L’Istat certifica che ad ottobre l’inflazione vola al 5,4%, la più alta da tre anni a questa parte, la Finanziaria è concentrata sulle pensioni e tradisce le promesse verso i ragazzi mentre i partiti parlano di legge elettorale e primarie da celebrare
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È decisamente riuscito lo sciopero generale indetto dai sindacati di base. Nato dal basso, al di fuori dei partiti e dei sindacati più rilevanti, lo sciopero ha registrato altissima adesione, soprattutto da parte dei giovani. D’altronde che l’Italia stia vivendo una crisi economica senza precedenti non lo diciamo noi bensì l’Istat. Secondo le stime preliminari dell’Istituto nazionale di statistica diffuse il 30 ottobre 2026, l'inflazione in Italia è volata al +5,4% su base annua, registrando un forte balzo rispetto al +4,2% del mese di settembre. Si tratta del livello più alto registrato nel Paese da più di tre anni (precisamente da agosto 2023). Su base mensile, ovvero rispetto a settembre 2026, l'indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) ha subito un incremento dello 0,9%. Anche qui la forte accelerazione sui prezzi è dovuta fondamentalmente alla situazione geopolitica e al suo impatto sui beni energetici.
A pagarne il prezzo più alto sono soprattutto le giovani generazioni che sono uscite dai social per gridare in piazza la loro voglia di futuro, insinuando motivati dubbi sull’esistente e generosamente rischiando il futuro ci verrebbe da dire alla luce dei continui decreti sicurezza del Governo. Mettendo in scena l’ebbrezza di una primavera, sia pure in pieno autunno, che torna sempre uguale a se stessa, ogni volta diversa nel colore, ma con proponimenti molto simili.
Del resto l’ultima finanziaria non è una manovra per giovani. il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva annunciato l'introduzione di un “vantaggio fiscale”, da concordare con la disponibilità degli imprenditori ad alzare le retribuzioni, sull’aumento degli stipendi dei giovani per evitare la fuga dei cervelli all’estero. Un obiettivo così grande si è però scontrato con la mancanza di risorse e, soprattutto, con la competizione di altre necessità elettorali. Così le pensioni hanno preso, di nuovo, il sopravvento sui giovani. La misura bandiera da sventolare, ancora una volta, è la possibilità di andare in pensione a 64 anni.
In fondo in mezzo ai colori e ai rumori dei ragazzi di partiti non se n’è visti. Quelle piazze proprio a loro lanciano un appello per cercare di intraprendere una soluzione alla complessa situazione che ci è toccato in sorte di vivere. Loro, i partiti, sembrano più interessati a rimuginare su leggi elettorali o celebrazioni di primarie segnando una distanza siderale con il Paese reale. Eppure come diceva il poeta la questione cardinale della Primavera va risolta ad ogni costo.



