«Di invisibile qui non ci sono solo i lavoratori, ma anche i reali impegni della Regione». È l’attacco della vicepresidente del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino e della capogruppo regionale M5S Elisa Scutellà dopo il tavolo in Cittadella dedicato alla vertenza dei lavoratori “Invisibili” di San Giovanni in Fiore, Longobucco, Bocchigliero e Campana.

Il confronto dei giorni scorsi ha aperto una possibilità concreta di stabilizzazione: l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Calabrese ha confermato l’equiparazione del bacino agli ex TIS, mentre la consigliera regionale Rosaria Succurro ha riferito della disponibilità della Regione a garantire la copertura necessaria. Le procedure, per i Comuni che ne hanno i requisiti, dovrebbero essere completate entro il 31 dicembre 2026.

Per Baldino e Scutellà, tuttavia, la disponibilità espressa nel corso della riunione non basta.

«La vera notizia venuta fuori dall’incontro istituzionale – sostengono – non è lo sblocco della vertenza annunciato dalla Regione. La notizia è che i tre sindaci interessati, usciti dalla riunione con gli assessori Calabrese e Gallo, hanno dovuto chiedere formalmente il verbale dell’incontro».

Secondo le due esponenti M5S, è necessario che la Regione metta nero su bianco sia gli impegni assunti sia gli oneri che resteranno a carico dei Comuni.

«Finché quell’atto non c’è, non siamo davanti a una stabilizzazione ma a un comunicato stampa».

San Giovanni in Fiore ha già attivato gli uffici

Intanto il Comune di San Giovanni in Fiore ha comunicato di avere già dato mandato agli uffici di predisporre gli atti necessari per procedere all’assunzione dei 173 lavoratori interessati. Il sindaco Antonio Barile e l’assessore al Lavoro Giuseppe Belcastro hanno però precisato di attendere dalla Regione «un atto concreto» che traduca in provvedimento quanto prospettato durante il tavolo.

È proprio questo passaggio a essere utilizzato dal M5S per contestare la lettura secondo cui la vertenza sarebbe ormai definitivamente risolta.

Il nodo dei costi dopo quattro anni

La questione principale sollevata da Baldino e Scutellà riguarda però la sostenibilità finanziaria nel medio periodo.

Secondo la loro ricostruzione, il meccanismo prospettato prevederebbe un contributo regionale per quattro anni, al termine dei quali il costo dei contratti a tempo indeterminato ricadrebbe sui bilanci comunali.

Per San Giovanni in Fiore le due esponenti quantificano in oltre 2,3 milioni di euro annui il costo futuro riferito ai lavoratori del Progetto Montagna. È un dato contenuto nella loro nota politica e che, allo stato delle fonti pubbliche consultate, richiede ancora un riscontro nei documenti finanziari e nell’eventuale accordo formale con la Regione.

La critica è comunque precisa: piccoli Comuni delle aree interne, sostengono Baldino e Scutellà, potrebbero trovarsi in futuro con margini assunzionali molto più ridotti.

«Se nel 2030 la risposta è “pagano i Comuni”, questa non è una stabilizzazione: è un debito differito», affermano.

Il precedente dei TIS

Il percorso degli “Invisibili” è stato ricondotto a quello dei Tirocinanti di inclusione sociale. La Regione ha già avviato una vasta operazione di stabilizzazione dei TIS e a luglio dichiarava di avere raggiunto quota 1.500 lavoratori assunti, con l’obiettivo di arrivare a 1.800.

Baldino e Scutellà distinguono però questa situazione da quella degli LSU-LPU, sostenendo che per questi ultimi esisteva un contributo pubblico strutturale e permanente, mentre per gli “Invisibili” non sarebbe ancora definito un meccanismo equivalente.

È proprio su questo punto che chiedono chiarezza alla Regione.

Interrogazioni a Roma e in Consiglio regionale

Le due esponenti M5S annunciano ora una doppia iniziativa istituzionale.

Baldino presenterà un’interrogazione ai ministri del Lavoro e dell’Economia per chiedere se il Governo intenda prevedere misure specifiche per i piccoli Comuni delle aree interne e montane coinvolti nelle stabilizzazioni.

Scutellà annuncia invece un’interrogazione al presidente della Regione Roberto Occhiuto e agli assessori Giovanni Calabrese e Gianluca Gallo per conoscere il contenuto esatto dell’intesa e, soprattutto, quale sarà il quadro finanziario una volta terminato il periodo iniziale di sostegno.

Sul piano politico, quindi, il punto di scontro non è più soltanto se la stabilizzazione sia possibile. La Regione sostiene che le condizioni per procedere ci siano e invita i Comuni ad avviare gli atti; il M5S chiede invece che vengano formalizzati coperture, durata degli impegni e sostenibilità futura.

«Su questi lavoratori si è costruito consenso per anni, sei mesi alla volta. Adesso serve una firma», concludono Baldino e Scutellà.