Il taglio di 17 centesimi al litro sul gasolio, prorogato fino al 25 agosto, doveva restituire ossigeno a famiglie e imprese. Alla pompa, però, il prezzo del carburante resta sopra i due euro, e per Antonio Mondera il problema non è solo di cifre, ma di controlli mancati.

Componente del direttivo di Lega Consumatori Calabria e della presidenza nazionale dell'associazione, dove segue le tematiche economiche, Mondera analizza la situazione dei prezzi dei carburanti partendo da un dato concreto: la riduzione prevista dal governo non arriva, o non arriva ovunque, ai distributori.

Il nodo dei controlli

Per l'esperto di Lega Consumatori il problema principale riguarda la filiera. «L'impressione – spiega Mondera – che abbiamo noi come associazione dei consumatori è che la riduzione delle accise non venga applicata dai distributori in maniera uniforme».
Nelle ultime settimane – aggiunge, evidenziando come ormai non sia più una denuncia delle sole associazioni – anche il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha segnalato alla Guardia di Finanza una serie di distributori che sistematicamente non applicavano la riduzione».
Secondo Mondera, in particolare, l'anomalia è duplice: la norma non viene rispettata ovunque e l'adeguamento dei prezzi alla pompa non segue in modo simmetrico l'andamento del petrolio sui mercati internazionali. «A fronte di aumenti i prezzi vengono adeguati subito – osserva –, mentre a fronte di una riduzione stimata tra i 20 e i 25 centesimi questo non è avvenuto».

La speculazione più delle accise

Per l’esperto la priorità non è, dunque, intervenire ancora sulle accise quanto colpire la speculazione. «Ci augureremmo dalle autorità governative – evidenzia –  un impegno a contrastare la speculazione sulla formazione dei prezzi, perché l'andamento internazionale deve riflettersi immediatamente sul mercato», ricordando che il sistema fiscale sui carburanti pesa comunque sui consumatori. 
E graverà anche sulle casse dello Stato sul lungo periodo. L’esperto, infatti, evidenzia che «trattandosi di una misura emergenziale, e non strutturale, anche applicata correttamente riporterebbe comunque i carburanti oltre i due euro. Le finanze dello Stato – prosegue – non potrebbero reggere a lungo una riduzione sistematica delle accise: bisogna prendere le risorse dove ci sono, contrastando la speculazione delle compagnie petrolifere e della filiera di distribuzione».

Problemi e possibili soluzioni

Sull'origine della crisi, l'esperto individua nelle tensioni in Medio Oriente la causa principale: «Nel momento in cui si era avviata la fase di accordo tra Iran e Stati Uniti, i prezzi stavano gradualmente scendendo. Il blocco dello stretto di Hormuz ha invece riportato incertezza sui mercati, mettendo in allarme l'intero sistema a livello globale. Per questo – aggiunge – ci sono delle cause di forza maggiore che l'Italia non può controllare, altre – come la speculazione sui prezzi – su cui può effettuare un controllo più stringente».
Guardando al lungo periodo, il tema dei carburanti si lega per Mondera a quello della politica energetica: «Bisogna investire nelle tecnologie che ci consentano di liberarci dalla dipendenza dal petrolio – afferma – cercando fonti alternative», citando l'elettrico, l'ibrido e l'idrogeno. Resta però il nodo delle infrastrutture: «La diffusione dei mezzi elettrici o ibridi non ha raggiunto i livelli attesi – ricorda –, anche per la limitata diffusione delle colonnine di ricarica».
L'appello finale è rivolto al governo: «Sul fronte dei controlli e della lotta alla speculazione – conclude Mondera – deve fare di più». Un impegno che Lega Consumatori porta avanti a livello nazionale insieme alle altre associazioni del Cncu, «anche se sappiamo che è un'attività difficile».