Israele annuncia una possibile svolta nei rapporti con il Libano, ma lo fa mentre il fronte resta apertissimo. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto di aver ordinato l’avvio “il prima possibile” di negoziati diretti con Beirut, spiegando che i colloqui dovranno concentrarsi sul disarmo di Hezbollah e sulla costruzione di relazioni pacifiche tra i due Paesi.

L’annuncio arriva in un contesto opposto a quello di una vera distensione. Nelle stesse ore, Israele ha continuato le operazioni militari in Libano e ha emesso nuovi ordini di evacuazione nel sud del Paese. Reuters ha riferito che l’esercito israeliano ha intimato ai residenti di Tiro di lasciare immediatamente l’area e di spostarsi a nord del fiume Zahrani, annunciando nuovi attacchi.

Sul piano politico, Netanyahu sostiene che la spinta ai colloqui sia arrivata anche dopo ripetute richieste libanesi di aprire un canale diretto. Poco prima dell’annuncio israeliano, il presidente libanese Joseph Aoun aveva a sua volta indicato come unica via un cessate il fuoco seguito da negoziati diretti tra i due Stati. Per ora, però, non risulta una risposta ufficiale del governo libanese alla dichiarazione del premier israeliano.

Secondo Axios, che cita una fonte israeliana, i negoziati dovrebbero partire la prossima settimana e il primo incontro sarebbe previsto al Dipartimento di Stato a Washington. Sempre secondo questa ricostruzione, gli Stati Uniti verrebbero rappresentati dall’ambasciatore in Libano Michel Issa, Israele dal proprio ambasciatore a Washington Yechiel Leiter e il Libano da Nada Hamadeh-Moawad.

Resta però un nodo centrale: mentre si parla di tavolo diplomatico, Israele non intende fermare i raid in Libano. Axios riferisce che un funzionario israeliano ha escluso un cessate il fuoco sul fronte libanese, e Reuters conferma che per Netanyahu la tregua annunciata tra Stati Uniti e Iran non comprende il Libano. È proprio questa divergenza a mantenere altissima la tensione regionale.

La frattura sul significato del cessate il fuoco è ormai esplicita. Secondo Reuters e AP, Iran e altri attori regionali sostengono che il Libano debba rientrare nel perimetro della de-escalation, mentre Israele e Washington negano che l’intesa si estenda automaticamente al conflitto con Hezbollah. In questo quadro si inseriscono anche gli avvertimenti iraniani su possibili conseguenze per ulteriori violazioni.

Le parole più dure, sul piano istituzionale italiano, sono arrivate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che da Praga ha chiesto una posizione comune dell’Unione europea sul Libano, definito «un Paese indipendente con un nuovo governo» oggi «sotto una tempesta di bombardamenti devastanti».

Sul terreno, il bilancio della nuova offensiva israeliana è pesantissimo. Reuters e AP parlano della giornata più sanguinosa delle ultime settimane in Libano, con oltre 200 morti nei raid israeliani su Beirut e altre aree del Paese, mentre proseguono sfollamenti, soccorsi e tensioni sulla tenuta della tregua regionale.

Anche i mercati stanno reagendo alla fragilità del quadro. Reuters segnala che il petrolio è tornato a salire con forza per i timori legati allo Stretto di Hormuz e alla tenuta del cessate il fuoco: il Brent è risalito intorno ai 99 dollari al barile e il WTI si è riportato anch’esso vicino a quota 99 dollari.