011 cambiò gli equilibri di un mercato rimasto a lungo sostanzialmente intatto e concentrato intorno a un duopolio Garden e Citrigno.

Non fu solo un azzardo imprenditoriale, ma un piccolo tsunami nel costume cosentino. Con l’Andromeda arrivò alle porte della città un modello differente, un franchise: cinque sale nello stesso complesso, programmazione simultanea di più titoli, proiezione digitale, 3D, prenotazione e vendita online, poltrone disposte a gradinata e persino chaise-longue nelle prime file; erano anche previsti locali all’interno della struttura del River: pub, pizzerie, persino un bowling. Per il territorio una vera rivoluzione accompagnata da molta curiosità e altrettanto scetticismo.

L’apertura, infatti, non fu senza polemiche. Il rischio collegato alla posizione geografica del cinema, a ridosso del costone roccioso, fu ritenuta da alcuni “pericolosa”. L’allarme era stato rinfocolato anche da una frana che, pochi mesi prima, aveva interessato il vicino supermercato. La proprietà del complesso, tuttavia, respinse con decisione le accuse parlando di una «strana campagna diffamatoria» e presentò un dossier di oltre 150 pagine, richiamando il parere positivo dell’Autorità di bacino regionale e il collaudo dei lavori e minacciando querele di massa.

Durante l’inaugurazione, Lucisano stesso provò ad alleggerire il clima consegnando al sindaco di Zumpano Maria Lucente un’opera apotropaica dell’orafo Gerardo Sacco quasi con funzione scaramantica. Alla presentazione dell’Andromeda Lucisano raccolse anche l'invito proveniente dall'Università della Calabria a costruire un rapporto con gli studenti, annunciando condizioni dedicate al pubblico universitario.

L'11 novembre 2011, quando venne staccato il primo biglietto, il cinema aprì all'interno del River Village di Zumpano. Le prime luci sugli schermi si accesero su “Il cuore grande delle ragazze” di Pupi Avati, Il Re Leone in 3D, Immortals e Lezioni di cioccolato 2; già nella prima programmazione trovò spazio anche Ex - Amici come prima, prodotto proprio dalla Italian International Film di Lucisano.

Dietro tutta quell'operazione c'erano il circuito Italian International Movieplex-Stella Film e soprattutto la scelta di Lucisano di investire direttamente nell'area cosentina. La risposta del pubblico fu immediata: già nella prima serata ordinaria di programmazione le cronache dell'epoca raccontavano di centinaia di spettatori arrivati al nuovo multiplex.

Lucisano aveva spiegato con molta chiarezza la logica dell'investimento. Era convinto che il problema italiano non fosse soltanto portare il pubblico al cinema, ma portare il cinema dove l'offerta di sale era insufficiente. Sostenne che nell'area di Cosenza il numero delle sale non fosse adeguato al potenziale bacino di spettatori. E sul punto rivendicava anche una motivazione personale: da figlio di calabresi (suo padre era di Villa San Giovanni) riteneva che la regione non avesse ancora potuto esprimere fino in fondo la propria domanda di cinema proprio per la carenza di strutture. E aveva ragione. Qualche anno dopo anche Lamezia Terme ebbe la sua multisala The Space Cinema, che ancora oggi fa da attrattore per il territorio.

Ma il rapporto di Lucisano con la Calabria non si esaurì nell'esercizio cinematografico. La regione entrò anche nel suo cinema. Nel 1987 produsse Un ragazzo di Calabria di Luigi Comencini, mentre oltre trent'anni dopo tornò a raccontarla con Aspromonte – La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti, prodotto insieme alla figlia Federica. Un film ambientato nell'Africo della fine degli anni Cinquanta, tratto dal romanzo di Pietro Criaco, al quale lo stesso Lucisano contribuì in fase di scrittura: la storia di una comunità isolata che decide di costruire con le proprie mani la strada che lo Stato non ha realizzato. Lui invece di strade ne ha percorse tante e quando non ne trovava una, la costruiva con le sue mani.