Il film di Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann e Francesco Gheghi, è stato girato interamente in Calabria col contributo della Film Commission. Il capoluogo bruzio e gli altri territori diventano lo scenario di una storia sulla violenza, la disumanizzazione e la possibilità di ritrovare l’umanità
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È un film che scava nella disumanizzazione, “Mani nude”, opera seconda di Mauro Mancini, liberamente tratto dal romanzo di Paola Barbato: un ragazzo di buona famiglia viene rapito e costretto a combattere a mani nude in incontri clandestini all’ultimo sangue, mentre il paesaggio calabrese - Cosenza in testa - diventa lo scenario di una moderna tragedia greca.
Trama e temi: un inferno reale, senza guerra esplicita
Davide Bergamaschi, sedicenne dallo sguardo ancora infantile e dal corpo già adulto, una notte viene caricato nel cassone buio di un camion e portato in un luogo sconosciuto. Lì finisce nelle mani di un’organizzazione criminale che lo obbliga a lottare in combattimenti estremi, dove l’unica regola è sopravvivere, anche a costo di uccidere.
Accanto a lui c’è Minuto, il carceriere-addestratore interpretato da Alessandro Gassmann: un uomo indurito, chiamato così perché nessun avversario ha resistito più di un minuto contro di lui.
Tra i due nasce un rapporto violento e coercitivo, ma percorso da un sottile, inquietante riconoscimento umano: una possibile via di fuga non tanto dalla prigione fisica, quanto dal destino e dalle conseguenze delle proprie azioni.
Il film non mostra la guerra in modo diretto, ma racconta il processo interiore necessario per arrivare a uccidere: cancellare ogni alternativa all’altro, togliergli speranza, annullarne l’umanità.
Come ha spiegato Gassmann, è un’opera “disturbante” proprio perché vicina al presente, in un’epoca in cui pietà e compassione sembrano sparire sotto il bombardamento di immagini violente, vere o manipolate.
Cosenza e la Calabria: location di una tragedia moderna
Le riprese di “Mani nude” si sono svolte interamente in Calabria, con il sostegno di Calabria Film Commission. Oltre a Cosenza, il film ha utilizzato un articolato ventaglio di location: Cetraro, Sangineto, Rovito, Marano Principato, Rose, Castiglione Cosentino, Sant’Andrea Jonio, Soverato e Acquappesa.
Cosenza funziona da perno narrativo e geografico: il suo tessuto urbano e i suoi dintorni offrono quel mix di bellezza e asprezza che il film trasforma in uno spazio di confine tra realtà e allegoria.
Il Sud, qui, non è solo sfondo: diventa parte del racconto, un territorio che accentua la dimensione tragica e quasi mitologica della storia.
Il ruolo della Film Commission: maestranze locali e ricaduta sul territorio
“Mani nude” è stato prodotto da Eagle Original, Pepito Produzioni e Movimento Film con Rai Cinema, con il supporto della Calabria Film Commission.
La produzione ha impiegato 38 maestranze calabresi, tra figure tecniche e artistiche: location manager, ispettore di produzione, aiuto segretari di produzione, operatori, scenografi, costumisti, parrucchieri, elettricisti, macchinisti e guardiani.
Le riprese sono durate quattro settimane, distribuite tra i vari comuni calabresi. In questo senso, il film si inserisce nella strategia più ampia delle film commission italiane: attrarre produzioni, offrire servizi gratuiti alle troupe, generare occupazione locale e visibilità per i territori attraverso il cinema.
Cast e regia: Gassmann, Gheghi e la continuità con “Non odiare”
Diretto da Mauro Mancini, già autore di “Non odiare”, “Mani nude” conferma la collaborazione con Alessandro Gassmann, qui anche protagonista accanto a Francesco Gheghi nel ruolo di Davide. Nel cast figurano anche Fotinì Peluso, Paolo Madonna, Giordana Marengo e la partecipazione di Renato Carpentieri.
Gassmann ha descritto il ruolo di Minuto come uno dei più “feroci” della sua carriera, sottolineando il lavoro fisico ed emotivo necessario per entrare nella pelle di un personaggio che vive in un “inferno reale”. Accanto a lui, Francesco Gheghi offre una prova di grande intensità, segnando un ulteriore passo nella sua crescita attoriale.
Un film che “sveglia” lo spettatore
“Mani nude” è pensato per disturbare, non per anestetizzare: secondo gli stessi interpreti, il film vuole mostrare non solo le macerie, ma il momento esatto in cui vengono create. La scelta della Calabria come set non è casuale: la regione, con la sua bellezza e le sue contraddizioni, diventa il palcoscenico ideale per una storia che interroga lo spettatore sulla perdita di umanità nel mondo contemporaneo.
In questo senso, Cosenza e gli altri luoghi calabresi non sono semplici scenari, ma elementi narrativi a tutti gli effetti: contribuiscono a trasformare un dramma individuale in una tragedia collettiva, radicata nel presente e, al tempo stesso, sospesa in una dimensione quasi mitica. Il film Mani Nude girato in Calabria a Cosenza e prodotto con il contributo della filmcommission Calabria, da due settimane primo su Netflix.

