Il debutto nel romanzo dell’esperto di relazioni internazionali: un ex agente dell’Interpol, un omicidio e una nuova vita nel cuore meno conosciuto della capitale belga. «Più passa il tempo, più ci si riconcilia con la propria terra d’origine»
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Un agente dell’Interpol, una carriera sognata fin da bambino e poi un terremoto esistenziale e un brusco risveglio in un letto d’ospedale. Comincia da una frattura, prima ancora che da un delitto, Lo stato di posa, il primo romanzo di Giulio Venneri, calabrese da quasi diciotto anni a Bruxelles, dove lavora alla Commissione europea.
È un thriller il suo esordio, ma non nel senso classico, è più una contaminazione percorsa da una sottile vena nera. «C’è uno sfondo noir, ma è anche un romanzo di formazione. È un po’ un ibrido e forse anche questo lo rende speciale», ci racconta Venneri impegnato nel tour di presentazioni. Una storia rimasta nel cassetto per quattro o cinque anni prima di trovare la strada della pubblicazione grazie alla casa editrice calabrese Le Pecore Nere.
Il protagonista è Gabriele Merisi, giovane calabrese che realizza il sogno coltivato fin dall’infanzia: entrare nell’Interpol e combattere la mafia in giro per il mondo. A trent’anni, però, qualcosa si spezza. Dopo essersi risvegliato in ospedale decide di abbandonare proprio quella carriera tanto desiderata e di riprendersi la propria vita.
Il nuovo inizio lo porta a Bruxelles – città d’azione dell’autore - nelle Marolles, quartiere popolare e stratificato della capitale belga, dove prova a ricostruirsi un'esistenza. Ma un omicidio non rompe quell’equilibrio e fa entrare definitivamente il noir nella storia.
Tra l’autore e il protagonista esiste inevitabilmente qualche punto di contatto. Non tanto nelle vicende narrate, quanto nella geografia di una vita costruita tra la Calabria e l’Europa.
«Non sono uno scrittore, ovviamente, ho iniziato da poco a dilettarmi con la scrittura», dice Venneri. La sua professione è un'altra: vive a Bruxelles da quasi diciotto anni e lavora alla Commissione europea. Alle spalle ha anche un’esperienza al ministero degli Esteri, nella Cooperazione italiana, e diversi progetti internazionali. «Sono un po’ un operatore delle relazioni internazionali».
Una traiettoria comune a molti calabresi che hanno costruito altrove formazione e carriera. Ma la distanza, con il tempo, sembra aver prodotto anche il movimento contrario.
«Più si va avanti, o forse potrei dire più si invecchia, più ci si riconcilia con la propria terra di origine». Un rapporto con la Calabria diventato ancora più intenso dopo la pandemia. «Da qualche anno sto cercando di passare qui più tempo possibile, quasi tutte le vacanze, tra persone care e luoghi ovviamente cari».
Tornare significa però misurare anche ciò che il tempo ha cambiato. Ed è proprio durante uno dei ritorni in Calabria che lo scrittore ha ritrovato un altro pezzo della propria adolescenza: Sulla strada di Jack Kerouac, letto per la prima volta intorno ai quindici anni. Oggi le sue letture sono soprattutto accademiche, legate ai corsi universitari che sta preparando, ma ritrovare quel vecchio volume ha riaperto una parentesi: «L’ultima cosa che ho letto qui in Calabria, fortuitamente, è quindi un vecchio amore».
Anche la copertina di Lo stato di posa porta con sé una geografia lontana. L’immagine scelta è Isolation, fotografia di Giulio Zanni, amico e collega dell’autore, scattata nei Balcani, poco a sud di Ohrid, sull’omonimo lago al confine tra Albania e Macedonia del Nord.
«Me ne sono innamorato e gli ho chiesto la possibilità di utilizzare questo scatto, secondo me meraviglioso», racconta Venneri.


